Cronaca

Giurastante (MTL): «Definito eversore perchè opposto alle elezioni imposte dall’Italia nel Territorio Libero»

Il Leader del Movimento Trieste Libera: «Senza Territorio Libero non esisterebbero neanche i punti franchi e nessun Paese potrebbe utilizzare quindi il Porto Internazionale di Trieste in regime di esenzione fiscale»

Quando ti trovi coinvolto in eventi più grandi di te può accadere che nei momenti di maggiore difficoltà tu possa sentirti prendere dallo sconforto.

Ma se sei convinto di quello che stai facendo per realizzare i tuoi ideali saprai resistere e superare ogni ostacolo.

Non cederai neanche quando verrai tradito e abbandonato dalle persone nelle quali avevi riposto la tua fiducia.

Perché più è ardua la lotta e più le debolezze della natura umana si manifestano.

La tua forza sarà quella della dignità.

La tua  strada sarà quella da percorrere.

E se il tuo sacrificio servirà a riscattare tanti, allora non sarà stato invano.

Sollevare i diritti di un popolo occupato non è facile. Gli esempi a livello internazionale abbondano. Tra questi, uno dei più, ancora oggi, sconosciuti, è certamente quello del Territorio Libero di Trieste. Uno Stato indipendente tra Italia e Jugoslavia costituito alla fine della seconda guerra mondiale. Uno Stato piccolo, ma con un Porto Franco di enorme valore, che nasceva diciotto anni prima di Singapore.

Questo Stato, diviso dal 1954 per la sua amministrazione provvisoria tra governi italiano e Jugoslavo, è ancora lì in attesa di giustizia dopo la sostanziale annessione fattane da Italia e Jugoslavia.

Una spartizione delle due Zone A e B illegittima ma che a seguito della dissoluzione della Jugoslavia portò ad una variazione dei confini con il riconoscimento internazionale della sovranità sulla Zona B alle nuove Repubbliche di Slovenia e di Croazia.

I cittadini della Zona A non si sono però arresi. Ed è la Zona A il cuore del Territorio Libero. Qui si trova il grande Porto Libero di Trieste tutelato dalla XVIA  risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con i suoi preziosi punti franchi.

Dalla Zona A tuttora in amministrazione civile provvisoria da parte del Governo italiano sono partite tutte le azioni per il riconoscimento del Territorio Libero e dei diritti dei suoi cittadini. Azioni che sono basate sia sulla ferma difesa del Porto Franco di Trieste, messo in discussione dall’Italia che vorrebbe imporre la propria autoproclamata sovranità estendendola anche alla città di Trieste e all’intera Zona A, sia sul riconoscimento dei diritti civili dei cittadini del Territorio Libero.

Se infatti alle grandi potenze potrebbe bastare un tacito accordo con l’Italia per lo sfruttamento ai sensi dell’Allegato VIII del Trattato di Pace del solo Porto di Trieste, per i triestini questo non sarebbe sufficiente.

Si tratterebbe in pratica di cedere la propria sovranità ed il proprio patrimonio pubblico ad altri Stati senza vedersi riconosciuto alcun diritto. Ecco quindi l’importanza di difendere i propri diritti contestando la sovranità illegittima dello Stato Italiano sulla Zona A del Territorio Libero sollevando la questione nelle sedi giurisdizionali.

Si tratta di eccepire il difetto di giurisdizione nei tribunali, a partire da quello di Trieste, disconoscendo l’autorità dei giudici italiani che operano senza alcun mandato al di fuori del territorio della Repubblica Italiana.

E’ questo che tiene in vita il Territorio Libero di Trieste e i suoi cittadini. Le cause instaurate rappresentano un macigno per l’Italia che ne deve rispondere a livello internazionale e per le decisioni dei suoi magistrati che agiscono in violazione conclamata del Trattato di Pace del 1947.

E questa autodifesa dei cittadini è anche la più efficace arma per difendere lo stesso Porto Internazionale di Trieste, che da Trattato di Pace è un Ente del Territorio Libero di cui si dichiarano cittadini i ricorrenti.

