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Sabato, 25 Giugno 2022
L'esclusivo racconto 'live' della guerra

“Sirene e scoppi nel centro di Kiev, l’attacco è alle porte” il racconto di un fotoreporter triestino in Ucraina

Parla Federico Quintana, corrispondente de La Nacion, al momento rifugiato nella stazione sotterranea della metro nella piazza principale: "Le truppe dovrebbero essere a 10 chilometri dalla città. Esplosioni così forti da far tremare le finestre e il terreno sotto i piedi. Ai giornalisti hanno consigliato i giubbotti antiproiettile. Intanto i cittadini sembrano rassegnati alla fatalità"

“Sono nella piazza centrale di Kiev, nella stazione sotterranea della metro dove in molti si sono rifugiati. L’attacco è imminente, ci sono le sirene e sappiamo che le truppe russe sono a 10 chilometri dalla città. Si sentono volare i jet da tutta la mattina e sentiamo esplosioni così forti da far tremare le finestre e il terreno sotto i piedi”. È il racconto ‘live’ di Federico Quintana, fotoreporter triestino di origini argentine, ora corrispondente per La Nacion, il principale quotidiano nazionale dell’Argentina. E’ arrivato di sua iniziativa a Kiev da tre giorni, per documentare ciò che sta accadendo in queste ore.

Mentre sul web circolano le foto di alcuni palazzi colpiti nella periferia della capitale Ucraina, Quintana spiega a Trieste Prima che “il centro di Kiev non è stato ancora raggiunto”. Le ipotesi circolano sui media da ieri ma ancora non si sa quale piega prenderà il conflitto. Non ci è dato sapere se le truppe di Putin puntano al palazzo presidenziale di Marinskil per istituire un nuovo governo filorusso con un’operazione lampo o se sarà una vera e propria invasione del paese con una lunga e logorante carneficina da ambo le parti.

I VIDEO e le FOTO

Adesso, a Kiev, molti civili si sono rifugiati nella stazione della metro, alcuni hanno dormito lì, ma in qualche modo i cittadini stanno già tentando di adattarsi alla situazione: “C’è il coprifuoco – spiega Federico Quintana - e c’è una tensione nell’aria che fino a ieri non c’era. Nonostante ciò la gente sembra rassegnata alla fatalità delle cose: i bambini giocano e la gente dorme per terra, hanno sistemato in ogni angolo delle piccole casette. Questi popoli hanno un’alta tolleranza del dramma, fanno quello che devono fare come fosse un lavoro”. Da queste parole sembra quasi sia in corso un’esercitazione antincendio, anche se di tutto si tratta tranne che dell’’esercitazione militare’ millantata da Putin nei giorni scorsi, mentre da settimane le truppe russe continuavano ad ammassarsi ai confini dell’Ucraina.

“Sono già stato perquisito due volte – continua Federico - le forze armate all’esterno temono infiltrazioni russe. Io alloggio all’hotel Ucraina insieme ai media internazionali e già ieri un agente di sicurezza a volto coperto, probabilmente dell’ambasciata americana, invitava i giornalisti ad indossare giubbotti antiproiettile e ha detto che i servizi segreti russi si sono già infiltrati”. Il racconto farebbe pensare a un’ampia premeditazione dell’attacco, come confermerebbe il testimone in loco: “L’impressione è che l’operazione militare russa sia molto coordinata e che si miri direttamente al palazzo del Governo per dimostrare efficienza e precisione con un intervento rapido. Non penso che l’intenzione sia quella di distruggere la città”.

Una città che non vede la guerra dal 2014, anno della cosiddetta rivoluzione ucraina con la cacciata del presidente Janukovyc. Quintana spiega che “proprio dall’Hotel Ucraina, dove alloggio, nel 2014 sparavano i cecchini. In questo momento l’albergo ospita i giornalisti e anche la nazionale di calcio. Mentre la maggior parte degli alberghi è chiusa, qui sono state allestite sistemazioni di fortuna, con cibo e materassi, nei piani bassi e nelle sale conferenza. Altri colleghi nell’Hotel Continental sono chiusi nelle loro stanze e non escono. Credo che un collega croato ia riuscito a lasciare ieri la città, perché richiamato dalla redazione”.

Mentre la capitale e il paese intero è in stato di allerta, il Governo ucraino ha vietato a tutti i cittadini dai 16 ai 60 anni, quelli che possono andare sul fronte, di lasciare il paese. Cosa di fatto impossibile al momento, con i confini presidiati dalle truppe russe e il traffico aereo azzerato. Infatti, spiega il nostro testimone, “le lunghe code di auto che lasciavano Kiev, ieri, sono durate circa un paio d’ore, non di più. Per il momento sentiamo esplosioni a 10 o 15 chilometri di distanza, la città non è ancora stata attaccata direttamente, ma entro oggi succederà. È questione di ore”.

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