Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

In 300 alla messa di Natale, Crepaldi: "Vicini agli emarginati e ai disperati"

L'arcivescovo di Trieste ha celebrato la tradizionale funzione questa mattina nella cattedrale di San Giusto. Un messaggio rivolto anche alle istituzioni. "Chi amministra faccia scelte sapienti nella logica del bene comune"

Circa 300 persone hanno preso parte alla santa messa di Natale celebrata questa mattina dall'arcivescovo di Trieste monsignor Gianpaolo Crepaldi nella cattedrale di San Giusto. In rappresentanza del Comune di Trieste hanno partecipato anche il sindaco Roberto Dipiazza e l'assessore al Sociale Carlo Grilli, presenti in prima fila. Durante la celebrazione della funzione l'arcivescovo ha letto l'omelia natalizia, che ha seguito quella della sera della vigilia dove Crepaldi aveva sottolineato le "dolorose notti spirituali" ed il ruolo di Cristo nel proteggere i suoi fedeli dagli "insulti del male". 

L'impostazione filosofica del pensiero

Nella classica impostazione filosofica, Crepaldi ha citato il vescovo Ambrogio nel suo "io non avevo ciò che era suo ed Egli non aveva ciò che era mio". Il riferimento allo "scambio tra Dio e l'uomo" avrebbe visto l'uomo consegnare a Dio "la sua carne, le sue debolezze, la sua morte" e il Signore dare all'uomo "la sua luce di verità, la sua felicità, la sua vita immortale". 

Sant'Ambrogio e Sant'Ireneo

Uno scambio spiegato attraverso le parole di Sant'Ireneo, che indicherebbero la ragione dell'azione "tanto sfavorevole" con il "sovrabbondante amore Dio si è fatto ciò che siamo, per fare di noi ciò che è lui stesso". Accompagnato dall'emozionante esecuzione di Stille Nacht da parte del coro della cattedrale di San Giusto, il vescovo di Trieste ha sottolineato le fatiche quotidiane prodotte "dalle fibrillazioni dell'angoscia e della solitudine" lasciando spazio poi ai consueti messaggi di speranza nei confronti della comunità. 

"Pensiero agli emarginati, agli umiliati e ai disperati"

"Speranza per un lavoro dignitoso, per i i nostri giovani insidiati dall’inganno di chi vende loro morte sotto forma di evasione, di chi vende loro schiavitù sotto forma di amore" e ancora il riferimento agli "ammalati bisognosi di cure, ma anche di un sorriso e una carezza". Crepaldi ha rivolto un pensiero a chi ha perso il lavoro "o a chi rischia di perderlo", agli emarginati, gli umiliati e i disperati, per le persone insidiate "dal pensiero che la vita sia un peso insopportabile". 

Infine, un messaggio rivolto ai rappresentanti delle istituzioni, seduti in prima fila. Crepaldi ha parlato di "scelte sapienti nella logica del bene comune" condite dalla "speranza per la nostra Trieste chiamata a coltivare la vocazione all'amicizia civile e un operoso e solidale sviluppo".

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