Il Friuli Venezia Giulia diventa arancione: ecco cosa si potrà fare e cosa no

Solo cinque regioni italiane restano "gialle": Lazio, Veneto, Molise, Trento e Sardegna. Il ministro Speranza verso la firma dei nuovi provvedimenti

A quanto pare, gli sforzi di Massimiliano Fedriga per evitare il cambio di colore della regione non sono andati a buon fine: il Friuli Venezia Giulia diventerà arancione, insieme a Emilia - Romagna e Marche. Lo riporta Repubblica, anticipando la conferma del Cts. Aumentano anche le regioni in zona rossa: a Calabria, Lombardia, Piemonte, Provincia di Bolzano e Val d'Aosta si aggiungono Campania e Toscana, in base ai dati dal 2 all'8 novembre.

La zona arancione

Le Regioni in zona arancione salgono a 9 con Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche che si uniscono ad Abruzzo, Basilicata, Liguria, Puglia, Sicilia e Umbria. Restano gialle Lazio, Molise, Trento, Sardegna e Veneto. La lista deve essere confermata dal Cts. In base all'ultimo Dpcm, il ministro alla Salute Roberto Speranza dovrebbe firmare l'ordinanza con i nuovi provvedimenti.

Spostamenti e autocertificazione

Nella zona arancione è possibile spostarsi solamente nel proprio comune dalle 5 alle 22, senza dover motivare lo spostamento. Vengono vietati i movimenti verso altri comuni e altre regioni, tranne nei casi di esigenze lavorative, di salute o di necessità. Si può uscire dal proprio comune se non ci sono alcuni servizi essenziali. Dalle 22 alle 5 sono vietati tutti gli spostamenti, tranne le solite eccezioni lavorative o date da necessità e salute. È consentito il rientro al proprio domicilio. Gli spostamenti non devono essere giustificati durante la giornata se ci si muove nel proprio comune, ma per uscire dal comune e dalle 22 alle 5 è necessario motivare gli spostamenti attraverso l’autocerificazione. Infine, viene raccomandato di evitare ogni spostamento non necessario.

Chiusura di bar e ristoranti

Nell’area arancione sono chiusi bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie. È consentito solo l’asporto, fino alle 22. Non si può consumare, in caso di asporto, nelle vicinanze dei locali. La consegna a domicilio rimane consentita a qualsiasi orario. Restano aperti solamente i servizi di ristorazione nelle aree di servizio delle autostrade, in aeroporto e in ospedale.

Negozi e centri commerciali

I centri commerciali sono chiusi nei giorni festivi e prefestivi, così come da ordinanza regionale. Restano aperte farmacie, parafarmacie, supermercati, tabacchi ed edicole al loro interno. Gli altri negozi restano aperti così come da ordinanza regionale: chiuderanno infatti tutte le grandi strutture di vendita e quelli di media struttura – cioè con superficie superiore ai 400 metri quadrati –, mentre nei giorni festivi, pertanto già a partire da domenica, è vietato ogni tipo di vendita anche negli esercizi di vicinato. Ogni blocco alla vendita esclude le attività ritenute essenziali quali farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole ed alimentari.

Trasporti

Per i trasporti valgono le stesse regole in tutte le aree: la capienza viene ridotta del 50% per il trasporto pubblico locale, a eccezione solamente dei mezzi di trasporto scolastico.

Didattica a distanza

Nella fascia arancione si continuerà ad andare di presenza nelle scuole per l’infanzia, alle elementari e alle medie. La didattica a distanza è obbligatoria al 100% solamente alle superiori, con l’esclusione di alcuni casi di disabilità e per alcuni laboratori. Didattica a distanza anche per l’università, fatta eccezione per alcuni laboratori e per le matricole.

Passeggiate e sport

È possibile fare una passeggiata, purché dalle 5 alle 22. Stessi orari anche per l’attività motoria, che si può svolgere anche nei parchi ma evitando assembramenti. La nuova ordinanza prevede che si svolgano attività motorie in località isolate, come parchi e aree rurali e non nelle vie e nelle piazze del centri cittadini.

Gli indicatori

Secondo quanto riporta Repubblica, in base al monitoraggio, l'Rt medio nazionale, il fattore di replicazione dell'epidemia, è sceso sotto l'1,5. Era a 1,71 in base ai dati della settimana dal 26 ottobre al primo novembre, adesso è sceso a 1,43. In molte regioni però la situazione, tenendo conto non solo dell'Rt ma anche dei 21 indicatori utilizzati dalla Cabina di regia, sarebbe in peggioramento.

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