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Ioapro contro Iononapro: le voci degli esercenti dopo il flop della protesta

Anche per chi idealmente era d'accordo con la protesta ha prevalso la paura delle sanzioni e il rispetto per le leggi, anche dopo l'invito a non aderire diramato da Fipe Confcommercio e Confesercenti. Le voci di quelli che non hanno aperto

Infuria sui social la battaglia tra i due hashtag del momento: #ioapro e #iononapro. La protesta di venerdì scorso ha visto in tutta Italia alcuni locali aprire al pubblico nonostante le restrizioni, ma per quanto a Trieste il sostegno sul web sia stato consistente, solo quattro locali sono stati sanzionati nella serata di venerdì scorso. Non perché non manchino le perplessità sull'effettiva necessità della chiusura, né l'insoddisfazione per i ristori non sempre sufficienti, ma anche per chi idealmente era d'accordo con la protesta ha prevalso la paura delle sanzioni e il rispetto per le leggi, anche dopo l'invito a non aderire diramato da Fipe Confcommercio e Confesercenti.

Tra i non partecipanti alla protesta, alcuni hanno lanciato convintamente l'hashtag #iononapro, come Matteo Pizzolini del Caffé Torinese: “Sono solo convinto sia necessario protestare nel rispetto delle leggi, con manifestazioni di piazza come quelle già organizzate dalla Fipe. Infrangere le leggi è controproducente perché verremo additati ancora di più come i capri espiatori della situazione. Per questa opinione sono stato attaccato da una gran quantità di 'rivoluzionari', che mi hanno augurato di fallire e hanno dichiarato che non metteranno più piede al Torinese. Come se rispettare le regole fosse un reato”.

“Forse siamo più fortunati perché lavoriamo soprattutto il pomeriggio e la mattina - spiega Pizzolini -, ma siamo comunque penalizzati, infatti la nostra dipendente è in cassa integrazione. Sia lei che noi abbiamo ricevuto tutti i sostegni dallo Stato nei tempi previsti sul nostro conto. Chi non li ha ricevuti forse dovrebbe cambiare commercialista”.

Dello stesso avviso è il titolare del buffet Roby in via Torrebianca: “Non sono d'accordo con questa protesta ma mi rendo conto che alcuni stanno peggio di me. Chiaramente l'incasso non è più lo stesso ma ce la caviamo perché lavoriamo soprattutto a pranzo e non dobbiamo pagare l'affitto. Quello è un problema per molti, perché i proprietari purtroppo non fanno sconti. Anche i ristori sono arrivati nei tempi previsti e ci hanno dato una mano. So che molti colleghi stanno peggio di me, ma personalmente ho più paura del Covid che della crisi economica, è un problema che non ci lascia molta scelta”.

Molto meno soddisfatti dei ristori e dei cali di fatturato sono i locali che lavorano soprattutto la sera, o che aprono anche a pranzo ma che risentono della chiusura degli uffici per lo smartworking, principalmente le realtà più grandi e i proprietari di più locali, alcuni dei quali si dicono 'strozzati' dagli affitti.

C'è anche chi, pur sposando la filosofia dell'#iononapro, mantiene la linea critica contro il governo, come il consigliere comunale Gabriele Cinquepalmi (Fdi), titolare del ristorante Casa Rosandra: “Rispetto la legge e i miei clienti, che rischiano una pesante sanzione se decidono di disobbedire, ma non mollo la protesta politica di chi ci governa da Roma senza rispetto”.

Il malcontento, tuttavia, continua a crescere anche se il Prefetto Valerio Valenti ha dichiarato questa mattina che la situazione è abbastanza tranquilla e nel complesso la maggior parte degli esercenti si è rivelata rispettosa delle regole. Sicuramente nelle piattaforme social i battibecchi stanno raggiungendo le dimensioni di una piccola guerra civile, e l'impressione è che le tensioni, pur non sfociando in una vera e propria disobbedienza sociale, stiano progressivamente montando nell'ombra.

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