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Giorno del Ricordo, Crepaldi: «Per i giovani foiba è una cattedra che impartisce una lezione di vita»

Il testo dell'omelia che l'arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato durante la Celebrazione eucaristica presso la Foiba di Basovizza in occasione del Giorno del Ricordo

Il testo dell'omelia che l'arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato durante la Celebrazione eucaristica presso la Foiba di Basovizza in occasione del Giorno del Ricordo.

Distinte autorità, cari amici, fratelli e sorelle, in questo Giorno del Ricordo siamo convenuti alla Foiba di Basovizza - monumento nazionale e luogo emblematico per lo spessore dei suoi significativi moniti - per ricordare i tragici eventi delle foibe e quanti furono costretti all'esodo giuliano-dalmata e per pregare il Signore per quanti hanno visto spezzata la loro vita, soprafatti dalla violenza bellicosa e ideologica di altri uomini. Il Giorno del Ricordo, Giorno riconosciuto nella sua valenza nazionale, è anche il Giorno dell'impegno di tutti, chiamati a costruire ogni giorno, con infaticabile dedizione, la giustizia e la pace. Ce lo chiedono soprattutto le giovani generazioni, verso le quali abbiamo una precisa responsabilità educativa. Lungo l'arco dell'anno, molti giovani vengono qui, dove questa foiba si trasforma in una cattedra che impartisce loro una straordinaria lezione di vita: non l'odio e la violenza, ma solo l'amore salva, solo l'amore costruisce. Lezione che prende il suo pieno valore dalla Santa Messa che stiamo celebrando, che ricorda il dono d'amore di Gesù Cristo, Crocifisso per noi e per la salvezza del mondo nella pace e nella fraternità.

Distinte autorità, cari amici, fratelli e sorelle, un'importante Associazione legata alla coltivazione della memoria di questi luoghi, con gesto ispirato e con filiale e fiduciosa confidenza, alcuni mesi fa ha scritto a Papa Francesco, invitandolo a visitare la Foiba di Basovizza. Il Santo Padre, tramite la Segreteria di Stato, ha risposto con attenzione premurosa e affettuosa. Ne sono moralmente certo, Papa Francesco custodisce nel suo cuore il dramma che qui si è consumando, assicurando a tutti, soprattutto ai famigliari delle vittime, la sua preghiera e la sua benedizione. Comunque, un modo per aver il Papa presente tra noi c'è: è quello di ascoltare le sue parole, che ho trovato scritte nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. Sono parole impegnative che parlano di fraternità e che vi consegno, affinché siano come una guida lungo le strade spesso accidentate e pericolose della storia umana. Questo il testo: «Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare. La fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta è di una pace solida e duratura» (2014, n. 1). In questo Giorno del Ricordo, affidiamo alla Madonna tutte le vittime del passato e anche le nostre persone, implorando la sua materna protezione.

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