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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Relazione Completa del Presidente di Confindustria Trieste Razeto sull'Economia Cittadina Presentata Ieri

Care colleghe e Cari colleghi, come consuetudine ci ritroviamo anche quest’anno per l’appuntamento della nostra Assemblea interna; occasione per fare un punto su varie situazioni che riguardano le nostre imprese, la vita dell’Associazione, e per...

Care colleghe e Cari colleghi,

come consuetudine ci ritroviamo anche quest'anno per l'appuntamento della nostra Assemblea interna; occasione per fare un punto su varie situazioni che riguardano le nostre imprese, la vita dell'Associazione, e per scambiarci delle opinioni.

Lo scenario macroeconomico in cui si muovono i mercati può essere così sinteticamente descritto: uno scenario globale complessivamente in crescita, seppure distinto da dinamiche molto differenziate.



L'epicentro della debolezza rimane l'Eurozona. I mercati ancora non avvertono negli impegni europei le decise misure per fronteggiare questa situazione. Le loro fibrillazioni azionano forze centrifughe attraverso la selettività del credito, particolarmente sentita dalle piccole imprese; quelle italiane pagano tassi del 5% superiori delle concorrenti tedesche.
La divaricazione dell'andamento delle quotazioni borsistiche, ancor più degli spread sui titoli pubblici, rispecchia timori ed incertezza di prospettive.

In Italia la produzione industriale continua a scendere insieme agli ordini interni, ma c'è qualche progresso nelle commesse dall'estero e l'export tiene nei mercati extra UE, pur perdendo slancio. La brusca impennata della disoccupazione non si esaurirà in tempi brevi. I prezzi delle materie prime oscillano su livelli molto elevati: il petrolio e le altre commodity hanno superato i picchi del
2008.

In questo scenario l'opera dell'attuale Governo: dopo aver dimostrato capacità di mettere mano alla situazione di emergenza varando importanti riforme strutturali, è opportuno incentri l'azione sull'adozione di interventi che siano in grado di stimolare la crescita, in primo luogo intervenendo sulla tassazione di lavoratori ed imprese, e proceda speditamente alla riduzione delle spese
improduttive.
La pressione fiscale sulle imprese, dato Banca Mondiale, raggiunge in Italia la media del 68,6 % contro una media UE del 44,2%.

L'ultima indagine congiunturale svolta da Confindustria FVG, conferma quello che è chiaro a carattere nazionale: ovvero che il 2012 è iniziato all'insegna della negatività degli indicatori di sviluppo.

Come sappiamo tali dati non sono nella sostanza diversi anche nella nostra provincia.

Dallo studio che abbiamo commissionato alla Fondazione Nordest e presentato lo scorso autunno al MIB, emerge con chiarezza che il territorio necessita di un rafforzamento della presenza industriale, siamo troppo sbilanciati sul pubblico e

NOVITÀ
POSITIVE
sul terziario.

Ho avuto modo di ripetere più volte che la Pubblica Amministrazione il sistema bancario ed assicurativo non sono più in grado di garantire, come nel passato, nuove opportunità occupazionali.

Vi è l'urgente necessità di organizzare il territorio per renderlo attrattivo.
Non siamo più nelle condizioni di poterci crogiolare nell'illusione che la posizione geopolitica, divenuta centrale nel quadro dell'Europa allargata, ci consenta di avere un vantaggio competitivo rispetto ai territori contermini: nei fatti è il contrario.

Leggiamo con assiduità notizie di aziende che trovano collocazione in Carinzia ed in Slovenia, grazie ad un minor peso della burocrazia, ad una tassazione più favorevole,a costi della produzione più ridotti, in particolare quelli dell'approvvigionamento di energia (30%).

Il richiamo a tutte le Istituzioni a lavorare per perseguire gli obiettivi di crescita è forte e quanto mai urgente.

La città ha risorse e competenze per imprimere una accelerazione al processo di cambiamento, basti pensare che se leggiamo l'elenco, recentemente pubblicato dal Corriere della Sera, delle prime 20 società regionali che presentano le migliori performance di bilancio, 10 di queste hanno sede a Trieste.

Dobbiamo lavorare per creare le condizioni utili a liberare queste risorse a favore dello sviluppo.

