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Scuole, gender e omofobia: accuse e spiegazioni in Commissione regionale

Seconda audizione della Commissione Fvg per discutere i delicati temi di parità di gender e omofobia. Obiettivo valutare l'efficacia dei progetti didattici del P.O.F. e trovare nuovi spunti di dialogo tra insegnanti, genitori e figli. Importante valutazione dei progetti relativi alla cittadinanza per accompagnare i bambini all'integrazione

I temi emersi e le accuse formulate nella prima audizione sono stati posti dal presidente della VI Commissione Franco Codega (Pd) all'attenzione dei soggetti istituzionali ascoltati sui progetti didattici nelle scuole del Friuli Venezia Giulia in merito a parità di genere e contrasto all'omofobia. Prima a intervenire la dirigente dei servizi integrati del Comune di Trieste, Manuela Salvadei, che ha illustrato l'offerta didattica delle scuole d'infanzia comunali prevista dal Piano dell'offerta formativa (P.O.F.), che per ciascuna scuola illustra modalità organizzative e progettazione degli itinerari di apprendimento finalizzati allo sviluppo di tutte le dimensioni della personalità di ciascun bambino, parlando anche del progetto "Pari o dispari: il gioco del rispetto" che ha ottenuto il contributo della Regione come miglior progetto della sua categoria per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna.

Ha quindi ricordato il corso di formazione sul progetto, a cui hanno partecipato 68 insegnati di 18 scuole dell'infanzia del Comune di Trieste: al termine del percorso il progetto è stato avviato in 5 scuole dell'infanzia. Nell'anno scolastico 2015 -2016 è stata individuata nel piano dell'offerta formativa triennale la macroarea di attività dedicata al superamento degli stereotipi. In questo contesto, il "Gioco del rispetto" è stato consegnato come supporto didattico all'attività ordinaria delle singole scuole.

È poi intervenuta Lucia Cibin, dell'Istituto Comprensivo Torre di Pordenone parlando del progetto "A scuola per conoscersi", proposto dall'associazione Arcigay e Arcilesbica, facente parte di un accordo stipulato con la Regione e con molti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e dichiarando che, quando è arrivata la proposta a partecipare a una iniziativa contro il bullismo omofobico con progetti da inserire nei P.O.F., l'adesione è avvenuta dopo la verifica che ciò si inserisse in un contesto istituzionale: si è così deciso di illustrarlo ai docenti e ai genitori e che sarebbe stato fatto un questionario per verificare il grado di soddisfazione: nessun rilievo è emerso, così è stato inserito nel P.O.F.

I fatti di bullismo sono nascosti, si manifestano attraverso i social network e anche se sono fuori dalla scuola incidono sugli allievi, ha aggiunto respingendo le critiche secondo cui attraverso il progetto sarebbero state introdotte le teorie gender, tema mai trattato, ha insistito. I Consigli di Istituto hanno approvato il progetto che si è svolto in orario scolastico. Le ha fatto eco Simonetta Polmonari dell'Istituto comprensivo Alberto Manzi di Cordenons: «La cultura gender non entra nelle nostre scuole, bensì si guarda la persona nel suo insieme, nella sua realtà presente; i ragazzi vanno accompagnati nel loro percorso di cittadinanza: il bullismo omofobico è fatto di parole che distinguono, è contro l'altro, occuparsi di questo significa fare educazione sessuale».

Accanto alla sua voce anche quelle di due genitori del Consiglio d'Istituto, che hanno evidenziato come alla presentazione del progetto fossero presenti poche persone. Anche il presidente del Consiglio d'Istituto Comprensivo Torre di Pordenone, Aprea, ha ricordato l'approvazione di questo percorso: «Ho sentito le famiglie e da parte di nessun genitore sono state mosse lamentele, ma - ha aggiunto - i genitori devono accompagnare il percorso formativo dei figli».

Andrea Carletti, rappresentante dell'Istituto Malignani di Udine (quasi 3000 studenti), concorde sulla necessità del doppio apporto di scuola e famiglia, ha ricordato che all'interno della sua scuola è attivo un gruppo che si occupa in maniera specifica sia del successo formativo sia del benessere a scuola. Aderire al progetto per la scuola ha significato inserirlo in un progetto di promozione della cittadinanza, per rendere gli allievi consapevoli della necessità di vivere concretamente l'esperienza della convivenza civile all'interno di ogni comunità.  Illustrando le modalità di adesione adottate ha evidenziato la collegialità di docenti, ragazzi, genitori e l'adesione di dieci classi.

Per il coordinatore dell'Ufficio scolastico regionale, Pietro Biasiol, il Friuli Venezia Giulia è stata una delle prime regioni a elaborare linee per affrontare il bullismo. Sul percorso formativo costruito c'è stata certamente condivisione; anche se non sono mancate le rimostranze, c'è stato un deficit di dialogo, ma la strada imboccata dai progetti è corretta e rispettosa. Da parte dei consiglieri considerazioni e domande, soprattutto in relazione ai contenuti delle due audizioni.

Dichiarandosi per nulla rassicurata da quanto emerso nella seconda audizione, Barbara Zilli (LN) ha insistito sulla mancata informazione preventiva, sugli elementi emersi in mattinata dalla testimonianza di un genitore in merito al "gioco del rispetto", sul fatto che i genitori non siano stati messi nella condizione di valutare compiutamente il materiale didattico utilizzato e sulla valenza scientifica del progetto, chiedendo anche di capire come tali progetti siano effettivamente declinati nel P.O.F.

Infine, se nelle scuole siano state fatte indagini in merito al bullismo. Armando Zecchinon (Pd) dal canto suo ha evidenziato: «È enorme la diversità degli scenari emersi dalle due audizioni, distanti mille miglia - ha detto - e invito a fare opportune verifiche chiedendo informazioni e dati anche sulla partecipazione dei genitori agli organi collegiali». Da Stefano Pustetto (Sel), infine, nessuna domanda ma una testimonianza di solidarietà ai dirigenti subissati da critiche.
Conclude Codega: «Auspicoche i genitori si facciano sempre più interpreti partecipi all'interno della scuola dove ricercare tutti i chiarimenti e soprattutto i progetti che riguardano la cittadinanza devono diventare occasione di dialogo nella famiglia.

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