Cronaca

Inaugurazione anno accademico, studenti: «Giovani vivono nell'incertezza, valorizzare cultura»

Inaugurazione ieri pomeriggio del nuovo anno accademico all'Università di Trieste. La presidentessa del Consiglio degli Studenti: «Di certezze, sul futuro, ne abbiamo ben poche. Lavoro, carriera, stabilità economica: sono mete che auspichiamo e che speriamo di poter raggiungere con il nostro impegno»

Inaugurato ieri pomeriggio ufficialmente l'Anno Accademico 2015/1 6 dell'Università di Trieste. Di seguito il discorso del Presidente del Consiglio degli Studenti Chiara Attura per la Cerimonia di Inaugurazione,

Cari studenti e studentesse, Magnifico Rettore, Dottor Visco,

autorità, tecnici amministrativi, dottorandi, assegnisti, comunità universitaria tutta e cari ospiti,

vi porgo il mio saluto.

In questa giornata, come portavoce degli studenti presento a voi perplessità e auspici che toccano come me, i miei compagni di studio e le nostre famiglie.

Noi siamo studenti. E siamo parte di quella generazione dipinta forse troppo spesso come una generazione inconcludente, apatica ed irresponsabile.

Come rappresentanti, sfidiamo quel luogo comune che ci vuole manchevoli della tenacia e della forza di spirito che, sistematicamente e non si sa bene per quale ragione, caratterizza sempre la generazione precedente ma non quella in esame.

Vero è che se fosse stato chiesto a me di definire la mia generazione, probabilmente non avrei saputo rispondere in maniera appropriata.

Credo che circoscrivere e spiegare le peculiarità di una generazione significhi innanzitutto considerare gli eventi a cui è stata esposta per comprenderne l' identità e la coincidenza di prospettive future.

È forse proprio l'analisi di una nostra ipotetica prospettiva futura che potrebbe aiutarmi nel ragionamento. Di certezze, sul futuro, ne abbiamo ben poche. Lavoro, carriera, stabilità economica: sono mete che auspichiamo e che speriamo di poter raggiungere con il nostro impegno.

Una certezza è che studiare conviene, perchè rende più probabile trovare un lavoro, ma in Italia conviene meno che negli altri maggiori paesi europei. Sappiamo, sempre grazie a indagini dell'Eurostat su lavoro, reddito e condizioni di vita, che, nonostante studiare aumenti la probabilità di trovare un impiego, il vantaggio salariale della laurea appare minore rispetto a quello registrato in molti altri stati.

In una situazione in cui è lampante la mancanza di garanzie e sicurezza sul nostro futuro, la manifestazione di volontà da parte del Governo di intervenire nuovamente in materia universitaria non ci può lasciare indifferenti.

Considerati gli ingenti tagli e le pesanti riforme che il mondo dell'Università ha subìto in questi anni, mi rincresce non riuscire a ritenere veritiero l'intento di voler valorizzare la cultura, puntando esclusivamente al taglio degli sprechi.

L'idea che l'università pubblica italiana sia una sorta di buco nero, dove miliardi di euro pubblici vengono “bruciati” per i trastulli di qualche adolescente scansafatiche, è uno stereotipo che pare ben radicato e diffuso nell'immaginario collettivo.

Di certo, la bassa considerazione dell'istruzione pubblica ha contribuito notevolmente alla svalutazione delle Università, anche di Università d'eccellenza, come la nostra, e il tutto all'insegna dello slogan “valorizziamo il merito”.

Il termine “meritocrazia” è tornato molto in voga, negli ultimi anni. Si è parlato di meritocrazia come la soluzione a tutti i mali, una formula in grado di risolvere problematiche come i baronati e il cosiddetto spreco per sostenere università poco fruttuose o redditizie.

Mi chiedo come mai, se questa meritocrazia fosse la soluzione, un centro d'eccellenza come Trieste, riconosciuto da numerose classifiche anche a livello internazionale, risulti invece nella classifica ministeriale così in basso a livello di finanziamenti.

È stato detto prima di me, che noi italiani tendiamo ad apprezzare il diffuso scandalismo ingenuo, il cui messaggio di indignazione nei confronti delle istituzioni non ha alcun effetto, se non lasciare le cose esattamente come stavano.

Tuttavia, è questo stesso scandalismo che purtroppo permea l'uso punitivo della Valutazione, costruita infatti in modo tale da garantire che uno scandalo da punire esista sempre, perché ogni classifica avrà dei primi e degli ultimi, a prescindere dalla qualità media del servizio offerto. Considerata poi la riduzione delle risorse all'istruzione, derivata dalle misure governative degli ultimi anni, più che di valutazione degli Atenei italiani ritengo più corretto parlare di eliminazione di quegli Atenei che già si trovano in condizioni economiche difficili o di Atenei che per grandezza o percentuale di studenti in corso e fuoricorso non risultano agli occhi del Ministero degni di salvaguardia.

