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La cerimonia / Altopiano Carsico / Località Basovizza

Un affollato Giorno del Ricordo, attacchi al "silenzio dello Stato Italiano" sui crimini di Tito

Presenti molte autorità locali e il Ministro Ciriani: "Una volta eravamo in pochi, oggi siamo in tanti". Dal ministro una stoccata 'sanremese': "si dà voce a tutti ma non alle vittime di Foibe ed Esodo". Dipiazza: "togliere al boia Tito la massima onorificenza". Dopo la pandemia molti pullman di studenti

Una partecipata cerimonia ha celebrato il Giorno del Ricordo 2023, un affollamento in parte prevedibile nell’anno del ritorno in presenza dopo la pandemia, complice anche un tempo clemente e mitigato dal sole, navette gratuite organizzate dalla Lega Nazionale ma, soprattutto, la crescente popolarità del tema, come ha ricordato il ministro per i Rapporti con il parlamento Luca Ciriani. “Per me è una grande emozione, che fa tremare la voce e le gambe - ha detto l’esponente dell'Esecutivo - anche se ho già partecipato a decine di queste commemorazioni, ma quando ero uno studente universitario eravamo in pochissimi. Sono tornato anche negli anni successivi, anni in cui in questi luoghi non si veniva, per viltà, per conformismo, paura e convenienza”. “In quegli anni - ha specificato Ciriani - era assurdo e intollerabile anche chiedere un luogo dove portare un fiore ai propri morti, trucidati, torturati, stuprati e infoibati”.

Davanti al monumento della Foiba di Basovizza si sono radunate e hanno deposto corone commemorative le massime autorità locali: oltre al ministro, il Governatore Fedriga, il sindaco Dipiazza, il prefetto Signoriello, l’arcivescovo Crepaldi, assessori regionali e comunali, i sindaci dei comuni minori e deputati (tra cui la capogruppo dem Debora Serracchiani e il meloniano Walter Rizzetto), i rappresentanti delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, il Comitato per i martiri delle Foibe, la Lega Nazionale con un intervento del presidente Paolo Sardos Albertini, oltre alla Federazione grigioverde, una folta rappresentanza degli Alpini e le associazioni combattentistiche e d’Arma. Presente anche il vessillo della X Mas.

Al centro di un Carso che, come è stato ricordato, ha “raccolto il sangue versato in due guerre mondiali”, sono stati schierati i gonfaloni, tra cui quelli di Trieste, Muggia e Regione Fvg, e non sono mancati momenti musicali intensi, come lo struggente canto popolare “Signore delle cime” in ricordo dei caduti e le solenni note del silenzio militare. Tra gli spettatori, molti studenti delle scuole superiori non solo locali e regionali, ma anche da svariate province italiane, tra cui una scuola superiore di Terracina.

Negli interventi, particolare attenzione è stata posta sull’ “omertà dello stato Italiano”, più volte nominata. Applausi e grida d’incoraggiamento hanno accolto le parole del sindaco Dipiazza che ha chiesto, ancora una volta, di “togliere al boia Tito la massima onorificenza di Cavaliere di Gran Croce” e ha parlato di “silenzio complice e vigliacco di stati, governi e politici che con i trattati di pace e la ridistribuzione dei confini sono stati i principali protagonisti di quell’esodo di massa” citando una frase di Togliatti: “Quanta più parte dell’Italia diventerà Jugoslavia, più parte dell’Italia sarà libera”.

Non è mancata una nota polemica, da parte del ministro Ciriani, nella settimana del festival di Sanremo: “Fa male vedere che anche per la televisione pubblica dello Stato esistono ancora tragedie di serie A e di serie B, in programmi in cui si dà voce a tutti pare non si riesca a trovare 30 secondi per dar voce al dolore delle vittime delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati”. "A nome di Giorgia Meloni - ha poi dichiarato Ciriani - voglio garantire il massimo impegno del Governo a dare risalto a questa ricorrenza. Oggi, per la prima volta, palazzo Chigi è illuminato con il tricolore e la scritta "Io ricordo"

Per il presidente Fedriga: “dobbiamo ricordare al mondo quanto sangue è colato tra queste pietre, e non per un senso di rivendicazione e di vendetta, ma per un senso di verità, che non dobbiamo dare per scontata. I rigurgiti negazionisti, revisionisti e riduzionisti sono fortunatamente andati scemando ma non si sono spenti, a questi dobbiamo contrapporre la verità”. “I percorsi di pace e dialogo costruiti in questi anni con i popoli che vivono queste terre - ha concluso il presidente - è stato costruito grazie all’abbattimento di quel buio e di quell’omertà. Non si costruisce la pace con la menzogna”.

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