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Domenica, 14 Agosto 2022
Archeologia subacquea / Isontino

Grado, scoperta eccezionale, rinvenuta nave romana di oltre 2000 anni fa

L'operazione è stata portata avanti dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine. Rinvenuti numerosi manufatti, oltre ad una bomba della Seconda guerra mondiale

GRADO - Si è conservata per circa 2300 anni e prima della scorsa settimana nessuno era a conoscenza della sua esistenza. A scoprire l'imbarcazione di epoca romana mai censita prima sono stati i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine che, attraverso un monitoraggio delle acque tra Grado e le foci del Timavo, hanno portato a termine una scoperta eccezionale. La spedizione è stata possibile grazie al Centro Subacquei di Genova, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia di Trieste e il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università friulana che hanno collaborato all'operazione. 

Il relitto

Il relitto, nella maggior parte interrato, è stato trovato a circa cinque metri di profondità nei pressi dell'isola gradese di Pampagnola. Costruito con la tecnica
detta a “mortasa–tenoni”, l'imbarcazione ha una lunghezza visibile di oltre 12 metri ma la sua estensione, secondo la ricerca, potrebbe essere "almeno doppia"; la nave ha una larghezza stimata non inferiore a otto metri. Si tratta, come nella nota, di “una scoperta di eccezionale importanza storica per l’area dell’alto Adriatico”. Durante il monitoraggio (esteso al canale delle Mee, storico ingresso del porto fluviale di Aqulieia) sono state rinvenute altre due anfore acefale del tipo "Lamboglia 2" (di circa 60 centimetri per 35) e risalenti al I secolo avanti Cristo. Inoltre, è stato rinvenuto anche il collo di una brocca ed uno di anfora, risalenti tra il II e il III secolo dopo Cristo. 

Anche reperti recenti

Sono stati rinvenuti anche un bossolo di proietto – privo degli elementi di carica – da 90 mm risalente alla Seconda Guerra Mondiale, quasi sicuramente da ricondurre alle batterie contraeree poste a difesa del vicino e importantissimo complesso industriale monfalconese dei Cantieri Riuniti dell’Alto Adriatico. Inoltre sono stati recuperati vari laterizi risalenti al ‘800-‘900, anche se l’intera area, in quanto caratterizzata dalla fuoriuscita di acqua corrente dolce, rispondeva alle esigenze cultuali degli antichi (vedasi il vicino Mitreo) come delle comunità cristiane fino a tutto l’alto medioevo (non a caso la attigua chiesa di San Giovanni risalente a quel periodo) e pertanto vi sorgevano edifici con funzione religiosa.

Le altre scoperte

Infine sono stati recuperati un puntale di anfora “adriatica” e frammenti vari riconducibili ad epoca classica e quindi al contesto della villa citata sopra. I manufatti archeologici recuperati sono stati affidati alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia per la conseguente attività di desalinizzazione, pulizia, catalogazione e restauro. Il relitto sarà oggetto di future indagini archeologiche da parte della citata Soprintendenza in collaborazione l’Università di Udine finalizzate alla sua messa in sicurezza e tutela.

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