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Le critiche

"La biodiversità marina grande assente al forum del governo"

La denuncia arriva dal WWF attraverso una nota diffusa nella mattinata di oggi 16 settembre. "In un contesto come quello del forum non si può dimenticare l'ecosistema marino"

TRIESTE - Al forum sul mare di Trieste "la parola biodiversità è stata la grande assente". A denunciarlo è il WWF Italia, attraverso un comunicato stampa diffuso nella mattinata di oggi 16 settembre. "Il futuro dell’umanità dipende dalla salute degli oceani e della biodiversità marina - scrivono - e il Mediterraneo è uno dei mari con il più elevato rapporto biodiversità/superficie: ricoprendo meno dell’1 per cento della superficie degli oceani, ospita fino al 18 per cento di tutte le specie marine conosciute. Un mare che con la ricchezza dei suoi ecosistemi può generare un valore annuo di 450 miliardi di dollari. In un contesto come quello del forum non si può dimenticare l'ecosistema marino". 

Troppo spazio occupato dall'uomo

Il WWF parla di sovrasfruttamento da pesca eccessiva ed illegale, e del rischio di estinzione che coinvolge il 25 per cento delle specie animali marine del Mediterraneo. "Ma i rifugi in cui la biodiversità marina può ormai prosperare sono risicati: il 92 per cento dello spazio marittimo entro le acque territoriali italiane e il 73 per cento del mare aperto, sono già occupati dalle attività antropiche, mentre solo una minima parte risulta protetto". Nessuna menzione, da parte del ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin, né da parte della presidente del Consiglio Meloni, alla estrazione mineraria in quei fondali che "potrebbero portare dei danni irreversibili alla biodiversità marina. Nel Piano Mare presentato al Forum, il capitolo ambiente sembra essere trattato solo in riferimento al cambiamento climatico, ma la lotta al cambiamento climatico e quella alla perdita di biodiversità vanno affrontate insieme, a rischio di essere lotte al vento". 

"Lavorare per la protezione del mare"

"Durante questi due giorni il mare è stato considerato solo come risorsa da sfruttare - continuano -, come mezzo per accrescere il prestigio e riportare l’Italia al centro del panorama mediterraneo ed internazionale, come fonte e destinatario di investimenti massicci per aumentare una crescita economica che non sembra tenere in considerazione l’impatto ambientale di una crescita smodata del settore della logistica, del trasporto, del turismo e dell’estrazione mineraria. Invece di aggiungere ulteriori fattori di stress che incidono ulteriormente sulla salute del mare, già in ginocchio, è imperativo lavorare per la sua protezione e il suo ripristino, per garantire un mare sano in grado di fornire benefici sociali, economici e culturali per l’umanità nel futuro". 

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