Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

"Affare" delle mascherine sospette: migliaia anche in Fvg, scatta il ritiro

Dopo la messa in onda del servizio del programma "Fuori dal coro" che cita un'inchiesta della Procura di Roma sono iniziate ad emergere reazioni politiche e sindacali anche in Fvg. La struttura di coordinamento: "Distribuzione autorizzata dal Comitato Tecnico Scientifico, disposto subito il ritiro"

Erano state date in uso anche a personale sanitario del Friuli Venezia Giulia sulla base di un’autorizzazione pervenuta ad Arcs direttamente dal Comitato Tecnico Scientifico l’11 maggio 2020 ma ora la loro conformità (e la relativa gestione nazionale dell’operazione ndr) viene messa in discussione dalla magistratura. Secondo un servizio di “Fuori dal coro”, programma televisivo condotto da Mario Giordano ed andato in onda qualche giorno fa, la Procura di Roma avrebbe aperto un’inchiesta per fare chiarezza su circa 800 milioni di mascherine derivanti da una “maxicommessa da un miliardo e duecento milioni di euro” che avrebbe fruttato oltre 70 milioni di euro ai presunti intermediari. Una situazione che ha fatto emergere reazioni politiche e sindacali, e puntualizzazioni firmate Arcs – la struttura di coordinamento regionale.  

Dalla Cina all'Italia: il servizio

Per “Fuori dal coro”, le migliaia di dispositivi di protezione individuale prodotte in Cina ed importate dalla Wenzhou Light Industrial Product erano state distribuite sul territorio nazionale durante il lockdown ed erano arrivate anche nella nostra regione, prima nel magazzino centrale e poi in quelli di competenza territoriale. Il numero complessivo per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, come confermato da Arcs a TriestePrima, parla di circa 60mila dispositivi.

La precisazione di Arcs: "Autorizzazione del Cts"

Dopo la messa in onda del servizio realizzato dalle giornaliste Annalisa Grandi e Carmen La Gatta, ed in ragione di segnalazioni pervenute ad Arcs anche da parte di Asugi, la struttura di coordinamento regionale ha disposto il “ritiro immediato” di una considerevole quantità di dispositivi di protezione individuale. Il direttore sanitario di Arcs, il dottor Maurizio Andreatti riferisce che la decisione è stata presa “sulla base dell’inchiesta giornalistica e in via prudenziale” anche se il numero di mascherine ritirate (le KN95 ndr) non è ancora quantificabile. “Nei prossimi giorni avremo il quadro più chiaro” ha fatto sapere il direttore sanitario di Arcs che sottolinea come “la distribuzione che noi facciamo avviene soltanto dopo l’autorizzazione del Cts”.

Il test sui dispositivi

Entrando nel merito della questione, la magistratura romana sembra nutrire forti dubbi sulla gestione complessiva dell’operazione a livello nazionale. Le perplessità si concentrebbero soprattutto sulla conformità dei dispositivi. Durante il programma le mascherine “incriminate” sono state sottoposte ad un test da parte della Fonderia Mestieri, laboratorio del Torinese autorizzato dal ministero ad eseguire le valutazioni sulla loro efficacia. La valutazione da parte dei tecnici che emerge nel servizio è a dir poco negativa. Sul fronte locale, in diversi reparti dell’ospedale di Cattinara nella giornata di ieri sarebbero state ritirate svariate centinaia di mascherine, più di 500 solo nella struttura di Pronto Soccorso. Personale sanitario triestino conferma di averle utilizzate nei mesi estivi. “L’ultima distribuzione in Fvg – commenta Andreatti – risale al 4 agosto 2020” quindi è probabile che quei dispositivi non venissero più utilizzati all'interno dei reparti da molti mesi. 

La tendenza: aziende importatrici

Il fatto che mascherine cinesi (di diversi modelli ndr) siano arrivate in Friuli Venezia Giulia non rappresenta una sorpresa e per confermarlo basta leggere fonti dell’Inail liberamente consultabili sul web. Senza aver nulla a che fare con l’inchiesta della Procura di Roma, nella lista aggiornata riferita alla “validazione straordinaria” (con esito positivo) sulla base dell’articolo 15 comma 3 dlgs 18/2020, si trovano aziende sia triestine, con sede in centro o all’interno del polo scientifico di Area Science Park, che ditte friulane con sede nella zona di Manzano e tradizionalmente legate all’importazione di legno pregiato dal continente asiatico. Alla luce delle importazioni si potrebbe dire "di necessità virtù", visto che aziende leader in settori diversi dalla sanità si sarebbero ricavate una vera e propria nicchia di mercato per poter essere in prima linea nell’emergenza pandemica e nel settore delle tanto richieste mascherine.

Le reazioni, Stabile (Forza Italia): "Il tempo è scaduto"

Tornando all’inchiesta giornalistica messa in onda dal programma televisivo, la notizia ha fatto emergere le prime reazioni politiche e sindacali. Come sostenuto dalla senatrice di Forza Italia Laura Stabile, l’indagine avrebbe “messo ancora una volta al centro la scandalosa questione delle mascherine acquisite a livello centrale e costate un patrimonio”. Secondo la berlusconiana già tempo fa “attraverso atti di sindacato ispettivo si era chiesta trasparenza soprattutto per garantire sicurezza e tutelare gli operatori sanitari che in quegli ospedali si sono contagiati e talvolta hanno perso la vita. Il tempo è scaduto: fuori le responsabilità e si faccia da parte chi ha sbagliato. Depositerò nei prossimi giorni una interrogazione urgente al nuovo Governo”.

Il sindacato scrive ai vertici regionali

Dopo il servizio il sindacato Fials ha inviato una nota ai vertici regionali per chiedere spiegazioni in merito: “Riteniamo che se ciò corrispondesse al vero (il riferimento è alla presunta assenza di test che ne avrebbero dovuto indicare la conformità ndr) sarebbe molto grave” così il segretario Fabio Pototschnig che aggiunge come alcune segnalazioni erano state inviate dalla sigla sindacale negli ultimi giorni di luglio 2020. Segnalazioni alle quali era stato risposto citando proprio l’autorizzazione del Cts: “Le caratteristiche dei dpi segnalati sono garantite” si legge nella nota.

p.s: TriestePrima ha cercato di contattare senza fortuna l’assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi. La redazione rimane a disposizione per un eventuale comunicazione da parte del vicegovernatore.   

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