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"Ve bekemo per città", le minacce a chi sostiene l'FVG Pride

Dopo la pubblicazione della notizia che la sfilata conclusiva della manifestazione si terrà a Trieste l'8 giugno prossimo, sulla pagina Facebook sono stati pubblicati diversi commenti dai toni offensivi, violenti, e che in alcuni casi sono sfociati in minacce scritte in privato ad alcuni lettori

È di qualche giorno fa la notizia che il FVG Pride si terrà a Trieste. La data precisa della sfilata conclusiva è stata diramata dagli organizzatori ieri mattina durante la conferenza stampa tenutasi al Caffè San Marco di Trieste. “L’8 giugno sarà solamente il momento finale di una serie di appuntamenti che partiranno prima” hanno riferito gli organizzatori. Fino a qui intendiamoci, niente di strano. Come Trieste Prima abbiamo “coperto” la notizia come moltissime altre testate locali e non.

Dopo averne scritto abbiamo pubblicato il link alla notizia anche sulla nostra pagina Facebook e, tra i moltissimi commenti che i nostri lettori hanno voluto scrivere, alcuni hanno usato toni di condivisione, altri di disappunto e, infine, toni aggressivi che sono sfociati, in privato, anche in minacce mandate attraverso Facebook Messenger. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte di lettori che hanno ricevuto le minacce e abbiamo deciso di pubblicarle, affinché possa restare traccia tangibile di un trend che non fa parte del libero esercizio della critica, né tantomeno di un vivere civile, basato sulle regole elementari del confronto.

"Ve bekemo per città"

Il commento che risalta maggiormente è certamente quello inviato in privato tra due lettori, dai toni minacciosamente volgari. “Stomigosi skifosi ve bekemo ben per città” (la traduzione per chi non conoscesse il triestino è “Stomachevoli, schifosi, vi becchiamo bene lungo le vie della città”).

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Il commento invece che resta primo in lista è “va bene un giorno sfilano in maschera poi basta ragazzi fate tornare di moda la fika”, post che non ha bisogno di traduzioni. C’è poi chi ritiene la sfilata “oscenità in luogo pubblico” continuano con “gente che gira vestita di lattice, slinguandosi e esibendo ‘cazzi di gomma’ mi urta”. 

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Il post grottesco arriva con “ma se li prendi in giro ti danno con la borsetta sulla testa?” o ancora la fantomatica dittatura dei gay. “[…] deve finire, sarà contestata con ogni mezzo possibile. Lobby gay Arcigay e soprattutto Soros finirà malissimo”. 

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"Gay malato di mente"

Toni pesanti giungono ancora da numerosi altri commenti. C’è chi posta un operaio che brandisce un lanciafiamme (una gif) e chi poi scrive di una presunta malattia di cui sarebbero affetti i non etero. “Un gay è malato di mente”, “non è stato creato bene” e “allora se un gay pride è normale anche noi etero andiamo in giro per la città a fare sesso e spogliarci nudi”. In questo post finiscono anche i sostenitori della sfilata. “Chi sostiene anche lui è malato di mente e sarà sempre così”. Negli ultimi virgolettati abbiamo corretto il testo perché ignorava le regole elementari della grammatica. 

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Infine, c’è chi asserisce che “i bambini diventeranno (è scritto diventeremo, presumibilmente un errore di battitura) per moda gay se si va avanti così”.

Questi sono solamente alcuni tra i commenti che abbiamo selezionato e che abbiamo voluto pubblicare. Perché il disaccordo nei confronti di una manifestazione deve essere espresso, se ritenuto personalmente giusto, attraverso un registro espressivo rispettoso delle diversità, di persone che hanno il diritto, sancito dalla nostra Costituzione, di vivere il proprio orientamente sessuale in assoluta libertà; la stessa carta costituzionale che garantisce piena libertà di espressione religiosa, politica e culturale, o in ultimo, di partecipare a cortei, manifestazioni e sfilate.

In questo caso, è molto probabile che nessuno dei partecipanti tirerà “la borsetta sulla testa”, né tantomeno sfilerà con l’intento di occupare i palazzi del potere per instaurare “la dittatura dei gay”. Anche perché in quel caso, l’obbligo di sfilare varrebbe per tutti, nessuno escluso.  

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