Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

I suoi allievi fino in cima all'Everest: addio a Guido Bottin, maestro di generazioni di alpinisti

Il celebre istruttore del Gruppo Alpinismo Giovanile della XXX Ottobre si è spento all'età di 77 anni nella notte trai il 25 e il 26 agosto. Il ricordo dei tanti passati attraverso le sue lezioni. L'amore per la chitarra, quella grandissima amicizia con Sergio Dolce. "Se n'è andato un punto di riferimento per l'alpinismo locale"

foto tratta da Facebook

L'amore per le montagne era quello tipico dei veri alpinisti e possedeva il talento di saperlo trasmettere ai più giovani. Guido Bottin, una vita dedicata alla XXX Ottobre, se n'è andato nella notte tra il 25 e 26 agosto all'età di 77 anni a causa di un male incurabile. Nato il 9 febbraio 1944 a Trieste, Bottin era conosciuto da moltissimi addetti ai lavori in virtù del suo grande impegno nell'alpinismo giovanile. Istruttore certificato dal Cai, aveva raccolto l'austera eredità del Gruppo Alpinismo Giovanile guidato da Paolo Covelli, diventando direttore del corso di introduzione alla montagna organizato dalla Trenta trasformandolo in una vera e propria fucina di giovani promesse. 

"Un maestro per tutti"

"E' stato una colonna portante per tutti, un vero e proprio maestro". Le parole sono di Patrizia Ferrari, attuale responsabile del Gruppo Alpinismo Giovanile della XXX Ottobre. "Trasmetteva un amore ed una passione per la montagna senza eguali. Pensi che io stessa ho accettato di fare la responsabile del gruppo proprio perché me l'aveva chiesto lui". La malattia di Guido non ha colto di sopresa la Trenta. "Eravamo preparati - racconta Patrizia - anche se in questi casi non lo si è mai. Ci eravamo sentiti poco tempo fa, non mi sembra neanche vero che non ci sia più". Nell'ultimo periodo, così la Ferrari, "si era un po' defilato ma anche se non più in prima linea, era sempre presente per un consiglio. E' stato un maestro per tutti noi, mancherà". 

I suoi fino sul tetto del mondo

Escursionista a 360 gradi capace di spaziare dalla speleologia all'alpinismo senza alcuna difficoltà, oltre alle montagne Bottin amava profondamente la musica tanto da costruire, assieme all'amico Sergio Dolce, la band "Due alpinisti con la chitarra". Dal Premuda (sua sorella lo gestì per anni) passando alla bocciofila di San Giovanni, fino ai rifugi di alta montagna, la colonna sonora della vita di Bottin ha sempre messo d'accordo tutti. Il suo carattere gentile e sempre disponibile rappresentò il cortocircuito positivo per moltissimi giovani. "Ha trasmesso le sue conoscenze e la sua passione a tanti ragazzi - ricorda Stefano Cavallari -. Qualcuno è diventato speleo e qualcuno invece un ottimo climber. Altri, come Marco Tossutti (primo triestino a farcela) sono arrivati fino sul tetto del mondo, in cima all'Everest". 

Ottimo educatore: "Amava la montagna come pochi"

Punto di riferimento dell'alpinisimo giovanile degli ultimi decenni, Bottin "aveva sempre un modo di fare scherzoso e il suo stile piaceva molto ai ragazzi" ricorda sempre Cavallari, raggiunto telefonicamente. "Ho collaborato con lui fino a qualche anno fa, portavamo i giovani sul nevaio a fare le prime prove, a fermarsi con le picozze. Nella sua vita Guido ha seminato tantissimo e a dirlo sono i risultati: ha tirato su generazioni di alpinisti. Se lui non ci fosse stato non sarebbero riusciti a diventare quello che sono oggi". Secondo Diego Masiello "è stato un ottimo educatore e ha avvicinato tante persone alla montagna. La sua grande bravura stava proprio nella capacità formativa e nel riuscire a trasmettere i valori ed il rispetto per la montagna. Molti dei suoi sono rimasti dentro l'ambiente dell'alpinsimo".

La redazione è a disposizione per inserire i credits della fotografia, tratta dal profilo personale su Facebook di Guido Bottin (e dove non era indicato l'autore dello scatto) 

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