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Domenica, 26 Maggio 2024
Il caso / Barriera Nuova - Città Nuova / Foro Ulpiano

Vendeva cannabis legale: assolto dopo l'accusa di spaccio

Il titolare del negozio, ora chiuso: "E' stata una liberazione, ma ho perso circa 80mila euro. Diversi miei clienti fermati dalle forze dell'ordine, ho dovuto chiudere l'attività"

TRIESTE - Vendeva cannabis legale nel suo negozio ed era stato indagato per spaccio, ma è stato assolto "perché il fatto non sussiste" . Si tratta di Ales Trcek, ex titolare del Punto G, in via del Broletto, ora chiuso definitivamente. La sentenza è stata pronunciata oggi, venerdì 17 marzo, dal giudice Alessio Tassan, dopo la richiesta di assoluzione anche da parte del Pm Massimo De Bortoli. All'epoca dei fatti la polizia aveva effettuato numerosi controlli in diversi negozi di cannabis legale, anche nei confronti dei clienti, fatto che era stato riportato dai mezzi d'informazione e aveva suscitato un vivace dibattito. Le persone venivano fermate appena uscite dagli esercizi commerciali, che per questo motivo avevano registrato un calo delle vendite. Nel caso del Punto G l'attività è stata chiusa, anche perché una parte della merce, tra cui dei cosmetici, è stata sequestrata.

"E' stata una liberazione - ha dichiarato Trcek, commentanto la sentenza - ma ho perso circa 80mila euro. Anche se la merce mi sarà restituita, dopo tre anni è scaduta e non è più vendibile. Diversi miei clienti sono stati fermati e controllati dalle forze dell'ordine, la voce si è sparsa e le vendite sono calate, così ho dovuto chiudere l'attività, già prima della pandemia".

Per cannabis legale si intende un prodotto con una percentuale di Thc (i principi attivi che generano effetti psicotropi) compresa tra lo 0,2 e lo 0,5 per cento. Viene a tutt'oggi commercializzata in svariati negozi ancora attivi a Trieste, compresi i distributori automatici.

Trcek è stato assistito dall'avvocato Antonio Cattarini, che ha dichiarato: "il mio cliente, da commerciante, non aveva né i mezzi, né la possibilità né il dovere di analizzare il prodotto per verificarne il potere drogante. Lui vendeva prodotti legali, che avevano una loro scheda e questo esclude un elemento soggettivo".

"Su queste bustine - continua il legale - c'era scritto che non erano destinate al consumo ma al collezionismo, tuttavia il mio assistito non risponde dell'uso che ne fanno i suoi clienti. Quando si vendono coltelli da cucina qualcuno può usarli per ferire le persone, ma sono prodotti creati per tagliare gli alimenti".

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