Venerdì, 12 Luglio 2024
Il racconto dal fronte

Le bombe e i missili su Kiev non si fermano: "Dove sono gli aiuti umanitari?"

Il fotoreporter triestino Federico Quintana racconta a TriestePrima l'ennesima giornata di guerra trascorsa nella capitale ucraina. "La situazione è drammatica e surreale: puoi sentire le esplosioni senza mai capire da dove arrivino"

"Venti minuti fa ho sentito una forte esplosione. La più grande fino ad ora. Utilizzo il singolare perché non erano colpi di artiglieria. Era un missile. Sono qui da giorni, ormai ho imparato a distinguerli". A parlare è Federico Quintana fotoreporter triestino di origini argentine, ora corrispondente a Kiev per NurPhoto. Sono passate da poco le 20 del 2 marzo, ora italiana, quando il Kyiv Independent annuncia che "il razzo che aveva preso di mira il Ministero della Difesa è stato abbattuto dal sistema di difesa aereo e il suo relitto è caduto vicino alla stazione ferroviaria di Kiev". Intanto, nel corso della giornata la Farnesina aveva garantito l'operatività dei treni invitando caldamente chi è rimasto a fuggire. Martedì un altro missile aveva rimbombato in tutta la capitale. Il bombardamento aveva colpito la torre della televisione e le schegge hanno danneggiato il vicino memoriale di Babyn Yar dedicato alla Shoah, “dopo 24 ore le macerie erano ancora fumanti”. 

La testimonianza dalla prima linea

Un caos calmo ha avvolto Kiev nel settimo giorno di guerra. C'è stata una relativa “tranquillità”, anche se la “tensione continua a salire”. I combattimenti continuano in periferia e il centro non è stato ancora invaso, “la città per ora è salva”. Qualche negozio di alimentari ha aperto e qualcuno è uscito a fare rifornimento. "Hanno caricato soprattutto acqua – racconta il fotoreporter -. Le risorse attualmente non sono un problema ma potrebbero diventarlo. Non sono illimitate e non stanno arrivando”. Le persone si chiedono quanto potranno resistere, soprattutto se la situazione dovesse peggiorare drasticamente. Intanto, stando a quanto riferito da Quintana, nella capitale gli aiuti umanitari non sono ancora arrivati. "Se ne parla in questi giorni. Non si capisce come mai. Forse sono in qualche altra città. Qui non c'è nessuno". 

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"L'atmosfera è surreale"

Per le strade di Kiev si respira un'atmosfera surreale, "puoi sentire le esplosioni senza però mai capire bene da dove arrivino". Una situazione d'incertezza "difficile da accettare", anche se è grande la fiducia nella resistenza. "Ho incontrato diversi partigiani. A differenza nostra, non parlano molto. Hanno un atteggiamento fatalista nei confronti della guerra. Combattono per la terra e per il loro popolo. Lo fanno e basta. Con moltissimo coraggio”. Oltre a qualche timida riconquista della superficie, la vita prosegue sottoterra. Le sale da ballo degli hotel o i parcheggi sotterranei, fino all'ormai celebre metropolitana sono diventati rifugi. Il più grande è quello di piazza Maidan, nella stazione della metro, dove le donne ucraine si danno un gran da fare e aiutano con i viveri. “C'è molta solidarietà”. Scende l'ennesima notte a Kiev. C'è spazio solo per il silenzio e le preghiere. Chi può, cerca di dormire, anche se non è facile. "Quattro ore di camminata e una vodka, forse potranno aiutare, oggi", conclude Quintana. 

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