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Migliaia di persone alla foiba di Basovizza per il Giorno del Ricordo

I discorsi del sindaco Dipiazza, del governatore Fedriga e del senatore Gasparri hanno incassato gli applausi convinti dei partecipanti. Tra i presenti anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Critico il Pd: "Basovizza palcoscenico della destra sovranista"

La condanna unanime dei crimini del regime di Tito, la richiesta del riconoscimento del dramma delle foibe anche da parte slovena e croata, l'auspicato coinvolgimento delle giovani generazioni affinché la memoria del confine orientale diventi un tema sempre più nazionale e l'apprezzamento per il discorso del capo dello Stato Sergio Mattarella. Sono questi i temi principali espressi questa mattina all'interno del monumento della foiba di Basovizza durante l'annuale cerimonia del Giorno del Ricordo.  

Il 10 febbraio di quest'anno ha visto la partecipazione di svariate migliaia di persone che hanno assistito alle oltre due ore di cerimonia - una delle più lunghe di sempre. Durante la mattinata il sindaco Roberto Dipiazza, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il senatore Maurizio Gasparri hanno incassato, dopo i loro discorsi, i convinti applausi dei partecipanti inclusi quelli dei rispettivi leader di Fratelli d'Italia e della Lega, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, presenti sull'altipiano carsico. L'atmosfera non è piaciuta agli esponenti del Partito democratico Debora Serracchiani, Tatjana Rojc e Luigi Zanda che alla fine della cerimonia hanno criticato la "destra sovranista" che "sfila sul palcoscenico di Basovizza". 

"Chi nega le foibe è folle", le parole di Salvini

La cerimonia benedetta da Crepaldi

Toni e applausi più soft hanno invece accompagnato il discorso del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, intervenuto a Basovizza poco prima della conclusione della cerimonia, benedetta dall'arcivescovo di Trieste monsignor Gianpaolo Crepaldi e supportata dalle letture di testi legati alla storia del confine orientale da parte di alcuni studenti provenienti da altre regioni d'Italia. "Basovizza diventi il luogo dove riconoscere le vittime dell'odio comunista e se le autorità slovene e croate vorranno venire qui noi saremo ben lieti di condividere quel momento" questo in sintesi il discorso del presidente del Comitato per le Vittime delle foibe Paolo Sardos Albertini che ha aperto la lunga lista di interventi subito dopo la messa solenne. 

Le parole di Dipiazza

"Prima dell'istituzione del Giorno del Ricordo avvenuta nel 2004 c'è stata un'Italia che ha negato il dramma delle foibe per comodità storico-politiche - ha affermato il sindaco Dipiazza-. Ora non è più concesso perché dobbiamo rivolgere lo sguardo ai crimini dei comunisti di Tito commessi in queste terre tra il settembre 1943, il febbraio del 1947 e a guerra finita. Durante i 40 giorni di occupazione jugoslava migliaia di persone vennero gettate in questa foiba, nella Venezia Giulia e in Dalmazia con la sola colpa di essere italiani". Ricordando la figura di Ernesto Comar, uno dei vigili del fuoco agli ordini del maresciallo Hazarich che prese parte alle operazioni di recupero dei corpi degli infoibati in Istria e scomparso recentemente a Latisana, il sindaco Dipiazza ha sottolineato come "per non tradire nuovamente gli esuli è nostro dovere ricordare e raccontare". 

Meloni a Basovizza: "Via subito la medaglia a Tito"

Nessun finanziamento pubblico all'Anpi

Più duro il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimliiano Fedriga. "Per chi vuole negare, ridurre o giustificare la sofferenza e la morte inferte con le foibe non serve la censura: contro questa follia è necessario semplicemente che sia raccontata la verità, perché per troppo tempo è stata negata". Fedriga ha puntato il dito contro l'Anpi - seppure non citandola direttamente - colpevole di ricevere finanziamenti pubblici. Voglio ribadire il concetto che non è giusto erogare soldi pubblici ad associazioni che promuovono il negazionismo".

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