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Domenica, 14 Agosto 2022
Verso il processo

Morto a 19 anni nel park del Giulia, la famiglia di Ibrahim si costituirà parte civile

Ad affermarlo, interpellato da TriestePrima, è Gianfranco Schiavone di Ics. "Ci sono lunghezze procedurali, ma speriamo che si riesca a fare di tutto affinché ciò avvenga". Le circostanze misteriose, la scomparsa già il 28 dicembre, poi l'agguato nel parcheggio

"Ci sono lunghezze procedurali ma ciò che possiamo dire è che la famiglia ha espresso la volontà di costituirsi parte civile nel processo sulla morte del loro figlio". E' questa l'ultima notizia in merito alla vicenda di Ibrahim Afridi, il diciannovenne di nazionalità pakistana trovato morto a Trieste nel parcheggio del centro commerciale Il Giulia lo scorso 4 gennaio. Il giovane era morto in circostanze non del tutto chiare. Una storia di droga, relativa a spaccio di sostanze stupefacenti, ma a cui si aggiungono elementi particolarmente oscuri. Prima di finire in quella sorta di agguato, orchestrato da un 22enne di origine kosovara, un ventenne italiano, e per il quale lo scorso 26 gennaio era stato arrestato (e messo agli arresti domiciliari) anche un 24enne connazionale della vittima, Ibrahim era svanito nel nulla. 

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Lo spaccio

La denuncia di scomparsa del diciannovenne pakistano era stata fatta dall'Istituto Consorzio di Solidarietà guidato da Gianfranco Schiavone, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre. “La storia ha dei contorni molto scuri – ci aveva raccontato Schiavone -, il quadro che la circonda è più complesso sia sul piano degli eventi che sul piano sociale. Ibrahim era incensurato ed era un ragazzo che, lontano dallo stereotipo che si è voluto utilizzare per descrivere il fatto di cronaca, regalava grandi soddisfazioni". Schiavone non nasconde il fatto che l'uso di sostanze stupefacenti ci fosse, ma, conclude, "è facile prendere qualcuno e pensare che a Trieste il problema dell'utilizzo, come dello spaccio, sia colpa di qualche straniero senza il quale non ci sarebbe. E' un'immagine del tutto sciocca perché questo tipo di distribuzione, in realtà, fa parte di dinamiche di disagio giovanile che hanno raggiunto un livello molto elevato e che riguarda ragazzi sia italiani che stranieri".  

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