Giardini inquinati, Assessori Polli e Lodi: «Sette zone inquinate, tre fasce di rischio e relativi trattamenti di recupero»

Tavolo tecnico in sede regionale sui "Giardini inquinati" di Trieste per soluzione problema con collaborazione di tutti gli enti competenti

Tappa di rilevante importanza con il “tavolo tecnico” misto che ha visto riuniti in sede regionale tutti gli Enti competenti, in vista di una decisa e chiara azione e quindi quanto più sollecita soluzione del problema degli “spazi aperti” (giardini e aree verdi) inquinati cittadini. Dopo la riunione, cui hanno partecipato amministratori e tecnici del Comune di Trieste, della Regione, dell'Arpa, della locale Azienda Sanitaria (Asuits) e dell'Università, un'illustrazione di quanto stabilito e messo a punto è stata svolta in serata dagli Assessori comunali all'Ambiente Luisa Polli e ai Lavori Pubblici Elisa Lodi.

In sintesi, si è trattato – hanno detto – di un “tavolo” molto proficuo nel quale tutti hanno dato il massimo contributo (tra loro anche l'Assessore regionale all'Ambiente Sara Vito che, non potendo essere presente, si è però mantenuta in stretto contatto con gli altri partecipanti, e in particolare con le due “colleghe” comunali, n.d.r.) nell'intento condiviso di dare quanto prima una risposta alle attese dei cittadini e di velocizzare a tal fine il più possibile procedure e interventi per la piena riuscita di quello che può ambire a diventare, tra l'altro, un “progetto pilota” a livello nazionale col quale affrontare anche in altri luoghi situazioni di questo tipo.

Situazioni definite – come ormai noto – di “inquinamento diffuso” e ciò non tanto in relazione alla sua estensione territoriale ma piuttosto riguardo alla molteplice composizione degli elementi inquinanti, tale da rendere difficoltosa la loro esatta classificazione e origine, e di conseguenza anche stabilire quale sia la miglior “terapia” da adottare per eliminarli o neutralizzarli. In altre parole, per situazioni come queste, riguardanti parchi, giardini e aree verdi, che non sono “aggredibili” con ordinari interventi di pesante e radicale bonifica, bisognava trovare il modo per “recuperare” - ha spiegato la Polli, introducendo l'argomento – ogni situazione gestendola in modo ambientalmente sostenibile (ovvero senza distruggere o stravolgere l'ambito verde da curare), provvedendo al necessario ripristino della sicurezza dell'ambiente, ma senza spreco di risorse per operazioni errate; a tal fine essendo necessario innanzitutto verificare con esattezza, sito per sito, cosa contenga di anomalo ognuno di essi.

«In tal senso, fin dal primo insediamento di questa Amministrazione – ha ricordato la Polli – abbiamo inteso avviare un percorso condiviso con tutti gli Enti competenti, e oggi finalmente – anche quale seguito di un precedente confronto che si era tenuto in novembre - abbiamo potuto definire compiutamente e, come detto, comunemente, gli indirizzi essenziali, riguardo a distinzione delle diverse fattispecie inquinanti, diversità tra aree di rischio, corrispondenti modalità degli interventi di ripristino da realizzare, che ci consentiranno ora di procedere alla definitiva redazione di un vero e proprio Documento Progettuale che conterrà tutte le “linee guida” per affrontare questa situazione (o eventualmente anche altre simili, anche in altre località), divenendo di fatto un Piano di gestione per ogni situazione di “inquinamento diffuso”, che dirà come intervenire a seconda delle tipologie inquinanti che verranno via via individuate con le analisi».

Proprio in tal senso i 7 ambiti inquinati, come noto già individuati nei siti del Giardino pubblico “Muzio de Tommasini” di via Giulia (risultato il più “colpito”), del giardino di piazzale Rosmini, delle aree verdi presso la Scuola dell'infanzia di via Svevo, la chiesa di Servola, via dei Giardini, la scuola primaria di via Marco Praga, e della “pineta Miniussi” (sempre a Servola), saranno a loro volta suddivisi in tre diverse fasce “di rischio”, a seconda del loro utilizzo e frequentazione: le aree giochi, le aree verdi “semplici” (non direttamente di gioco) dei giardini, la “pineta Miniussi”; prevedendo per ogni tipo di “fascia” un diverso e più o meno “intenso” trattamento di recupero: dallo “scorticamento” (nel primo caso, riguardante le arre di gioco) con un'asportazione dello strato di terra di vario spessore a seconda della gravità dell'inquinamento e quindi la sua sostituzione e ricopertura con nuova erba o un nuovo manto erboso “confezionato”; fino al “fitorimedio” e/o al posizionamento di speciale “erba isolante” naturale nel secondo caso (giardini) oppure al solo “fitorimedio” (ma verificando la compatibilità delle piante scelte con la realtà dell'area specifica) come nel caso della Pineta.

Fra due settimane esatte, e cioè il 7 febbraio, si terrà, ancora in Regione una finale Conferenza dei Servizi, nuovamente con tutti i protagonisti di questa “operazione”, dalla quale scaturirà il testo conclusivo che dovrà venir quindi inviato per l'approvazione all'Istituto Superiore di Sanità a Roma. Nel frattempo, in attesa di tale approvazione – ha spiegato l'Assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi -, si potrà intanto procedere allo schema di progettazione esecutiva per la successiva concreta realizzazione di tutte le opere necessarie che saranno appaltate grazie ai 350 mila Euro messi a disposizione a tal fine dalla Regione. Dopo il “via libera” dell'Istituto Superiore di Sanità saranno quindi svolti nuovi monitoraggi da parte dell'Arpa e dell'Asuits per meglio precisare la sussistenza e la “qualità” dello stato di “inquinamento diffuso”, ovvero la tipologia degli inquinanti presenti, ed eventualmente – se possibile – accertare magari anche l'identità dell'”agente inquinatore”.

Calibrando di conseguenza con la maggior precisione gli interventi da eseguire. A tal fine proprio oggi l'Arpa ha annunciato l'acquisto di circa 20 “contenitori” per la raccolta degli inquinanti precipitati dall'atmosfera, per una miglior valutazione di questo aspetto. È inoltre importante che nella riunione di oggi – hanno concluso gli Assessori Polli e Lodi – si sia comunemente sottolineato che tutta questa operazione dovrà, nel suo complesso, partire nei tempi più rapidi possibile, e a tal fine ci dovrà essere la massima collaborazione tra Comune, Arpa, Asuits e Università, mentre in accordo con la Regione dovranno venir stilati un preciso cronoprogramma e una puntuale quantificazione dei costi.

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