Cronaca

Iniziative triestine, il Ponte Curto si tinge di rosso per dire no alla pena di morte

L'Assessore Tonel: «Anche noi, per quanto nelle nostre possibilità intendiamo contribuire alla definitiva scomparsa della pena capitale dal panorama giuridico e penale degli Stati»

Organizzate dalla Comunità di Sant'Egidio – promotrice già dal 1998 di un appello internazionale per una Moratoria Universale della pena di morte e poi, dal 2002, della Giornata Mondiale «Città per la vita-Città contro la pena di morte» - in collaborazione a livello locale con il Comune di Trieste, sono state presentate in Municipio le iniziative che anche quest'anno saranno attuate (o sono già in corso) nella nostra città in occasione del 30 novembre, proclamato quale Giornata internazionale contro la Pena di Morte, nel ricordo della prima abolizione della pena capitale da parte di uno Stato. A illustrare gli intenti e i contenuti di questa XV edizione della Giornata sono intervenuti l'Assessore comunale alle Pari Opportunità e Comunicazione Serena Tonel, Emanuela Pascucci della locale Comunità di Sant'Egidio e il “paladino” e assertore dell'iniziativa, lo statunitense George Kain.

A Trieste – hanno detto la Tonel e la Pascucci – è stato stabilito di illuminare, ancora una volta, con il particolare color rosso magenta, il Passaggio “James Joyce”, il ponte sul Canale di Ponterosso (detto 'Ponte Curto'), quale “logo vivente” dell'adesione alla campagna da parte della nostra Città. Inoltre, quale diretto testimone di una realtà particolarmente difficile e complessa in questo senso qual è quella degli Stati Uniti d'America, la Sezione locale di Sant'Egidio ha nuovamente invitato a Trieste il professor George Kain, docente di Diritto penale alla Western Connecticut State University di Danbury ed ex commissario di polizia nella città di Ridgefield (sulla costa orientale degli USA). Il professor Kain, già sostenitore della massima pena ma poi via via convertitosi per l'incontro con illustri abolizionisti e, soprattutto, per l'aver studiato e riscontrato molti casi in cui il condannato risultava innocente dopo la sua morte. «E' importante parlare ai giovani; e continuare a parlare al mondo. E dire a tutte le persone, ai cittadini di ogni Paese che uccidere le persone non può più venir considerato un “affare di Stato” o una questione dei governi. E devo dire che l'Italia è un leader nel mondo, anche grazie a Sant'Egidio, in questo grande movimento contro la pena capitale. Un movimento che deve continuare e crescere ancora!».

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