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Quando il dovere chiama: tre triestini in missione nelle zone più colpite dal virus

Gli infermieri Manuel Cleva, Gigi Spinelli e Giacomo Cigui giovedì pomeriggio partiranno alla volta delle zone "rosse" per dare il loro supporto nelle aree più critiche. Rimarranno fuori Trieste per tre settimane

Nell'infinità di storie personali e professionali che l'emergenza CoViD-19 ha prodotto fin dal suo inizio, il posto in prima fila va riservato alle migliaia di dipendenti delle aziende sanitarie che con nobile abnegazione portano avanti il loro lavoro per sconfiggere il virus. Da Bolzano a Trapani, tutta la penisola italiana ha seguito con ammirazione lo sforzo degli infermieri, dei medici, degli oss e di tutto il personale sanitario impegnato da settimane tra le ambulanze, le corsie d'ospedale, le case di riposo ed il lavoro "sulla strada". Ma l'impegno si manifesta anche in virtù di una solidarietà nazionale, con personale sanitario chiamato a Roma nella sede della Protezione Civile e assegnato ad aree dove la situazione è più critica che altrove. 

I "muli" infermieri

Tre di questi sono triestini e partiranno giovedì pomeriggio alla volta della capitale, da dove verranno smistati e indirizzati in quelle "zone rosse" che lottano ancora contro il CoViD-19. Il trentaseienne Manuel Cleva, il quarantatreenne Gigi Spinelli e il trentatreenne Giacomo Cigui sono infermieri dipendenti dell'Azienda Sanitaria e lavorano in tre settori diversi: il primo è da dieci anni sulle ambulanze del 118, il secondo lavora nella sala gessi della struttura di ortopedia dell'ospedale di Cattinara ed il terzo infine è operativo presso la centrale Sores di Palmanova. Il "viaggio" per dare una mano a chi è duramente colpito dal virus durerà tre settimane. 

Le parole del 118

A Roma parteciperanno ad un briefing di accoglienza per ripartire subito il giorno per la destinazione finale. Il direttore del 118 Alberto Peratoner ha commentato così: "Ritengo che, mettersi lavorativamente a disposizione di altri contesti ed altre regioni più colpite e provate da questa emergenza, rappresenti
un segnale non scontato né dovuto, a testimonianza della passione per questo lavoro e del senso di responsabilità e solidarietà tra professionisti sanitari". In conclusione, se il futuro del Paese rimane incerto anche e soprattutto sul piano economico, al di là della retorica e degli schieramenti partitici che vorrebbero mandare a casa il governo Conte, la cosiddetta ripartenza sarà merito soprattutto della prima linea e non di chi stava appollaiato ad aspettare l'occasione buona per salire sul carro delle proteste politiche. 

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