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Immigrazione: workshop con testimonianze degli scienziati in fuga dalle guerre

«5 milioni di siriani cercano asilo nel mondo - dichiara un siriano emigrato negli Usa - Il 25% di essi sono accademici, professori, sctudenti, scienziati»

Un workshop sugli scienziati in fuga dalle guerre, un'occasione per ascoltare le storie incredibili di questi ricercatori costretti ad allontanarsi dalla terra d'origine (soprattutto dal mondo arabo e dai balcani). Da oggi fino al 17 marzo saranno presenti all'Ictp (Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics) nell'ambito della conferenza internazionale organizzata da The World Academy of Sciences (Twas), dall'Ogs e dall'Università Euromediterranea  di Pirano. Esperti provenienti dagli ambiti più disparati, dalla medicina alla climatologia alla chimica, vere risorse con capacità che tutti hanno interesse a preservare. 

«A Trieste nel 2015 sono arrivate circa 1400 persone (nel 2016 circa 1100) -  ha dichiarato il vice prefetto vicario Rinaldo Argentieri  nell'odierna conferenza stampa - e' presumibile che il trend per questo e per i prossimi anni a venire rimanga costante. Sono numeri importanti. E' importante che a ciascuna di queste persone sia data l'attenzione che meritano, per il loro background culturale, professionale e per le aspirazioni di vita».

Radwan Ziadeh, originario della Siria e attualmente stabilito a Washington D.C., ha diffuso qualche dato significativo: «Difficile avere numeri accurati sulla crisi umanitaria che ha colpito la Siria: prima del 2011 la popolazione era di 23 milioni. Dopo la crisi il numero e' sceso a 15 milioni. Di questi Siriani in fuga 5 milioni cercano asilo nel mondo. Il 25% di essi sono accademici, professori, studenti, scienziati. Nel conflitto alcuni fra i principali bersagli sono proprio gli scienziati sociali e politici, perche' portano avanti istanze di democrazia e cosi' facendo automaticamente si oppongono al regime».

Allarmante, invece, la testimonianza di Shifa Mathbout, rifugiata Siriana in Spagna: «Il cambiamento climatico impatta sulle migrazioni: in Siria ci sono stati due periodi di intensa siccita': 2005 e 2010, e la crisi umanitaria ha avuto inizio in seguito a questi due momenti, anche a causa della cattiva gestione delle risorse idriche da parte del Governo. Ho lasciato la SIria nel 2012 e sono arrivata in Spagna per finire il mio PhD in climatologia. Studio le precipitazioni nel bacino del Mediterraneo e ho in esame oltre 350 punti/stazioni. Il mio grosso problema e' viaggiare: ottengo il visto con difficolta', a volte me lo rifiutano.  e anche far domanda per nuovi lavori e' difficile solo per il fatto che sono siriana».

«All'aeroporto devo subire ogni volta 30-45 minuti di interrogatorio - ha continuato Shifa - soprattutto se voglio entrare nell'area Schengen, mostrando documenti e spiegando perche' mi sposto da un paese all'altro (congressi o eventi scientifici). Sono 5 anni che non vedo mio padre, e mia madre l'ho incontrata due anni fa all'aeroporto in Spagna, dove abbiamo parlato per qualche ora, perche' non volevano farla entrare. Il solo fatto di avere un passaporto siriano rende le cose difficili. Tornare in Siria? Lo spero, ma al momento sono dubbiosa».

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