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Arvedi impone il green pass per la mensa, i sindacati scalpitano e annunciano ricorsi

L'azienda ha diramato una comunicazione in cui sostiene l'obbligatorietà della certificazione per poter accedere alla mensa. La Fiom-Cgil si allinea alla posizione della segreteria nazionale che chiede una proroga fino al 7 settembre. Uil: "Ci sono già i protocolli CoViD". Contraria anche Usb

In mensa solo esibendo il green pass ma i sindacati, pur sottolineando posizioni a favore della campagna vaccinale, si dicono pronti a dar battaglia contro una formula che definiscono discriminatoria. Il gruppo Arvedi si allinea alla circolare del Dipartimento della Pubblica sicurezza che nei giorni scorsi, come riportato anche da Il Sole 24 Ore, aveva confermato l’obbligo della certificazione per le mense di militari e forze dell’ordine e lo rimodula adeguandolo alla struttura interna. La comunicazione ai propri dipendenti, che si richiama al decreto legge del 23 luglio scorso, è emresa poco prima di pranzo di oggi 16 agosto ed è stata diramata attraverso le Risorse umane. Il tam tam tra i dipendenti è scattato immediatamente, facendo filtrare la decisione fuori dagli ambienti aziendali ed innescando la contrarietà delle sigle sindacali.

Le posizioni sindacali: "Non siamo no vax, ma qui si sbaglia"

"E' un'accelerazione che non tiene conto del luogo di lavoro e che può provocare un notevole rischio di discrimine tra i dipendenti. Faremo ricorso alla medicina del lavoro" così Michele Piga della Cgil. "La riteniamo una forzatura - queste le parole di Antonio Rodà della Uil - ci sono già i protocolli sanitari che sono stati bene utilizzati durante tutta la pandemia, non si capisce perché due persone che lavorano a stretto contatto e rispettano le normative non possano mangiare assieme in mensa". "L'ennesima misura che nei fatti non ha nessuna prerogativa di salvaguardia della salute delle lavoratrici e dei lavoratori" questo il commento a caldo di Sasha Colautti di Usb. Se da un lato i sindacati ci tengono a precisare l'importanza della campagna vaccinale ("abbiamo ribadito più volte che non saremmo contrari ad una legge in merito all'obbligo, le nostre non sono posizioni no vax" così Piga) dall'altro fanno fronte comune contro le possibili discriminazioni che l'introduzione del green pass potrebbe produrre.

Non è possibile sapere quanti sono i vaccinati e quanti no

"La storia del green pass non è chiara - continua il segretario della Cgil - e a mancare di chiarezza è proprio il suo carattere normativo. C'è poi una questione legata al diritto del lavoro e per i dipendenti di accedere al servizio mensa. Non viene tenuto conto dello status giuridico e della disomogeneità dei gruppi di lavoratori" mentre per Colautti di Usb "resta centrale lo statuto dei lavoratori in quanto diversi articoli contrastano proprio la volontà padronale di disporre del lavoratore anche attraverso controlli sanitari a discrezione dell’azienda. Ricordo che fino all'approvazione di questa legge i padroni licenziavano". La questione legata alle informazioni di carattere personale (e sanitario) limita la conoscenza precisa di quanti siano i vaccinati e i non vaccinati all'interno delle aziende, ma l'esclusione del lavoratore senza green pass dagli ambienti della mensa fa sì che lo stesso si ritrovi a mangiare in un luogo certamente più esposto ad agenti atmosferici, in alcuni casi non particolarmente salubri. Inoltre, vanno considerati anche i casi particolari. "Una persona potrebbe anche aver ricevuto una dose di vaccino ed essere in attesa della seconda" chiarisce Rodà della Uil che parla del governo alla stregua del "grande assente" e Usb che parla di "forti dubbi nel merito del trattamento dei dati personali dei lavoratori e la possibilità del datore di lavoro di venire a conoscenza di dati protetti. Non permetteremo nessun controllo da parte dei datori di lavoro". 

La Cgil chiede la proroga al 7 settembre

Dopo aver denunciato la decisione della Samer di richiedere l'obbligo di green pass per accedere al luogo di lavoro, Stefano Puzzer del Comitato Lavoratori Portuali Trieste ha nuovamente puntato il dito su una misura definita "discriminitoria". I dipendenti di Arvedi "possono lavorare fianco a fianco senza green pass, ma in mensa ci possono mangiare solo quelli con Green pass. Gli altri fuori, all’aperto, seduti a terra". In attesa del 7 settembre, data fino alla quale la Cgil ha richiesto una proroga, il dibattito sul green pass sembra essere destinato a far discutere ancora. "Devono avere il coraggio di dire che è obbligatorio per lavorare nelle aziende, oppure di mettere a disposizione dei lavoratori gli strumenti utili per lavorare in sicurezza dal punto di vista sanitario" conclude Rodà. 

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