Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Via Sant'Anastasio

Inps, Usb in piazza: "La sede di Trieste rischia la chiusura per carenza di personale"

"Tagli dal Governo e mancanza di turnover", secondo l'Unione sindacale di base, avrebbero portato al collasso l'ente pubblico, che "ha sempre più difficoltà nell'erogare pensioni e casse integrazione. Si rischiano disordini sociali". Oggi la manifestazione in via Sant'Anastasio. Il direttore Inps Fvg: “Necessarie assunzioni, pochi dipendenti giovani”

“Tagli e scelte scellerate a livello governativo”, che avrebbero portato a “un depotenziamento dello stato sociale e del settore pubblico a tutti i livelli, in particolare nel settore della previdenza sociale”, è quanto denunciato dall’Unione Sindacale di Base (Usb), che stamattina ha organizzato una manifestazione di fronte alla sede dell’Inps di via Sant’Anastasio. Come specificato in una conferenza stampa lo scorso mercoledì, i sindacalisti segnalano una situazione di grave carenza di organico nella sede Inps di Trieste, con conseguenti ritardi nell’erogazione dei servizi al cittadino.

“Sempre più persone non hanno da mangiare  E’necessario assumere personale – ha dichiarato l’esponente di Usb Silvia Di Fonzo –: nella sede di Trieste ci vorrebbero 200 dipendenti ma ne abbiamo attualmente 85, e 21 andranno in pensione entro fine anno”. La questione del sotto organico dell’Inps si ripercuote sull’erogazione delle prestazioni a sostegno del reddito: “Sempre più persone non hanno da mangiare – ha ribadito Di Fonzo – il rischio è che si verifichino disordini sociali a breve termine”.

“In questa regione – ha dichiarato Giuseppina Di Pasquale - i dipendenti dell’Inps in meno di 10 anni si sono dimezzati, in tre anni i dipendenti didi Trieste hanno subito un calo del 25 percento. Il tutto per mancanza di turnover e per le continue esternalizzazioni. 642 sono i servizi che erogano l’Inps e sono arrivate 85mila domande di cassa integrazione nell’ultimo anno. Il rischio, se non si inizia ad investire nel pubblico, è che molte sedi saranno chiuse e accorpate, e l’ente non potrà più garantire assistenza sul territorio”.

I sindacalisti hanno segnalato una vera e propria “invasione di chiamate e richieste d’aiuto” da parte dei cittadini, anche nel settore del lavoro privato. Come già spiegato nella recente conferenza stampa dai sindacalisti Massimiliano Generutti e Giorgio Vesnaver, circa una ventina di pensionati negli ultimi mesi sono stati raggiunti da richieste di rimborso anche per 10mila euro in seguito a ricalcoli, principalmente persone anziane con pensioni inferiori ai 350 euro. Le successive richieste di spiegazioni all'ente pubblico, è stato dichiarato da Vesnaver “spesso ricevono risposte poco chiare e farraginose, e spesso quando il pensionato fa ricorso ottiene ragione perché si tratta di errori dell’Inps”.

Il direttore dell’Inps Fvg Paolo Sardi, raggiunto al telefono, sostiene invece che il più delle volte si tratta di “errori, anche in buona fede, nelle autocertificazioni dei pensionati, che vengono scoperti solo in seguito, quando si possono controllare le dichiarazioni dei redditi. Purtroppo a volte accade che alcuni percepiscano pensioni per i quali non hanno versato contributi sufficienti. Dopo la segnalazione di Usb sono andato a verificare e c’erano situazioni di non corretta dichiarazione reddituale”.

Sardi specifica anche che “nel 2020 abbiamo ridotto l’attività di recupero debiti perché in piena pandemia non volevamo intaccare situazioni già complicate, così abbiamo tolto personale dal recupero crediti e lo abbiamo impiegato nell’erogazione delle casse integrazione. Purtroppo operiamo in base a disposizioni di legge e campagne generaliste, le regole non vengono decise a livello regionale”.

Per quanto riguarda la carenza di organico, il direttore regionale si dichiara d'accordo con Usb e dichiara che “non riguarda solo Trieste ma tutta la regione. Le pratiche sono aumentate del 4200 percento rispetto al 2019 ma siamo la prima regione in Italia per evasione di pratiche e terzi per gradimento. Il vero problema è che la maggior parte dei nostri dipendenti ha più di 57 anni e su poco più di 400 dipendenti solo 20 sono giovani intorno ai trent’anni. Tra due tre anni non essere più in grado far fronte a richieste, servono maggiori investimenti dal Governo”.

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