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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Il Rossetti dice «No» alla fusione con il Css di Udine

10.05 - Il presidente Budin e il direttore Però: «Numeri e verifiche alla mano abbiamo comunicato ai soci che per noi sarebbe meglio essere un "tric"»

La proposta di matrimonio del Css di Udine al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con tanto di appoggio dei genitori (cioè le amministrazioni comunali e regionali), alla fine ha ricevuto un «No, grazie» come risposta. La notizia è stata data direttamente dal presidente Miloš Budin e dal direttore Franco Però durante un incontro organizzato al Circolo della Stampa dal presidente Rino Alessi e condotto dal giornalista e critico teatrale Mario Brandolin.

«L'obiettivo del decreto ministeriale - ha spiegato Budin - è quello di cambiare il panorama teatrale italiano, ma porta con se tanta confusione. Il ministro Franceschini ha detto che il numero di teatri nazionali deve essere ridotto al minimo, ma si è comunque scatenata una rincorsa al "titolo", anche se non c'è scritto da nessuna parte che questo porti maggiori contributi e prestigio». «A guardare i numeri richiesti da questo decreto - ha continuato Però -, è normale la corsa alle fusioni, ma i tempi per mettere insieme realtà diverse erano e sono strettissimi, in tre mesi puoi al massimo intavolare dei progetti. Anche per questo, dopo aver ragionato sui numeri del Css e del Rossetti (che sono tra l'altro una cooperativa privata e un ente pubblico con dei soci pubblici, ndr), abbiamo il nostro Consiglio d'amministrazione ha deciso di rifiutare la proposta di fusione, risposta che ora dovrà essere presentata ai soci».

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«Attenzione - ha chiarito il presidente -, la Regione ha fatto benissimo a stimolarci, soprattutto all'inizio, perchè ora abbiamo incontrato e ci siamo approcciati con altre realtà regionali, ma perseverare adesso non porterebbe a nulla di buono: con sotterfugi e artifizi aggireremmo una riforma. Per noi, in questo momento, la strada migliore è quella del teatro di rilevante interesse culturale».

«A questo punto - interviene Brandolin - si potrebbe incappare in un nuovo problema: cosa dirà il Ministero della presenza in regione di ben quattro tric?». «Non possiamo saperlo - ha risposto il direttore Però -, magari decidono di aumentare i fondi al Friuli Venezia Giulia e torna in ballo l'idea del teatro nazionale». «Quattro tric? Due tric e un teatro nazionale? Cosa cosa di meno?», ha detto Budin, che poi spiegato: «Qual è l'obiettivo del decreto? Razionalizzare la spesa? Noi, con le verifiche fatte, abbiamo appurato che diventando teatro nazionale i costi aumenterebbero in modo vertiginoso». «Vorrei ricordare - ha concluso poi Però - che la Regione, già ci finanzia al di sopra di quelle che sarebbero le richieste del nuovo decreto (almeno 40% del contributo del Fus per i "tric" e almeno il 100% per i nazionali), a noi Stabile dando la stessa quota del Fondo unico per lo spettacolo, agli altri teatri invece molto di più».

Non è mancata ovviamente la domanda che probabilmente perseguiterà il neo direttore Franco Però almeno fino alla presentazione del suo cartellone: «Finito il ventennio di Antonio Calenda, come cambierà il teatro? Quale sarà la linea guida? Meno musical e grandi eventi?». «Quotidianamente vado in regione a spiegare cos'è il teatro stabile. Le persone che incontrato sono state molto disponibili (forse perché dopo molti anni lo Stabile andava da loro invece di dire "ecco il cartellone") - ha spiegato Però -. Bisogna ritrovare quel tessuto regionale, che non è Udine, ma sono molte realtà: sia tric o nazionale, bisognerà portare le produzioni 16 o 24 volte nei teatri della regione (ovviamente l'offerta deve essere ampia e condivisa). Grazie al fortunato spettacolo di Magazzino 18 abbiamo riaperto le porte della Slovenia. Trieste è una città estremamente teatrale, per concentrazione è la prima d'Italia. Noi abbiamo sola una sala e un pubblico che ha diverse necessità. Però detto questo, vorrei aumentare la permanenza degli spettacoli, perché esiste anche il passaparola. Quindi vorrei diminuire il numero di titoli in cartellone per averli almeno 6 giorni (nella sala grande)». «È giusto ricordare che molte iniziative sono già in atto - ha spiegato infine il presidente Budin -, con le coproduzioni. Parlare di Friuli Venezia Giulia nel 2014 non è più come 40 anni fa: non ci sono più confini fisici né di cultura. Molte delle 170 mila presenze della scorsa stagione vengono da Istria, Slovenia, resto della Croazia, Carinzia, Veneto ecc».

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