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Spara, incassa e fuggi: benvenuti a Trst, la capitale balcanica dell’edilizia

I gravi fatti di cronaca avvenuti in città nell'ultimo periodo hanno coinvolto numerosi cittadini di origine balcanica, sempre legati ai lavori nei cantieri. Massimo Marega della Fillea Cgil fa il punto della situazione: "Negli ultimi due tre anni abbiamo visto un accrescimento di imprese che non erano presenti sul territorio e che probabilmente con la fine dei bonus se ne andranno o non esisteranno più"

TRIESTE – Ad essere buoni potremmo parlare di rinascita del comparto, ma a sentire gli addetti ai lavori sembra che a Trieste sia nato un mostro a cinque teste. Il settore dell’edilizia è esploso, con la proliferazione sul territorio di centinaia di imprese nuove, riconvertite nel nome dei bonus, superbonus e tanto spirito santo. Una facciata in procinto di scrostarsi molto presto, lasciando precipitare a terra non solo calcinacci, ma anche l’intero palazzo. Se a tutto ciò si aggiungono problemi contestuali alla realtà di confine, come il dumping delle realtà straniere, o alla silenziosa penetrazione di interessi e affari non sempre inclini alle leggi, ecco che il quadro è preoccupante. “Il problema dei distacchi - spiega Massimo Marega, segretario regionale della Fillea Cgil – rappresenta un danno più generalizzato, perché si estende anche ai lavoratori stranieri a cui non viene applicato il contratto italiano, che in genere è di miglior favore”. Un problema che a caduta provoca dei danni tanto per la cassa edile quanto per l’Inps. 

"Scoperchiato il vaso di Pandora"

La questione del bonus al 110 per cento non ha fatto altro che scoperchiare un vaso di Pandora. Da un lato, come sostiene Marega, ha assunto il ruolo di volano, dall’altro ha innescato la discussione e una “continua manutenzione” della norma rispetto alla cessione del credito. “Negli ultimi due tre anni abbiamo visto un accrescimento di imprese che non erano presenti sul territorio e che probabilmente con la fine dei bonus se ne andranno o non esisteranno più”. Le cosiddette imprese “nate ieri”, poco strutturate e che, ogni giorno, aggiungono il loro nome alla lista delle chiusure. Insomma, per dirla alla triestina, un vero e proprio “grampa e scampa”.

Il popolo dell'edilizia 

Palazzi ottocenteschi da ristrutturare, facciate monumentali, colorazioni neoclassiche e quegli slanci liberty da far girare la testa a chiunque. L’appeal del settore è però “non così gradito”. A Trieste, infatti, negli ultimi vent’anni la classe dirigente ha puntato tanto sul turismo e su altri settori. Se sei italiano e hai tra i 20 e i 60 anni, potresti lavorare nei servizi, nel pubblico, forse fare il cameriere in una delle tante pizzerie del centro, non certamente l’operaio. Quel mestiere, in riva all’Adriatico, lo fanno i serbi, i kosovari, i rumeni, i moldavi, un po’ anche gli sloveni e i croati. “L’attività è percepita come usurante e gravosa – continua Marega -, ma ci sono figure anche altamente qualificate. I lavoratori stranieri nel settore sono il 70 per cento e negli ultimi dieci anni abbiamo assistito alla presenza sempre più costante di lavoratori provenienti dai Balcani, ma anche da paesi come il Pakistan, Afghanistan e dal nord Africa”. 

Irregolarità, infiltrazioni e accordi con Slovenia e Croazia

Le persone si muovono e con esse lo fanno anche i soldi. “Da sempre, per chi svolge attività criminose l’edilizia viene vista come una lavatrice naturale di denaro sporco. Il comparto, per la struttura che ha, offre occasioni di infiltrazioni da parte di soggetti malavitosi”. La guardia di finanza ha scoperto una truffa pari a poco meno di quattro miliardi di euro, di cui “solo” uno tra Roma e Foggia. In maniera fraudolenta è stato utilizzato soprattutto il bonus al 90 per cento. “Se non si controlla la filiera della manodopera ecco che emergono fenomeni di irregolarità” spiega ancora Marega. “Abbiamo assistito a fenomeni sul territorio di Trieste, ma anche nel vicino Veneto, su cui la magistratura sta lavorando. Rimane sempre la paura che dietro a milioni di euro che si muovono, ci sia la possibilità che qualcuno penetri e danneggi, con infiltrazioni di varia natura, lo stesso settore dell’edilizia. “Perimetrare chi entra nel nostro territorio e poi svolge attività nel comparto dell’edilizia è uno dei fondamenti per capire cosa si muove all’interno del settore. Non avere la perimetrazione di quanti lavoratori sono presenti nel nostro settore ti dà la dimensione di alcuni fenomeni di irregolarità presenti”. Allo studio c’è la possibilità, almeno per quanto riguarda le vicine Slovenia e Croazia, di un “percorso con accordi bilaterali”, in realtà tutto ancora da studiare.

Controlli e bonus  

“Rimane la preoccupazione rispetto al fatto che ci sono imprese che a nostro avviso – così il segretario della Filea - non sono così qualificate. Ci sarà da capire se troveranno continuità nei prossimi anni”. Il colpo di grazia sembra averlo dato il governo, con la chiusura dei rubinetti sul bonus. Per il futuro, si spera che a fare i lavori non siano più imprese nate dal nulla, incapaci di far fronte ad eventuali incidenti di percorso o indifferenti rispetto alle norme contrattuali del Paese dove operano. Dall’altro lato il settore si aspetta che i controlli vengano svolti (non sempre sulle stesse imprese) e che i soggetti a cui è affidato il monitoraggio inizino a condividere maggiormente i dati. Ispettorato del lavoro, Azienda sanitaria ed ex comitato paritetico. “Hanno tre ruoli distinti ma se c’è uno scambio di dati, almeno per sapere chi controlla cosa, allora i controlli sarebbero più efficienti”.

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