Cronaca Barriera Vecchia - Città Vecchia / Piazza Dell' Unita' D'Italia

Giornata contro l’omofobia, in Piazza Unità per dire basta alle discriminazioni

Presidio sabato pomeriggio in Piazza Unità in occasione della decima Giornata Mondiale contro l'omofobia dove sono scese in Piazza assieme ad Arcigay "Arcobaleno" Trieste Gorizia, l'Associazione Radicale Certi Diritti, l'Unione atei e agnostici razionalisti - UAAR Trieste e Antonio Parisi, direttore artistico delle serate LGBT triestine, "Jotassassina"

Un centinaio di partecipanti, con bandiere, slogan e molta allegria hanno animato sabato pomeriggio la manifestazione, colorata e pacifica. Il Presidente di Arcigay “Arcobaleno” Trieste Gorizia, Andrea Tamaro, dichiara, in una nota diffusa alla stampa che questa è «una presenza doverosa in piazza Unità in un momento storico, nazionale e internazionale, in cui le forze politiche e religiose di stampo omo-transfobico attaccano in maniera sempre più violenta e subdola le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Come ricorda l’ONU, i diritti LGBT sono diritti umani. Ma anche in Italia questa affermazione è inascoltata dalla politica che mette le emergenze – siamo sempre in emergenza - prima dei bisogni delle persone, tanto lgbt quanto delle donne, dei poveri, degli immigrati e delle altre minoranze discriminate».

Le polemiche per la mancata esposizione della bandiera arcobaleno non sono mancate. Antonio Parisi afferma che: «Abbiamo chiesto al Vice-Sindaco Martini l’autorizzazione per sventolare la bandiera arcobaleno di cento metri quadrati dal Comune (realizzata da una mamma di un ragazzo gay e finanziata interamente con i proventi delle serate della Jotassassina), ma ci è stato risposto negativamente adducendo motivazioni tecnico-burocratiche. È stata persa un’occasione da parte del Comune per prendere parte alla causa, tramite questo gesto di vicinanza alla comunità. Avevamo anche richiesto al Comune la partecipazione in una piccola conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, ma anche in questo c'è stato totale silenzio dalle istituzioni». «A Roma, invece - continua Antonio - il Sindaco Marino esporrà la bandiera arcobaleno per oltre un mese, cosa che accadrà anche in numerose altre città».

Sabato, inoltre, sui social network, è stato condiviso anche uno scatto della facciata del Comune di Lubiana, capitale slovena, in cui sventolava in bella vista la bandiera arcobaleno. Il consigliere Pietro Faraguna ha comunque brevemente sventolato la bandiera dell’Arcigay dal Comune ad inizio manifestazione, mentre il Sindaco Cosolini è intervenuto durante il presidio assicurando la massima attenzione del Comune su tale tematica.

Ma a Trieste le discriminazioni sono presenti? A rispondere è Davide Zotti, referente scuola e formazione Arcigay Trieste Gorizia: «Da quando organizziamo gli interventi nelle scuole emergono situazioni molto gravi di discriminazione legata all’orientamento sessuale nei confronti di studenti e studentesse sia da parte di coetanei sia da parte, a volte, degli stessi insegnanti. L’ultima denuncia da parte di una madre risale a pochi giorni fa. Bisogna ricordare, anche in piazza, qual è la reale situazione nelle nostre scuole, se vogliamo affermare di essere sinceramente interessati al benessere dei nostri studenti e figli».

Gli fa eco Antonio: «Posso parlare anche per esperienza personale. Io stesso, infatti, sono spesso vittima di episodi spiacevoli, sia urla che azioni concrete, come ad esempio quando mi sono ritrovato la mia bicicletta distrutta senza sellino con l’eloquente scritta “Frocio adesso siediti”, e le urla che spesso sento non sono molto diverse dalla frase del cartello». Antonio conclude affermando che «fino a quando le Istituzioni non decideranno di metterci la faccia, tale piaga non sarà destinata a sparire».

Infine, si segnalano alcuni commenti negativi dei passanti durante il presidio, tra cui una signora dimezza età che ha affermato: «Ora i gay vanno in giro mentre una volta se ne restavano buoni a casa; ora hanno il coraggio di uscire, purtroppo per loro si nasce così» mentre un’adolescente ha affermato «ma chi sono questi? Cosa vogliono? Ah si, sono malati» , segno che l’omofobia non conosce età e generazione: frasi evidente che c’è ancora molto da lavorare sulla lotta alle discriminazioni.

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