“La masnada delle aquile”, il libro che racconta l'immigrazione minorile kosovara a Trieste

Riccardo Roschetti racconta i giovani in fuga dal Kosovo attraverso 18 aneddoti suddivisi il 18 capitoli

Foto Aiello

“Mondiali, Svizzera contro Serbia. I due attaccanti della Svizzera sono kosovari e per l’occasione, i giocatori si sono fatti cucire la bandiera del Kosovo sul tallone dello scarpino da calcio, fatto che diventa subito caso mediatico in Serbia. Due ragazzi guardano la partita esagitati, consumando Red Bull, una dopo l’altra. Il primo goal lo subisce la Svizzera, proprio da un ipernazionalista, Mitrovic, il capitano della squadra serba. Poco dopo non solo la Svizzera pareggia con il primo attaccante kosovaro, ma al 90esimo minuto arriva il goal della vittoria dell'altro attaccante, anche lui kosovaro. La Serbia ha perso. Entrambi i calciatori si strappano la maglia e vanno verso la curva serba facendo il segno dell’aquila, gesto per antonomasia del nazionalismo albanese”. Con questo episodio, che è anche una grossa metafora per superare certi antagonismi, voglio raccontarvi la presentazione del libro “La masnada delle aquile” di Riccardo Roschetti, giovane ricercatore friulano e insegnante di italiano lingua seconda che da tempo si occupa di fenomeni migratori di minori lungo i Balcani. Un libro che non racconta solo l'orgoglio kosovaro, ma anche la vita, le sensazioni, le frustrazioni di tutti quei giovani che hanno abbandonato la propria terra in cerca di una vita migliore, focalizzandosi in particolare sull’immigrazione minorile nell’area triestina.

Centinaia di minorenni infatti ogni anno lasciano il Kosovo per raggiungere l’Europa. Entrano illegalmente in Italia sfruttando il sistema dei passeurs. Vivono nelle comunità di accoglienza e per la legge sono minori stranieri non accompagnati. La loro storia viene raccontata da Roschetti, che nelle comunità ci ha lavorato per diversi anni: “Sono partito da esperienze dirette, fatte sul campo come educatore. Ho iniziato nel 2015, anno dell'esplosione della rotta balcanica - racconta l'autore -. Durante il mio percorso ho incontrato e mi sono scontrato con l'identità kosovara albanese. In tutte le comunità, la componente kosovara era ingestibile, la spina nel fianco, basata su un nazionalismo molto forte, anche esasperato. Ho percepito l'orgoglio quando venivano nominate le gesta di Adem Jashari, terrorista e combattente dell'Esercito di liberazione del Kosovo. Tutti questi elementi dell'immaginario sono legati ad una nazione fragile, nata di recente e frutto dell'ultimo conflitto balcanico”. Nel libro ci sono quindi le loro storie raccontate senza filtri in 18 capitoli ai quali corrispondono 18 aneddoti: c'è l'erba procurata al Silos, ci sono le lamentele legate ai biglietti degli autobus (troppo pochi), agli orari da rispettare e ci sono pure la parolacce. Diciotto è anche l'inizio di una nuova vita, ovvero la maggiore età. Un viaggio che racconta l'indole di un popolo che, nonostante tutto, non smette mai di volare libero, proprio come le aquile. Il lavoro di Roschetti è stato presentato all'Antico Caffè San Marco l'11 settembre.

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