Ordinanza "movida", Italia Viva si schiera: "Sì alla fiducia, no alla repressione"

Secondo Antonella Grim ci sarebbe un "fondato rischio di far pagare alla stragrande maggioranza dei nostri ragazzi e ragazzi i comportamenti sbagliati di pochi". Chiesto l'intervento dell'Azienda Sanitaria

Dopo la stretta arrivata dalla Prefettura e nonostante il contenimento dei casi violenti che hanno caratterizzato le zone della cosiddetta "movida", il Comune di Trieste ha deciso di pubblicare un'ordinanza che, di fatto, pone alcune limitazioni particolari. Nel dettaglio, la norma vieta di portare con sé dalle 22 alle 5 del mattino "bevande in contenitori di vetro e di bevande alcoliche in qualunque contenitore" in una zona che va dall'ingresso del Porto Nuovo fino al castello di Miramare. 

In un primo momento erano stati gli stessi esercenti a lamentarsi, attraverso alcuni post pubblicati su Facebook, nel sarcastico ringraziamento nei confronti di chi, a loro detta, non avrebbe rispettato le regole. Il più classico dei "per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno", insomma. Il testo dell'ordinanza - secondo l'interpretazione di molti gestori dei locali colpevole di esser stato "scritto veramente molto male" -  ha fatto registrare alcune reazioni dal mondo politico locale. Quella che è emersa maggiormente è quella di Antonella Grim di Italia Viva.  

Ordinanza "coprifuoco", mezza città "zona rossa"

"Rispetto all’ordinanza comunale sulla movida, ci domandiamo se sia l’unico strumento da mettere in campo" ha fatto sapere l'ex dem. Secondo la Grim ci sarebbe un "fondato rischio di far pagare alla stragrande maggioranza dei nostri ragazzi e ragazzi i comportamenti sbagliati di pochi". Anche se le misure messe in campo fino ad oggi hanno prodotto un risultato significativo - nel mattinale delle forze dell'ordine non sono state segnalate risse, liti e altre violazioni della normativa - per la Grim sono auspicabili interventi di diversa natura. 

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"Chiediamo che si mettano in campo, in collaborazione con l’azienda sanitaria e le scuole, anche percorsi di prevenzione all’abuso di bevande alcoliche". I comportamenti legati al disagio giovanile, ha concluso la consigliera comunale, hanno bisogno di essere inseriti in un contesto di prevenzione. "Non solo usando gli strumenti “ repressivi”, ma costruendo un rapporto di fiducia nei confronti dei nostri giovani, a maggior ragione dopo un periodo così critico come quello del lockdown". 

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