Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Il "calvario" di un'anziana dopo un incidente domestico: la testimonianza

Riceviamo e pubblichiamo una segnalazione pervenuta in redazione

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza relativa ad un disagio vissuto da una anziana signora nei giorni scorsi. 

Non sono neanche le dodici di un venerdì di metà dicembre. Trieste, centrale operativa del Telesoccorso. Scatta un allarme: a lanciarlo una donna anziana e sola, classe 1934. È caduta, il dolore al braccio è lancinante, non può controllarlo e non può servirsene per rialzarsi, l’anno prima il femore, poi ferma in casa per debolezza e pandemia, non può nemmeno contare su delle malferme gambe per rialzarsi, tranquillizzarsi e prendere coscienza dell’accaduto. Preme un tasto, quel tasto che può collegarla al resto del mondo. L’udito è debole, giunge rapido un operatore e la trova riversa al suolo, non può che chiamare un’ambulanza per ricevere qualificato soccorso.

Una donna in stato interessante della fidata bottega sotto casa, percepisce che è successo qualcosa e si precipita nell’appartamento dell’anziana. Dal database della centrale rintracciano il numero di riferimento e chiamano: è una persona che non è nemmeno un “congiunto” nell’accezione ormai nota per uno dei dati dpcm. La donna infortunata, secondo le istruzioni impartite dal protocollo, deve rimanere al suolo, non bisogna somministrargli dell’acqua, al più si può coprirla. 15.20, i soccorsi chiamati non giungono e già erano stati sollecitati: ci sono tante emergenze in corso e non ci sono mezzi, ripetono litanicamente, e non si sa quanto convintamente, gli operatori.

Di lì a una quindicina di minuti la caricano su un’ambulanza, nessuno può andare con lei: c’è il covid, è il protocollo. Si sa e si comprende. Si tratta di una frattura scomposta e frammentata all’omero, riferiscono dal Pronto Soccorso ma la dimetteranno in serata. È di poco passata la mezzanotte: in una desolata Trieste transita in solitudine un’autovettura alla volta del nosocomio di Cattinara, il “non congiunto” si reca a recuperare l’anziana dimessa dalla struttura ospedaliera. Qualche minuto e finalmente a casa, dove l’infortunata si rasserena e può coricarsi nel suo letto, tra quelle mura che comunque le infondono sicurezza, specie dopo una giornata movimentata e un osso malamente rotto.

Ma la mattina la sua amica degli anni del ginnasio non la sente, pensa che forse come al solito le orecchie della coetanea giochino un brutto scherzo. Passano le ore e non ricevendo notizia, preoccupata, allerta il Telesoccorso. L’anziana donna dimessa nottetempo, non avendo familiarità col “tutore” che le immobilizza il braccio, era scivolata dal letto e, nel tentativo di rialzarsi, si era incastrata sotto il letto stesso, senza possibilità di attivare il Telesoccorso il cui dispositivo portava al collo. È così che la trova l’operatore giunto sul posto, che allerta il numero unico delle emergenze. Dopo un’ora e mezza di attesa, un’autoambulanza la porta di nuovo a Cattinara.

Nel cuore del pomeriggio un medico della struttura del Pronto Soccorso, informa l’unica persona di riferimento al telefono che giudica opportuno disporre un ricovero, sia in considerazione degli accadimenti occorsi nella notte che del riscontro del valore basso dell’ emoglobina che rende necessarie delle trasfusioni. Tampone di rito: è il protocollo in vista dei ricoveri. Domenica mattina altro medico altra telefonata: questo ricovero non è avvenuto e non avverrà, il protocollo non lo prevede. Lunedì mattina, l’anziana donna è ancora in Pronto Soccorso, sarà dimessa: un’infermiera in forza al Distretto di competenza provvederà ad attivare un servizio domiciliare appaltato a Cooperativa, ciò per qualche giorno, il tempo di organizzarsi.

È così che dopo due notti al Pronto Soccorso l’anziana rivede la sua casa poco dopo mezzogiorno, alle 18 dovrà essere raggiunta dall’assistente incaricata dal Distretto. Ma circa un’ora prima la donna era nuovamente finita dal divano al pavimento, faticosamente striscia fino alla porta dell’appartamento per attendere che l’incaricata citofoni. Riesce ad aprire, la donna incaricata la trova al suolo, il braccio dell’anziana è uscito in gran parte dal tutore che lo immobilizza. Non può far altro che allertare il 118 ed avvisare il “non congiunto”. Questi raggiunge l’abitazione della signora, lei è lucida, risponde puntualmente ed anzi si informa dei fatti della giornata, dà disposizione per i pochi oggetti personali da prepararle in vista di un trasporto all’ospedale. Ma è distesa su un freddo pavimento in compagnia delle sue magagne ortopediche e degli acciacchi dei suoi ottantasei anni da più di un’ora in un umido lunedì sera di dicembre.

La persona di sua fiducia richiama il 118: vorrebbe sapere almeno una tempistica. Ed ecco che con cortesia l’Operatore al telefono risponde in punta di faq e ribadisce che così deve stare sino all’arrivo dei soccorsi, è il protocollo. Ma a fianco dell’Operatore un’altra persona si lascia andare ad una infelice esternazione volta a sottolineare il fastidio e disturbo a loro cagionato da questa anziana che in un paio di giorni si è “permessa” di richiedere tre volte il loro intervento.

Questo non era nel protocollo. Questa volta quelli dell’ambulanza riescono a “normalizzare” pazientemente la situazione, già, questa volta. In questa vicenda abbiamo visto diversi protagonisti tutti diversi: ci sono i “buoni” e ci sono i “cattivi”. Poi ci sono i protocolli, tanti protocolli: ci sono quelli che si prendono cura del malato e quelli che applicano protocolli. Eroismo e santità sono attributi della persona nella sua unicità, non di una categoria nella sua globalità.

Le idealizzazioni o, viceversa, le demonizzazioni non afferrano la complessità del reale: la narrazione dovrebbe superare i ristretti ambiti dell’olografica rappresentazione romanticheggiante per approdare, finalmente, a un auspicabile verismo che può restituire un’immagine della realtà meno idealizzata e sicuramente più cruda e più vera. E ciò varrebbe la pena averlo sempre presente, anche nell’era del Covid. Ah già….a proposito: il tampone era negativo.

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