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II Festa Centenari muggesani, grande festa a Muggia per 6 ultra-centenarie

Sono state ben sei le longeve a poter vantare di avere già superato l'invidiabile traguardo del secolo di vita nel 2014: Oleni Santina (103), Ciac Maria (102), Deiuri Wanda (101), Bevilacqua Zita (101), Russignan Antonia (Etta) (in realtà 100 a novembre) e Vlacich Aurora (100)

Muggia si riconferma per la seconda volta città dei centenari, o meglio delle centenarie! Si è svolta infatti stamane presso il ricreatorio “Penso”, la seconda edizione della Festa che vede protagonisti gli ultracentenari del territorio dell’Ambito 1.3.

Sono state ben sei le longeve a poter vantare di avere già superato l’invidiabile traguardo del secolo di vita nel 2014: Oleni Santina  (103),  Ciac  Maria (102),  Deiuri  Wanda (101), Bevilacqua Zita (101),  Russignan  Antonia (Etta) (in realtà 100 a novembre) e Vlacich  Aurora (100). 

Una sala gremita per un appuntamento sempre più amato che ha visto numerosi ragazzi del ricremattina coinvolti nei festeggiamenti oltre alle rispettive famiglie e all’amministrazione comunale nella figura dell’assessore Stefano Decolle e del vice sindaco Laura Marzi, che ha omaggiato le ultracentenarie di una targa perché la loro “lunga giovinezza” è per la nostra comunità motivo di compiacimento e di grande orgoglio”.

Gli omaggi non sono mancati neppure da parte dei giovanissimi che, dopo la coinvolgente esibizione del coro dell’AIDA, hanno messo in scena un divertentissimo e coloratissimo spettacolo sulle vite delle ultracentenarie.

Di certo a Muggia si vive bene insomma, tanto è vero che ben 5 delle festeggiate sono muggesane – solo Vlacich  Aurora è di San Dorligo- e di queste, tre – Santina, Maria e Etta- sono ospiti della Casa di Riposo. 

Sul podio troviamo l’esuberante Santina Oleni, nata a San Tomà -comune di Capodistria- il 27 Settembre 1912, da genitori contadini, come ultima di sei fratelli, Santina è ormai riconosciuta come mascotte di salita Ubaldini.

Nella prima guerra mondiale il fratello maggiore chiamato alle armi, sotto il dominio Austriaco, muore a soli 17 anni,  dopo pochi altri muore anche il padre di malattia; nel frattempo Santina finisce le scuole elementari  e incomincia a  lavorare nei campi, va a raccogliere piselli, asparagi, pomodori ecc. ecc. cosi da poter guadagnare qualche lira. Più tardi trova lavoro nella famosa fabbrica di sardine “Arrigoni” di Isola.  Ogni mattina, per 2 anni, prende la bicicletta e da San Tomà va fino a Isola tornando alla sera a casa davvero stanca. Si sposa nel 1936 con un muggesano  e cosi lascia il suo amato San Tomà e viene a vivere a Muggia. Ha girato l’ Italia e l’ Estero insieme a persone della sua età con gite organizzate dalla parrocchia alla quale lei è devota oppure da qualche altro ente maggesano. Cosi ha stretto molte amicizie! Tutto questo fino alla bellezza di 96 anni, età fino alla quale andava a Muggia con il bus n° 31 e si fermava con le amiche a prendere il caffè.. da sola! Colpita da un’ infarto ( è stata addirittura in coma), con grande forza di volontà ce l’ha fatta anche se purtroppo il male e l’età hanno incominciato a scalfire il fisico conducendola alla Casa di riposo di Muggia.

Sul traguardo dei 102 anni troviamo appaiate le signore Wanda e Maria.

