L'inferno di Beirut, parlano i libanesi di Trieste: "Una tragedia, il primo pensiero per parenti e amici"

Dopo la terribile esplosione avvenuta a Beirut ieri 4 agosto e che ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti, abbiamo deciso di contattare alcuni cittadini libanesi che vivono a Trieste per capire come l'hanno vissuta

Beirut dopo l'esplosione. Foto ANSA/ EPA/IBRAHIM DIRANI/DAR AL MUSSAWIR

Oggi come ieri Beirut piange. Il dolore si misura con le macerie lasciate dalle due esplosioni che hanno distrutto mezza capitale del Libano, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti. Si misura anche con la sofferenza di chi tanti anni fa ha lasciato il suo Paese e che, quelle stesse macerie, le hanno viste da qui.

"La prima cosa che ho pensato è: "è tornata la guerra". Sai, in Libano non siamo abituati alle cose naturali, agli incidenti. Le cose naturali non succedono". Ci ha raccontato Ismail, cittadino libanese che vive a Trieste con moglie e figli. A Beirut ha lasciato i genitori, la sorella, a cui è molto legato, e gli amici. "Ricordo ancora il momento in cui mi è arrivata la notizia: mia sorella mi ha inviato il video delle esplosioni. Poi ho ricevuto la foto di casa mia, che si trova a 10 km dal porto: le vetrate erano completamente distrutte. Lei fortunatamente sta bene". Non è andata bene ad un collega del fratello di un amico di Ismail che vive qui a Trieste. I due lavoravano proprio nel porto di Beirut e per uno scherzo del destino uno è vivo, l'altro no: "Solitamente staccano tutti alle cinque. Una fortuna, perchè hanno avuto un'ora di tempo per tornare a casa. Quel giorno però, lo sfortunato collega è rimasto oltre l'orario di lavoro per terminare delle cose o per fare qualche straordinario. Hanno trovato il suo cadavere questa mattina". Un' esplosione che è un pugno nello stomaco e che ha messo in ginocchio un Paese che è già provato dalla gravissima crisi economico-sociale e che alle spalle ha una storia di massacri. "E' brutto da vedere, da sentire. Sinceramente ho il terrore, ho paura che ci sia qualcosa sotto. Sembrava una bomba atomica, non ho mai visto una cosa del genere. Sono nato nel '71 e di guerre ne ho viste. Sono anche preoccupato perchè non so come verrà gestita l'emergenza. Il Paese sta vivendo una grave crisi economica. Non so dove troveranno i soldi: molti sono rimasti senza casa, ci sono ospedali distrutti.

"Quando ho ricevuto il video dell'esplosione non ci credevo. O forse non volevo crederci. Ho messo via il telefono. Ero da un amico e non ci ho più fatto caso. Qualche minuto dopo hanno cominciato a scrivermi anche gli amici italiani e in quel momento ho capito che stava succedendo qualcosa di grave". Così inizia la storia di Ali che a Trieste studia medicina e che ci ha raccontato la sua Beirut Blast. "Ho subito chiamato mio cugino, lavora in porto. Era vivo e stava bene perchè non era in turno. La mia famiglia, invece, non vive nella capitale". Il pensiero va poi a quello che è stato evitato: "se ragioniamo in maniera scientifica, metà della pressione dell'esplosione è andata nel mare. Se fosse successa la stessa cosa in centro città avremmo avuto il doppio dei danni e delle vittime. Ad ogni modo non ci sono parole. Il Libano non meritava anche questo. Mi dispiace tanto. Queste notizie fanno male ad ogni essere umano. Siamo un popolo forte, ci rialzeremo".

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