Una valutazione volta in ultima istanza alla soppressione dell'oggetto valutato potrebbe essere considerata sensata e forse in parte anche condivisibile se il bene in questione fosse un bene in eccesso o fosse garantito un bene sostituto di uguale qualità e portata del primo. Considerato il caso delle Università italiane, che non bastano a coprire il fabbisogno di laureati del Paese e ospitano una popolazione di docenti e ricercatori per milione di abitanti che è la metà di quella degli altri paesi sviluppati, direi che il bene in questione tutto è tranne che in eccesso. Inutile poi parlare della fattibilità di sostituire un servizio pubblico come l'Università.

La contrazione delle risorse degli Atenei ha portato e sta tuttora portando ad uno spaventoso incremento delle disuguaglianze tra studenti: ad un limitatissimo diritto allo studio che ritiene idoneo uno studente su dieci, è accompagnata uno tra i livelli di tassazione più alti d'Europa. Il ritardo del nostro Paese, anche nell'investimento sull'istruzione, è chiaro e deludente.

È un'amara constatazione come nella nostra Regione la borsa di studio sia diventata una sorta di rimborso spese e abbia perso il suo ruolo di garanzia; con una prima rata accessibile solo alla fine del primo semestre e neanche sempre, gli interessi salvaguardati non sono di certo quelli degli studenti.

Noi come rappresentanti abbiamo denunciato con tenacia l'entrata in vigore del nuovo ISEE, consapevoli di come questo avrebbe potuto tradursi in una vera e propria catastrofe per gli studenti idonei alla borsa di studio e alle altre prestazioni agevolate per il diritto allo studio. È così purtroppo è stato.

Con il lavoro sul bando tasse di Ateneo e grazie alla preziosa e paziente collaborazione del Dottor Del Santo e del personale dell'Università, abbiamo evitato di finire tra le file di quegli Atenei che si sono visti costretti ad alzare le tasse studentesche a causa del calo dei Fondi di Finanziamento Ordinario alle Università italiane.

Siamo tuttavia ben consapevoli che sarà molto difficile potersi permettere la stessa linea negli anni a venire.

L'esiguità dei servizi e la scarsa qualità offerta sotto il profilo del DSU non ci può non portare a chiedere alla Regione e allo Stato che facciano di più.

Investire sulla formazione e sulla ricerca è conveniente, anche da un punto di vista prettamente economico, è ciò risulterebbe palese se solo i nostri sguardi fossero rivolti un po' più in là, al futuro.

In fin dei conti, tutti qui siamo consapevoli che ci si ritrova sempre allo stesso punto: noi a chiedere garanzie e diritti, ottenendo in cambio fantasiose teorie e promesse in perenne colluttazione con i fatti.

Forse è ora che un'attività tanto alta come la politica ponga al centro delle proprie decisioni e riforme il ruolo di servitrice della comunità che dovrebbe garantire per sua stessa natura.

L' Università italiana, seppur con i suoi numerosi difetti, possiede qualità straordinarie che spesso non riescono ad emergere per via di un sistema burocratico e normativo che non riesce a valorizzarne le eccellenze.

L'Università deve poter essere in grado di agire, deve poter essere in grado di garantire la nostra formazione.

E dev'essere centrale, in tutto questo, la vera importanza della cultura: se già per via del contesto storico e sociale in cui ci siamo ritrovati, noi come generazione non abbiamo garantito un futuro a casa nostra, è a maggior ragione compito delle istituzioni garantirci un livello di istruzione tale che ci permetta delle possibilità di scelta, qui o altrove.

A nome degli studenti, vi chiedo sensibilità, lungimiranza e buonsenso.

Prima di concludere, alcuni ringraziamenti che sono certa siano condivisi dai più: al Magnifico Rettore a alla Direttrice Generale un ringraziamento per il loro notevole operato e per la disponibilità nell'ascoltare gli studenti. A tutti i tecnici amministrativi e ai dipendenti dell'Università, un grazie per il vostro lavoro e per l'aiuto che ci avete sempre garantito. E un ringraziamento speciale a tutti i miei colleghi rappresentanti, nel Consiglio degli Studenti, nei Dipartimenti, nei Corsi di Studio e in tutti gli Organi dell'Università, per condividere con me l'importanza di questo compito e di queste battaglie.

Rinnovando la speranza che la nostra Università fiorisca come culla di una cultura analitica e a tutto tondo, auspico che un giorno qualche mio successore senta in cuor suo di poter inserire nei ringraziamenti anche la nostra Regione e il nostro Governo.

Grazie.

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