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Giorno della Memoria, il rabbino Meloni: "Danno immenso usare la Shoah per altre proteste"

Poco prima il consigliere comunale Ugo Rossi (3V) si era presentato alle porte della risiera parlando di “nazi pass”. Il discorso ufficiale del Rabbino: “Ricordiamo per un giorno all’anno, ma poi non cambia niente”

“Il fatto di usare la Shoah per delle proteste, vestirsi da deportato, portare la stella gialla o dire che stiamo rivivendo il fascismo, crea confusione e crea un danno immenso, perché le cose non sono più al loro posto”. Così ha dichiarato il rabbino di Trieste Alexandre Meloni a margine della cerimonia del Giorno della Memoria, celebrata oggi, 27 gennaio, nella Risiera di San Sabba. Poco prima il consigliere comunale Ugo Rossi (3V) si era presentato alle porte della risiera insieme a un gruppo di no vax, da lui convocati con un volantino in cui annunciava di voler partecipare alla cerimonia senza il “nazi pass”. Non gli è stato concesso di entrare.

Il discorso ufficiale: “Ricordiamo per un giorno all’anno, ma poi non cambia niente”

“Nel mondo ebraico, subito dopo la tragedia – ha spiegato il rabbino nel suo discorso ufficiale -, fu instaurato immediatamente un giorno della memoria, che ha avuto lo scopo di rispettare una tradizione ebraica citata nel Talmud: finché ci dicono i nomi delle persone che ci hanno lasciati, queste persone non scompaiono mai del tutto. Da questo momento tuttora noi ricordiamo ogni anno tutti i nomi delle vittime del popolo ebraico”.

“Bisogna ricordare – ha continuato Alexandre Meloni - che questo giorno deve ricordare tutte le vittime, non solo gli ebrei ma anche gay, zingari, disabili, uomini che contestavano la politica dell’epoca. Il contributo del popolo ebraico nel giorno della memoria deve essere quello di insegnare a fare memoria, perché purtroppo un giorno all’anno ci ricordiamo di questa tragedia, ma poi non cambia niente: secondo le statistiche dell’antisemitismo in Francia un ebreo su due ha subito un’aggressione antisemita e due genitori su tre chiedono ai loro figli di non rivelare la loro identità ebraica a scuola. In Italia un bambino è stato picchiato dai suoi compagni perché ebreo e a scuola l’insulto più comune è ‘ebreo di m.’. Siamo riusciti, in qualche modo, a fare memoria, ma deve valere per tutti i giorni dell’anno”.

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