Giovedì, 17 Giugno 2021
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Revoca onorificenza a Tito, l'Unione degli Istriani chiede alla Lega di modificare la legge

Questo pomeriggio alle 16.30 presso la sede del sodalizio guidato da Massimiliano Lacota si terrà una conferenza stampa relativa alla proposta di modifica della legge che concesse l'onorificenza a Josip Broz. L'UDI chiede la modifica della legge perché non è prevista la revoca post mortem

Lacota, Roberti e Polidori in una foto d'archivio

La Lega torna sull'onorificenza a Tito e ripresenta la proposta di legge per revocarla. Questo pomeriggio alle 16.30 presso la sede dell'Unione degli Istriani l'onorevole Massimiliano Panizzut ribadirà la volontà politica del partito di Salvini di schierarsi apertamente nel dibattito sul confine orientale, volontà ben manifesta da quando il Carroccio sembra aver iniziato a strizzare l'occhiolino al sodalizio guidato da Massimiliano Lacota. 

Il Carroccio vicino agli istriani

La Lega infatti sembra essere sempre più vicina alle istanze politiche dell'Unione degli Istriani, vicinanza espressa anche in occasione della cerimonia del 10 febbraio scorso con il bagno di folla del vicepremier alla foiba di Basovizza. Lacota e soci vedono di buon occhio l'impegno della Lega, tanto che da qualche tempo i rapporti si sono consolidati soprattutto nel nome delle vicende legate a doppio filo alla storia della Venezia Giulia.

I vertici regionali della Lega, il governatore Massimliano Fedriga e l'assessore alla Sicurezza Pierpaolo Roberti, erano presenti al conferimento del premio al regista Maximiliano Hernando Bruno, che ha firmato la pellicola "Red Land - Rosso Istria", film andato in onda sulle reti nazionali e che ha fatto parlare di sé sia in termini di successo che di polemiche politiche.  

La proposta di modifica

La Lega quindi si fa portatrice delle volontà dell'UDI con "la presentazione della proposta di modifica della legge 3 marzo 1951, n. 178", depositata per l'appunto da Massimiliano Panizzut, "per revocare le onorificenze vergognosamente concesse al famigerato Maresciallo Tito nell'ottobre 1969 dall'allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat".

L'Unione degli Istriani spiega che "la suddetta legge ha istituito l'Ordine «al merito della Repubblica italiana», e con esso la più importante onorificenza che può essere assegnata a un cittadino italiano o straniero per ricompensare «benemerenze acquistate verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari», ovvero il titolo di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone".

"Questa cortesia diplomatica - continua la nota - ha dato vita a una serie di tragici paradossi, visto che il 2 ottobre 1969 ha ricevuto questa onorificenza il dittatore jugoslavo Josip Broz, detto Tito, noto tristemente per gli eccidi delle Foibe, che hanno provocato migliaia di morti italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, e che con altre storiche angherie hanno costretto all’esodo 350.000 nostri connazionali che sono dovuti fuggire dalla loro terra".

Non è prevista la revoca dopo la morte

Per poter revocare questa onorificenza però l'Unione degli Istriani ha bisogno che la Lega metta mano alla legge, perché, spiega la nota "la normativa vigente – nello specifico gli articoli 8, 10 e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1952, n. 458, nonché gli articoli 21 e 22 dello Statuto dell'ordine – non prevede la revoca post mortem dell'onorificenza, circostanza questa che non consente di intervenire in un secondo momento, quando dopo il decesso dell'insignito ricorrano i presupposti per la revoca".

Secondo il sodalizio di Lacota "l'onorificenza costituisce una palese contraddizione considerate le incontrovertibili testimonianze storiche in base alle quali al dittatore jugoslavo vengono attribuite precise responsabilità dirette nell'attuazione della feroce pulizia etnica nei confronti dei nostri connazionali avviata dal 1943 in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia". 

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