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Il discorso

Giorno del ricordo, Dipiazza: "Genocidio è figlio del negazionismo"

Nel suo lungo discorso Dipiazza ha menzionato anche la discussione in atto in parlamento per togliere l'onorificenza a Tito: "Alcuni deputati di sinistra lo ritengono ancora inopportuno"

TRIESTE - La visita del Presidente del Consiglio alla Foiba di Basovizza, ma anche la “battaglia” dei parlamentari di centrodestra del Fvg per togliere l’onorificenza a Tito sono solo le ultime tappe di una lunga serie di gesti di riconoscimento di una parte di storia a lungo negata e non menzionata nei testi scolastici. E’ l’estrema sintesi del discorso pronunciato oggi dal sindaco Roberto Dipiazza nella cerimonia del 20esimo Giorno del Ricordo, alla presenza del presidente Giorgia Meloni, di cinque ministri, numerose autorità locali e studenti in visita da tutto il paese.

Il racconto delle atrocità

Nel suo lungo discorso il sindaco si è rivolto proprio ai giovani presenti, ricordando gli orrori compiuti dai partigiani di Tito, senza tralasciare i particolari più cruenti: “Migliaia di italiani e non solo vennero gettati in questa foiba ed in altre voragini simili, solo perché avevano la colpa di essere italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia o servitori delle istituzioni dello Stato come carabinieri e finanzieri. Venivano legati gli uni agli altri con il filo di ferro e posizionati sul bordo del baratro. Una scarica di mitra falcidiava i primi che cadendo nell’oscurità si portavano, vivi, tutti gli altri”. Dipiazza ha anche raccontato il calvario di Norma Cossetto, “legata ad un tavolo e violentata per ore da diciassette bestie, per poi essere gettata nuda in una foiba con le braccia legate con il filo di ferro ed i seni pugnalati”.

Il processo di pacificazione

“Per moltissimo tempo si è cercato di negare questi crimini - ha continuato il primo cittadino -, i testi scolastici non menzionavano questa parte della storia, si è cercato di rimuovere il ricordo di questi crimini. Il genocidio è figlio del negazionismo, ricordiamocelo sempre. Ma, fortunatamente, la luce della verità è più forte del buio dell’oblio”. Dipiazza ha poi ripercorso i gesti più significativi del processo di pacificazione e per il riconoscimento delle tragedie menzionate, tra cui il Concerto dei tre presidenti nel 2010 in Piazza Unità e la risoluzione del 2019 il Parlamento Europeo ha equiparato i crimini dei regimi comunisti a quelli del nazismo. In seguito, ha ricordato i presidenti Pahor e Mattarella nel gesto di darsi la mano per rendere omaggio alle vittime delle foibe con una preghiera. Varie tappe di un percorso che è culminato con la visita odierna di Giorgia Meloni e l’inaugurazione del Treno del Ricordo.

Il dibattito sull'onorificenza a Tito

Dipiazza ha infine ringraziato, oltre al capo del Governo e ai ministri, “i parlamentari del centrodestra di questa regione che stanno discutendo e portando avanti nella Commissione affari Costituzionali della Camera una proposta di legge per la revoca di questa alta onorificenza al carnefice Tito. Al momento purtroppo, nonostante tutto ciò che la storia racconta, alcuni deputati della sinistra e centrosinistra lo ritengono ancora inopportuno”.

Fedriga: "Futuro di pace solo tramandando verità"

Mentre le parole del sindaco si sono focalizzate sul passato e sulla cronistoria che va dagli stessi fatti di sangue alle tappe del progressivo "risanamento", il governatore Fedriga si è soffermato principalmente sul futuro, estendendo il discorso all'Europa in prossimità delle elezioni europee: "Il nostro futuro - ha dichiarato -, così come quello dell'Italia e dell'Europa, può essere costruito solo sulla verità. È grave la responsabilità di chi ancora oggi vuole negare le sofferenze e le persecuzioni subite non solo dagli italiani". 

"Queste occasioni - ha spiegato inoltre Fedriga - sono fondamentali per proseguire con convinzione lungo quel processo, già fortemente strutturato, di pacificazione. Abbiamo bisogno di queste testimonianze di verità che devono essere raccontate sempre più diffusamente soprattutto nelle scuole e ai giovani". "Questi momenti - ha concluso - sono pertanto indispensabili non solo per commemorare le persone uccise, quelle perseguitate e chi è stato costretto a lasciare la propria casa, ma soprattutto per costruire un futuro di pace nella condivisione delle verità dei fatti".

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