Wanda Deiuri in Derossi è nata il 27 dicembre 1913 a Staranzano (Gorizia), vicino a Monfalcone, ultima di quattro fratelli: Romana, Bruno e Aramis. Mentre i fratelli maschi sono purtroppo scomparsi prematuramente, la sorella maggiore Romana ha raggiunto nel 2008 l’età di 103 anni. I genitori Quirino Deiuri e Virginia Poianaz erano originari della stessa zona. Virginia dovette trasferirsi con l’intera famiglia, all’inizio della prima guerra mondiale, in un campo profughi ad Arona in Piemonte. Dopo la guerra, per motivi di lavoro (il padre Quirino, dapprima operante nella Cava Romana, e dopo la seconda guerra mondiale assunto nell’Ufficio tecnico del Comune) vennero a stabilirsi a Muggia. Nel 1934 Wanda si sposò con Giorgio Derossi, con cui collaborò intensamente nell’attività commerciale e nell’educazione dei figli Annamaria (nata nel 1935) e Giorgio (nato nel 1938). Oltre che con loro, ha sempre mantenuto affettuosi rapporti con i numerosi nipoti, in particolare con Nirvana e Bruno, figli dei fratelli Romana e Bruno. Dopo la morte del marito, nel 1989, i figli e i parenti (specialmente il genero Lorenzo e l’amato pronipote Marco, la nuora Serena e la nipote Dantina) sono rimasti ancor più uniti a lei, grati per il materno affetto e la vigile attenzione che, animata anche da una salda fede religiosa e sostenuta da un’eccezionale lucidità, essa continua a dedicare loro.
Solare, lucida e consapevole dei suoi anni, la signora Maria Ciacchi, di Santa Barbara, ci racconta che per vivere bene non bisogna esagerare con il mangiare, niente alcol e fumo, concedersi un buon riposino il pomeriggio e “camminar fin che se pol.. fino a un po’ de tempo fa coltivavo l’orto e avevo tanti fiori e se gavessi gambe bone andassi anche a balar!”. Orfana ancora bimba e cresciuta dal padre Antonio detto “Toncio Buser”, rimasta vedova del marito Attilio Ciacchi 32 anni fa, ci svela che nella vita “bisogna non stressarse e volersi bene: noi in famiglia siamo uniti: mia figlia e mio genero sono due angeli e anche mio nipote mi vuole assai bene”. Il segreto, dunque, è vivere circondati da affetto e per farlo è sufficiente esser buoni: “mi iero bona –e rivolta a chi le sta accanto– xe vero che son bona anca adesso?!”  e si direbbe proprio di si dato che alla festa si sono strette a lei anche le due giovanissime pronipoti!

A 101 anni passati, poi, si festeggia la signora Zita Bevilacqua che vive circondata dall’affetto dei suoi cari all’entrata di Muggia e, ancora in splendida forma, da amante della moda ricorda i tempi in cui lavorava in una nota sartoria da uomo in città e quanto i tempi siano cambiati.. “d’altronde son passate due guerre.. e ogni volta mi hanno portato via una fede!”

Sul gradino dei 100 troviamo, infine, Vlacich  Aurora di San Dorligo e la muggesana Russignan  Antonia (Etta) che in realtà arriverà al secolo a novembre. 

Nata il 20 aprile 1914 ad Albona, Aurora Vlacich ricorda una vita fatta di duro lavoro sui campi, dove pascolava mucche e pecore oltre a coltivare grano e mais. Sposatasi nel 1935, la famiglia si ingrandì poi con tre figli e nipoti coi quali visse in Italia dove era arrivata nel ‘50. Donna d’altri tempi, Aurora non solo veste sempre con colori scuri e ha sempre un fazzoletto in testa, ma ama ancora oggi fare la pasta in casa.. specie i fusi all’istriana!

La coetanea Antonia - Antonietta Russignan - chiamata Etta, nasce invece a Muggia il 17 novembre 1915 da Maria Derin e Francesco Russignan (chiamato Checco Birbo); è una donnina “piccola così” come cantava Lucio Dalla, ma ha ancora un bel viso, i capelli bianchi dai riflessi biondi ed un sorriso dolce e spontaneo.

