Un giorno sulla Vespucci: i racconti di bordo e i VIDEO

Hanno aiutato l’equipaggio a manovrare le vele della nave più bella del mondo. Non senza difficoltà ma alla fine i 30 ragazzi hanno imparato molto. Perché? Ce lo spiega il Comandante Costantino

La nave scuola Amerigo Vespucci ha ospitato nel pomeriggio dell’11 ottobre 30 “giovani promesse” della società velica Barcola e Grignano (qui la fotogallery). Insieme all’equipaggio i giovani si sono cimentati nelle non facili manovre necessarie per spiegare e ammainare le vele. Non capita tutti i giorni di solcare i mari su una nave che nel mondo è stata definita ambasciatrice del Made in Italy, e anche di pace e speranza secondo L’Unicef, di cui a bordo sventola la bandiera. Una nave che è stata definita “la più bella del mondo” dall’equipaggio della portaerei americana USS Independence nel 1962. Le due imbarcazioni, un "vascello" e una portaerei, hanno incrociato le rotte e si sono presentate come prevede il codice, per poi salutarsi con i fischi rituali, in una scena quasi surreale.

Al centro della nave campeggia il motto della Vespucci: ‘Non chi comincia ma quel che persevera’, che è stato coniato nel 1978 anche se la nave è stata varata del 1931 (prima della seconda guerra mondiale i motti erano dedicati al re). Quest'ultimo deriva da una frase di  Leonardo Da Vinci, e qui è stata usata con l'intento di illuminare la strada dei giovani ufficiali. 

Un motto che sintetizza il senso di questa giornata, come spiega il comandante della Vespucci Stefano Costantino: “Questa non era l’unica nave scuola, ai tempi esisteva già la Cristoforo Colombo, ceduta ai russi dopo il secondo conflitto mondiale per saldare debito di guerra, e poi usata per portare carbone. Investire su un’altra nave a vela fu una scommessa all’epoca, perché negli anni 30 si si costruivano motori, e il futurismo inneggiava alla tecnologia, quindi sembrava anacronistico. In realtà si è rivelata una scelta azzeccata perché è tuttora educativa per i giovani ufficiali: metti che tecnologia venga meno, come spesso accade, bisogna sapersela cavare anche senza”. 

“Inoltre la nave a vela - continua il comandante -, con tutte le sue difficoltà (come si può notare dai video, ndr), porta a sviluppare lo spirito di squadra e di corpo che è caratteristico della Marina. Gli allievi si imbarcano dopo il primo anno all’Accademia di Livorno e non hanno ancora una specializzazione, devono ancora capire cosa vogliono fare del loro futuro. Poi le difficoltà li formano e li rendono tesi verso l’obbiettivo, uno in supporto dell’altro”. 

“È importante perseverare - conclude - e compiere la propria missione, come dice il motto, questo è solo l’inizio e nella loro carriera dovranno mantenere un alto livello di addestramento. Come nella vita. E quel che è vero per i giovani ufficiali non può non esserlo per i giovani velisti”.

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