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Duecento lavoratori "in bilico" di ICS scrivono al Prefetto: "Chiediamo un confronto"

La lettera è stata diffusa pubblicamente dai dipendenti dal Consorzio di Solidarietà perché "l'incertezza che incombe sul futuro del sistema di accoglienza a Trieste pone seri interrogativi sul piano occupazionale, sociale e di tutela dei diritti dei richiedenti asilo politico"

Che la situazione non sia rosea per quanto riguarda il futuro dell'accoglienza diffusa lo si capisce anche dai toni esasperati dei circa 200 lavoratori dell'Istituto Consorzio di Solidarietà che hanno firmato una lettera indirizzata al prefetto Valerio Valenti. L'accoglienza diffusa, si sa, è nel mirino della Lega che vuole i grandi centri di permanenza per i rimpatri, minacciando di far saltare l'attività di molte realtà che operano in questo settore da anni.

I dipendenti di ICS citano le "pesanti incertezze che gravano sul futuro del sistema di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo della città e dei lavoratori in esso impiegati", ma fanno riferimento anche alle ricadute sul territorio nel caso in cui non sia più ICS a gestire il carico di lavoro di cui, come da nota, si sono "sempre fatti carico": Gli arrivi a Trieste sono aumentati sensibilmente nell'ultimo periodo - anche la stessa Polizia slovena ha confermato i dati in occasione del "lancio" delle pattuglie miste - e i posti disponibili a Trieste sono in totale 1215, soglia già ben che superata. Insomma, una situazione che, politicamente e dal punto di vista della legge, non sembra avere la soluzione a portata di mano. 

La lettera dei lavoratori

"Da oltre vent'anni siamo impegnati sul fronte della accoglienza e oggi, in sinergia con altre realtà del territorio, garantiamo questo servizio per conto della Prefettura di Trieste. Con la pratica, l’esperienza e il lavoro abbiamo sviluppato professionalità specifiche e competenze che hanno favorito l’integrazione e l’inserimento sociale dei migranti. Ora i nostri 200 posti di lavoro sono a rischio. Durante questo periodo siamo stati testimoni diretti dei cambiamenti che hanno interessato il fenomeno migratorio e ce ne siamo fatti sempre carico. Abbiamo supportato i richiedenti asilo nei rapporti con il territorio: accompagnamenti medici e scolastici, mediazioni linguistiche, supporto psicologico, consulenze legali, corsi di italiano e corsi di formazione". 

"Con numerosi Servizi sono state stipulate delle convenzioni e concordate prassi e modalità di accesso e utilizzo con il risultato di migliorare e snellire le condizioni di erogazione a vantaggio di tutti. Operiamo anche in supporto agli organi istituzionali, procedendo ad esempio alla notifica di atti che prima venivano effettuati dalla Questura ed in costante collaborazione con l'Ufficio Immigrazione della Prefettura nell'organizzazione dei trasferimenti prefettizi.
Il taglio dei fondi per la gestione dell'accoglienza a Trieste, come da bando 2019, non può più garantire l'impiego di questo personale, elimina completamente le voci di spesa per i servizi di integrazione e insegnamento della lingua e compromette gravemente la possibilità di seguire singoli e famiglie migranti nei loro percorsi di accesso ai servizi, tra cui quelli medico-sanitari e di tutela delle vulnerabilità, riducendo il sistema di accoglienza alla sola gestione di vitto e alloggio". 

"Le ricadute sul territorio si concretizzeranno in un maggior carico di lavoro per l'Azienda Sanitaria, l'Agenzia delle Entrate, l'Anagrafe, il Centro per l'Impiego, i Servizi Sociali e scolastici, la Questura e la Vostra stessa Prefettura, e tutti gli altri uffici pubblici del territorio, creando un maggiore disagio per tutta la cittadinanza. Trieste è uno dei punti d'arrivo della rotta balcanica: nel 2017 sono arrivate 840 persone, 1.541 nel 2018, nei primi quattro mesi del 2019 sono già quasi triplicate rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, e sono destinate ad incrementare ulteriormente durante i mesi estivi. Le necessità di queste persone rimarranno invariate e - senza la presa in carico che abbiamo sempre garantito - si verrà a creare una seria criticità per l'intero territorio e si alimenterà il rischio di fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale".

"In conclusione, l'incertezza che incombe sul futuro del sistema di accoglienza a Trieste pone seri interrogativi sul piano occupazionale, sociale e di tutela dei diritti dei richiedenti asilo politico, ed è per queste ragioni che ci rivolgiamo a Lei con questa lettera aperta. Lo facciamo pubblicamente perché dissipare questa incertezza non interessa solo noi, ma anche tutte le cittadine e i cittadini di Trieste. Come lavoratrici e lavoratori dell'accoglienza, Le chiediamo un momento di confronto in merito alle prospettive del sistema di accoglienza a Trieste e alla possibile perdita di oltre 200 posti di lavoro".  

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