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In 70 in fila per un pasto caldo: la Pasqua alla mensa dei frati di Montuzza

Nella storica struttura di San Giusto sono in sette i frati che mettono in campo doti di solidarietà fuori dal comune. "Nell'ultimo periodo erano una cinquantina ma oggi ne sono venuti di più", così frate Giovannino

Dalle parti di San Giusto la solidarietà non si è mai fermata, neanche il giorno di Pasqua. Davanti alla mensa dei frati cappuccini di Montuzza circa 70 persone si sono messe in fila per ricevere un pasto caldo, consegnato rigorosamente d'asporto a causa dell'emergenza sanitaria. Una tradizione che il Convento porta avanti da sempre, grazie all'impegno dei sette frati che lo compongono e all'aiuto nella preparazione dei pranzi da parte di quattro donne. "Nelle settimane passate la media era di circa 50 persone al giorno - racconta frate Giovannino - ma oggi, visto che il pranzo pasquale organizzato da altre realtà è saltato in virtù delle restrizioni, il numero è aumentato". 

Giovani, donne sole, triestini e qualche straniero

Le restrizioni hanno annullato le iniziative di solidarietà pubbliche, come quella organizzata dalla Comunità di Satn'Egidio nella giornata di Natale, e molte persone "ripiegano", per così dire, sulla mensa di Montuzza. A presentarsi sono soprattutto triestini, con la presenza anche di qualche straniero, ma anche giovani, donne sole, tutti accomunati dal bisogno di mettere qualcosa sotto i denti. "Questa mattina abbiamo visto anche alcune badanti originarie dell'est Europa. Molte persone provenienti dai Balcani che un tempo si presentavano ora non vengono più, probabilmente sono tornate a casa" racconta sempre frate Giovannino. 

In chiesa 150 fedeli, 70 persone in fila per un pasto: l'altra faccia del colle

A qualche centinaio di metri in linea d'aria l'arcivescovo di Trieste monsignor Gianpaolo Crepaldi parla ai circa 150 fedeli presenti all'interno della cattedrale di San Giusto. "La gioia dell'alleluia pasquale - così il vertice della Diocesi - è come smorzata dall’ora inquieta dello smarrimento e dell’incertezza che stiamo vivendo a causa della pandemia in corso, che pesa minacciosa sulla vita dei bambini e degli anziani, degli operai e degli imprenditori, delle famiglie e delle aggregazioni sociali e culturali, dell’uomo della strada e del politico". Nella lista ci sono anche le persone povere, quelle silenziate dal Covid ed oggi, proprio a causa del protrarsi delle limitazioni, ancora più invisibili. 

Il rischio povertà cresce: la situazione a livello italiano

La borsa consegnata dai frati agli sguardi densi di speranza delle persone contiene un piatto di pasta, delle cosce di pollo, piselli, un po' di frutta o un dolce. Un aiuto dato ai più fragili e ai bisognosi che, secondo uno studio condotto dal Centro Unimpresa, crescono (e cresceranno) a dismisura. Nel Belpaese, il Covid sta progressivamente disegnando l'inquietante mappa dell'indigenza italiana, con la proiezione futura di circa 10 milioni di persone a rischio povertà. Un aumento generato dalla perdita di lavoro e dalle preoccupanti condizioni in cui si sono ritrovate centinaia di migliaia di famiglie, con una crescita del 13 per cento (dati 2020 ndr) rispetto a cinque anni fa. In tutta Italia sono circa quattro i milioni di disoccupati e sei milioni e 300mila gli uomini e le donne occupati ma in situazioni instabili. 

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