Senza Territorio Libero non esisterebbero neanche i punti franchi e nessun Paese potrebbe utilizzare quindi il Porto Internazionale di Trieste in regime di esenzione fiscale. Stiamo parlando di decine di miliardi di euro all’anno di affari che gravitano in questo piccolo punto del Nord Adriatico. Miliardi che sono ora ancorati anche al rispetto dei diritti dei cittadini di questa città Stato.

Sono stato il primo cittadino di Trieste a sollevare la questione davanti ad un giudice italiano. L’ho fatto nel dicembre del 2011 nel tribunale di Trieste, dando il via alla stagione giudiziaria per il  Territorio Libero.

Ho denunciato con i miei atti, e vari livelli, ogni illegittimità commessa dalle autorità italiane in procedimenti penali, civili, fiscali. Ho portato in discussione davanti al Parlamento Europeo l’illegittima amministrazione del Porto Internazionale di Trieste e l’assenza di giurisdizione su di esso da parte dell’Unione Europea.

Mi sono opposto alle elezioni imposte dall’Italia nel Territorio Libero denunciandone l’illegittimità alla giustizia italiana, e venendo per questo definito “eversore”, e poi a quella internazionale a partire dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ho messo a disposizione di tutti i cittadini di Trieste i miei atti affinché tutti potessero seguire il mio esempio. L’ho fatto per la causa, per la mia terra, il mio popolo. E per questo sono stato attaccato, non tanto dagli avversari, ovvero i nazionalisti italiani che vedono come una minaccia ogni mia azione, o dallo Stato Italiano per il quale ovviamente sono un “pericoloso” estremista, ma dagli stessi compagni di lotta.

Così mi sono trovato sottoposto a feroci campagne denigratorie tuttora in corso da parte di altri triestini per i quali sono improvvisamente diventato io la minaccia al conseguimento del risultato, ovvero del Territorio Libero di Trieste.

Un ostacolo da “eliminare” come sempre più spesso viene affermato nelle violente discussioni pubbliche avviate sui social network da parte di persone apparse improvvisamente nel mondo dell’indipendentismo triestino e provenienti dagli ambienti di quella oscura Trieste nazionalista minacciata da questa rivoluzione della legalità.

L’Italia non può che gioire. L’infiltrazione del Movimento Trieste Libera è stata portata avanti in maniera perfetta, ed ora se ne possono raccogliere i risultati. O almeno così si spera.

Ma se questi pochi “sporchi dannati di triestini” idealisti non cedono e continuano con le loro azioni di diritto cosa si dovrà fare? In una società ad alto tasso di criminalità istituzionalizzata quale quella triestina, dove l’intreccio letale tra ambienti diversi dello stesso sistema di corruzione è stato sempre tollerato per ragioni di Stato, tutto può accadere e ogni limite può essere superato.

Ma anche la  resistenza civile dei combattenti per la libertà si sta consolidando e crescendo  man mano che si alza il livello dello minacce.

L’anno scorso in una delle udienze in cui avevo sollevato il difetto di giurisdizione mi ero trovato a dovere sostenere da solo lo scontro contro il giudice, il pubblico ministero, e la parte civile.

Il mio avvocato non si era presentato all’udienza ed il sostituto nominato direttamente dal giudice si rifiutava di presentare il mio atto in cui dichiaravo l’incompetenza del giudice nel processo trovandosi egli fuori dal territorio dello Stato Italiano.

Alla fine mi ero dovuto difendere da solo ricusando il giudice e destando così scandalo (eccone qui la registrazione). Un comune cittadino che si permette di contestare un giudice in Italia è già un’enormità, figurarsi una ricusazione…

Quella era una dimostrazione di come i triestini dovevano sapere affrontare senza timori la macchina della giustizia italiana nella loro terra. Perché sono i magistrati italiani qui a trovarsi fuorilegge, mentre i cittadini che dichiarano il difetto di giurisdizione stanno difendendo il Trattato di Pace e con esso la legalità internazionale.

(Dal blog di Roberto Giurastante)

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