Cronaca

Gli esuli scelgono gli indennizzi coi fondi di Osimo

Un sondaggio online per tastare il polso su come usare il denaro pubblico proveniente dal Trattato di Osimo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Dal 14 al 30 aprile scorsi un sondaggio online indipendente sulla destinazione dei fondi provenienti dal Trattato di Osimo (cessione dalla Zona B alla Jugoslavia) ha ottenuto le risposte di centinaia di persone della più diversa estrazione, suddivisi tra esuli giuliano-dalmati, discendenti degli esuli e semplici simpatizzanti.

L'unica domanda, posta con grande equilibrio, chiedeva che sorte dare al "tesoretto" di oltre 100 milioni di dollari ancora non incassato dallo Stato italiano e sul cui destino è in corso un acceso dibattito. Le alternative erano tra una "Fondazione giuliano-dalmata che gestisca progetti culturali di memoria storica", "gli indennizzi dei beni abbandonati dagli Esuli giuliano-dalmati" o in favore del "Comune di Trieste per interventi mirati sul territorio". Una quarta possibilità a beneficio del Governo per progetti delle Associazioni degli Esuli non ha ottenuto alcun assenso ed è quindi esclusa dai conteggi.

Il computo complessivo (percentuali arrotondate all'unità) porta al Comune di Trieste il 3% di assensi, 22% alla Fondazione e 74% agli indennizzi dei beni. L'esito sembra non lasciare spazio ad interpretazioni.

Nella visione analitica dei dati, mentre discendenti e simpatizzanti si scostano di poco dalle percentuali assolute, le risposte degli Esuli, per il loro evidente e diretto vissuto, spostano l'asse sugli indennizzi all'81%, riducendo gli assensi alla Fondazione al 19%.

Per evitare che i dati fossero "inquinati" da risposte multiple, gli utenti avevano l'obbligo di indicare una mail di riferimento. Inoltre il sondaggio è stato proposto in diversi ambiti territoriali tra le comunità dei giuliano-dalmati sparse in Italia e nel mondo, in modo da garantire la massima rappresentatività dei risultati ottenuti.

A chi di dovere spetta ora l'analisi dell'esito e le decisioni in merito alla destinazione dei fondi. Un sondaggio è solo un sondaggio ma indicazioni utili non mancano di certo.

Fabio Rocchi, socio ed ex segretario nazionale ANVGD

(nella foto un'immagine parziale dei risultati giunti tramite l'applicazione Google dedicata ai sondaggi)

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