I Russignan hanno antiche origini a Muggia come quelli di Isola d’Istria, e sono conosciuti per il loro mestiere di valenti pescatori, e di paron de barca sui loro natanti da più generazioni nel Comune di Muggia. Spesso, hanno esercitato assieme al duro lavoro di pescatori anche l’attività per la vendita nelle vecchie pescherie ormai scomparse, come ricorda Etta “Avevo vent’anni o poco più, mio papà Checco pescava e la mamma aveva il banco di vendita alla Pescheria Centrale sul Mandracchio; la vita anche se modesta scorreva abbastanza tranquilla”.

Correva l’anno 1937 a Muggia e nel territorio c’era la punta più acuta della repressione fascista. La cittadina con i suoi cantieri e i suoi operai erano le spine sul fianco del regime. Ogni piccolo diverbio o protesta per un miglioramento o qualsiasi idea contraria, erano duramente contestati e puniti.

“Checco Birbo mio papà - dice Etta - fu spedito a Ventotene, la famosa isola degli irriducibili, dove ha conosciuto tanti personaggi famosi. Io fui confinata nel paese di Miglionico vicino a Matera, un paese della Basilicata situato tra due fiumi e arrampicato su una collina rocciosa a 400 m. d’altezza. Anche mamma Maria, fu inviata in un paese della stessa provincia dopo averle tolto la licenza della pescheria. Uguale sorte ci fu per i parenti prossimi: una famiglia dispersa e divisa senza alcun senso organizzativo e nessuna pietà per lo smembramento del nucleo familiare che aveva figli e nipoti in giovane età”.

Etta racconta che fu alloggiata presso una famiglia del posto, che con il sussidio di poche lire  assegnato dal governo per ogni internato, cercava - data la gran miseria - di tirare avanti.

“Erano buoni e gentili – racconta Etta – e mi tenevano cara come una figlia, ma io che non ero mai stata via da casa, soffrivo lontano dai miei genitori, e per ben due mesi ho pianto dalla mattina alla sera”.Fortuna volle che riuscissero a salvarsi nel clima tremendo di quei giorni e tornare a Muggia, meno che papà Francesco che finì nel campo di concentramento di Dachau. Quando tornò, (la nipote Edera dice che ha conservato ancora la divisa a righe) era in uno stato pietoso. Nel dopoguerra ritornarono all’antico mestiere mettendo prima una pescheria in Calle Oberdan e in seguito un piccolo chiosco in Via Borgolauro, quella stradina situata tra la Via D’Annunzio e la XXV Aprile.

Ma per la nostra Etta non tutto fu così traumatico. Si sposò con un giovane di Avellino che in confronto a lei era un gigante: Nicola Marino conosciuto mentre faceva il servizio militare nella nostra zona. Ebbero un figlio maschio, due nipoti e finalmente vennero gli anni migliori. 

Tante storie, pertanto, quelle raccontate in uno splendido appuntamento intergenerazionale che si colloca a pieno titolo tra i molteplici che già si stanno realizzando tra la Casa di Riposo, l’Istituto Scolastico e d il ricremattina. Sono esattamente undici anni, infatti, che il Comune sta promuovendo una serie di iniziative che mettano in contatto e facciano dialogare giovani e anziani per migliorare la qualità dei rapporti sociali nella nostra comunità. 

Festeggiare delle età tanto importanti non può che essere un felice momento di festa per tutti. Questo record di longevità dimostra come sia importante il calore e l’affetto dei propri cari, l’attaccamento ai valori della famiglia e l’importanza della nostra comunità, che è ancora una comunità sana, dove ci si prende cura degli anziani e dove i nipoti imparano dai propri nonni e vivono in contatto con loro perché loro sono un’indispensabile risorsa, punto di forza e riferimento, oltre che la nostra preziosa memoria storica” ha commentato il vicesindaco Marzi.

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