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"Quando uscirò ti ucciderò comunque", in carcere per aver violato il divieto di avvicinarsi alla moglie

L'inquietante quadro giudiziario ha coinvolto un cittadino di origine irachena che avrebbe instaurato un clima di terrore all'interno dell'appartamento dove risiedeva assieme alla moglie. La donna sarebbe stata minacciata di morte, picchiata e avrebbe vissuto tre anni di violenza

Picchiava la moglie con pugni alla schiena e alle braccia, le tirava i capelli e la colpiva con un bastone, la minacciava di morte con un inquietante “domani sei già morta”. È questo il quadro giudiziario che ha visto gravemente coinvolto un cittadino di origine irachena residente a Trieste e finito in carcere dopo aver violato il divieto di avvicinamento alla moglie disposto dal Gip Luigi Dainotti ad aprile di quest'anno. 

Tre anni di terrore

La violazione che ha aperto le porte del carcere al 41enne iracheno risulterebbe essere solamente uno dei gravi elementi che sono stati raccolti dalla magistratura. Le violenze, secondo quanto riportato dall’avviso all’indagato alla fine delle indagini e dall’avvocato della donna, Giovanna Augusta de’ Manzano, si sarebbero infatti consumate tra Trieste e Mazara del Vallo nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019.

L’uomo (P.S. le iniziali e difeso dall'avvocato Maddalena Neami) avrebbe agito con reiterata violenza, utilizzando lo strumento delle minacce ed instaurando un vero e proprio clima di terrore nei confronti della giovane convivente, nell'appartamento dove entrambi risiedevano. A finire nel vortice di violenza ed angoscia venutosi a creare nella casa sarebbe stato anche il figlio, presumibilimente raggiunto anch'egli dai metodi violenti dell’uomo.

Le violenze

M.N. (queste le iniziali) sarebbe stata maltrattata e picchiata “ripetutamente, con cadenza mensile, con pugni alla schiena ed alle braccia, torcendole il braccio dietro la schiena e tirandola per i capelli, colpendola con un bastone sulla schiena e sulle gambe”. “In un’occasione – così i documenti – mettendole le mani attorno al collo e stringendo, mentre con l’altra le copriva bocca e naso per non farla respirare”. L’uomo l’avrebbe minacciata “di morte e di rimandarla in Iraq” e avrebbe preteso di “dirle cosa poteva fare e cosa no, erogandole modestissime somme di denaro per le spese quotidiane, comunque insufficienti per le esigenze della famiglia”.

Gli ultimi episodi: “Anche se divorziamo ti ucciderò lo stesso”

A metà marzo di quest’anno poi, l’uomo avrebbe procurato "lesioni alla moglie colpendola con un pugno al volto”, causandole ferite visibili anche 15 giorni dopo il grave fatto. Nei primi giorni di luglio il cittadino di origine irachena si sarebbe inoltre presentato a casa della donna infrangendo il divieto di avvicinamento, rivolgendo alla donna ulteriori minacce dopo che M.N. si sarebbe rifiutata di farlo entrare nell’appartamento.

“Tu mi hai fatto una denuncia ma ricorda, io non ti lascerò. Posso andare anche in carcere ma quando uscirò ti ucciderò comunque. Anche se divorziamo, dopo il divorzio ti ucciderò lo stesso”. I reiterati episodi di violenza, secondo il Gip Luigi Dainotti, hanno evidenziato “una condotta continuativa di sopraffazione fisica e psicologica”. Proprio per aver violato il divieto di avvicinamento, l'uomo si trova ora nel carcere del Coroneo. 

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