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Fotografia, il triestino Bartolomeo Palmisano: «Prediligo la "street photography": reale, immediata e racconta sempre qualcosa di vero» (FOTO)

12.45 - Ecco la prima delle nostre interviste ai fotografi professionisti e amatori di Trieste

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria invasione di macchine fotografiche digitali compatte, mirrorless e reflex a prezzi sempre più alla portata di tutti. La Redazione di Triesteprima ha deciso di dare spazio ai fotografi professionisti e amatori che sono interessati a far conoscere la loro arte, perchè di questo si parla: non sempre basta puntare e scattare. L'angolazione, la luce, il soggetto, la messa a fuoco, i tempi dell'otturatore e l'apertura del diaframma, postproduzione... ingredienti che mescolati con varie sfumature tra di loro danno vita a vere e proprie opere d'arte.

bartolomeo palmisano-2Il primo fotografo che si è proposto è il triestino Bartolomeo Palmisano, ideatore del gruppo Facebook TRIESTE Photography (che vanta circa 1400 iscritti).

Fotografo professionista o amatore?
La mia risposta è fotografo.

Che macchina fotografica utilizzi?
Per il genere di fotografia che prediligo, ovvero la Street Photography utilizzo Leica, una macchina perfetta per ogni situazione, dimensioni, costruzione, robustezza, qualità d'immagine senza eguali. La preferisco alle altre per le ridotte dimensioni che mi permettono di averla sempre al seguito pronta all’uso.

Pensi che il tipo di macchina possa fare la differenza?
Si, la macchina fa la differenza, ovviamente ottiche e macchine migliori renderanno le nostre immagini migliori se per migliori intendiamo solo l’aspetto finale e non il messaggio che vogliamo comunicare. Dal mio punto di vista però e per il genere di fotografia che amo fare, non è un aspetto fondamentale, anzi è l’ultima delle caratteristiche in ordine d’importanza che una mia foto deve avere. Una buona fotografia affinché possa essere considerata tale non può essere solo il risultato di tecnica e tecnologia all’avanguardia come spesso erroneamente si pensa. Una macchina eccellente e performante infatti non può trasmettere emozioni, non può trasmettere un messaggio se non è nelle intenzioni del fotografo farlo. Insomma fotografia per me è innanzi tutto comunicazione, un modo diverso dalla parola di raccontare luoghi, situazioni e soprattutto sentimento e la macchina fotografica è semplicemente il mezzo che mi permette di raggiungere questo mio fine.

Ritratti, paesaggi, sport, ecc, quali sono i tuoi soggetti preferiti?
Ritratti, paesaggi, uomini, donne, bambini o animali, per me non fa differenza, l’importante è che mi senta in un certo senso protagonista anche solo testimone della scena che ritraggo. Come ho detto in un’intervista che ho rilasciato a Canon Italia di recente "Ogni singolo momento che passo dinnanzi alla mia macchina fotografica precede un attimo della mia vita”. Il genere di fotografia che preferisco è la street photography. È una fotografia che ha il vantaggio di essere reale, immediata e di raccontare sempre qualcosa di vero. Gironzolare per la città alla ricerca di un’immagine significativa mi stimola molto più del dover decidere e programmare uno scatto in particolare. Uno degli aspetti che mi stimola molto infatti in questo genere di fotografia sta proprio nella difficoltà di dover riuscire a catturare il verificarsi di una situazione irripetibile e significativa, in un lasso di tempo molto ridotto.

Post produzione (fotoritocco) si o no?
Ritengo la post produzione una fase. Approfitterei di questa intervista per fare un po’ di chiarezza a riguardo. Tanti confondono la post produzione con la manipolazione fotografica. La prima va distinta in due fasi ovvero la regolazione ed il ritocco. Partendo dal presupposto che ritengo essenziale scattare con la macchina digitale in formato raw, ovvero l’equivalente del negativo, ritengo sia indispensabile effettuare mediante appositi software, regolazioni all’immagine grezza, che la fotocamera ci restituisce. Queste regolazioni ci permettono di regolare colori, contrasto, luci e così via senza stravolgere l’insieme di idee e le emozioni che spingono il fotografo ad eseguire lo scatto. La fase del ritocco invece, molto più complessa, va ad alterare l’immagine iniziale, esempio si pensi alla rimozione di una cicatrice di un brufolo o all’aggiunta di un elemento che possa migliorare la composizione, sempre con il fine di migliorare la fotografia iniziale. Tutto questo non va comunque assolutamente confuso con la manipolazione fotografica, una vera e propria forma d’arte direi tra le più creative dell’era digitale mediante la quale si possono varcare i confini della realtà e che adoro praticare nei momenti in cui sento la necessità di staccare la spina dalla visione reale delle cose. A tal proposito vorrei ringraziare pubblicamente il mio amico ed insegnante di post produzione e manipolazione digitale Matteo Vancheri titolare della “Mollusk” studio di progettazione digitale e web design.

Tutti gli scatti di Bart Palmisano sono visibili sulla pagina Facebook: qui ci si può mettere in contatto con il fotografo e chiedergli informazioni, anche a proposito dei suoi corsi di fotografia.

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