In questa direzione qualcosa di positivo si sta registrando, soprattutto in tema di bonifiche, dell'arrivo dei fondi Cipe per la realizzazione della piattaforma logistica e dei collegamenti ferroviari in ambito portuale che si stanno aprendo all'offerta di vettori esteri.
Dopo quasi dieci anni abbiamo finalmente potuto mettere un punto fermo per liberare i terreni dal perimetro del sito inquinato. Grazie all'impulso dato dal Ministro Clini ed all'attività svolta dall'Amministrazione regionale e da tutte le Istituzioni locali, senza vincolo di appartenenza politica, si è riusciti a conseguire un importante risultato.

Quello che non si è potuto fare in molti anni è stato fatto in pochi mesi.

La collaborazione fra Istituzioni per risolvere i problemi che frenano la crescita del territorio è un metodo di lavoro che apprezziamo molto e che auspichiamo possa riproporsi.

Tanto rimane ancora da fare.

NODI DA
RISOLVERE

Ci occupiamo da troppo tempo di alcuni problemi, sui quali la nostra opinione è chiara e ribadita più volte:

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sulla Ferriera di Servola, è urgente rendere operativo il tavolo di lavoro previsto dal protocollo sottoscritto fra Regione, Istituzioni locali e parti sociali, lo scorso 14 marzo , al fine di programmare l'attività di dismissione dell'impianto siderurgico e progettare il recupero dell'area a fini industriali
e logistici.

.
Per quanto riguarda il rigassificatore, lo riteniamo una opera utile per il rilancio economico del territorio a condizione che siano utilizzate le soluzioni progettuali e tecnologiche più avanzate in termini di sicurezza e di impatto ambientale e che il progetto non venga a confliggere con le attività
portuali.

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Lo sviluppo del porto è un asset imprescindibile per lo sviluppo di Trieste, sia in termini di produzione di valore aggiunto, sia in termini occupazionali.
Esprimo quindi soddisfazione per lo sblocco dei fondi per la piattaforma logistica, ma non basta, bisogna chiudere al più presto l'iter ministeriale di approvazione del piano regolatore, necessitano interventi sulla rete ferroviara per potenziare i collegamenti con i mercati di riferimento, non
possiamo permetterci di non dare seguito al progetto per il nuovo terminal ro-ro nell'area dell'ex Aquila.
E' una infrastruttura necessaria per togliere i camion dalle rive ed utile ad incrementare i traffici nel nostro scalo.

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Quando si parla di porto è chiaro, lo dico a scanso di ogni equivoco, che si focalizzi l'attenzione sulle aree del così detto porto Nuovo, mentre altri aspetti di valutazione vanno riferiti alle aree del Porto Vecchio; o si hanno investitori interessati a sviluppare attività coerenti con le normative che
disciplinano il regime di punto franco o, altrimenti, è utile superare queste posizioni e ragionare in termini di sviluppo dell'area restituendo la stessa alla fruizione della città.

Il regime di punto franco può rappresentare un'opportunità che va adeguatamente promossa quando riesce ad alimentare un incremento dei traffici o opportunità di business, quindi nelle aree prevalentemente destinate a questa vocazione, quelle del Porto Nuovo.

Raggiungere Trieste resta un miraggio: questa affermazione non vuole essere una provocazione, bensì intende porre all'evidenza quello che rimane ancora un problema da risolvere.

Se con l'avvio dei lavori per la terza corsia della A4, con tutte le polemiche che ne sono conseguite, si sono poste le premesse per rendere più efficienti i collegamenti stradali est - ovest, il nodo ancora irrisolto è quello dei collegamenti ferroviari.
Mi riferisco alla definizione del tracciato della Tav con il Veneto, a cui si unisce la necessità di lavorare ad un adeguamento delle nostre reti: allacciamento ai tre nodi portuali, quadruplicamento di San Polo e raddoppio della Udine-Cervignano, ed all'efficientamento del traffico passeggeri.

Questi interventi servono a ridurre il rischio marginalizzazione e, in ultima istanza, a implementare l'offerta turistica del territorio.

Questo settore merita grande attenzione. Abbiamo l'opportunità di promuovere una ampia gamma d'offerta, che spazia dalle crociere alla congressualità, dalla cultura alla gastronomia, dalla nautica alla tipicità del carso.

Certo è necessario approcciare questo settore con pragmatismo.
Consideriamo risolto il problema della definizione degli equilibri all'interno della nuova società
di gestione della Stazione marittima, ora bisogna urgentemente definire gli spazi di compatibilità tra la presenza del traffico crocieristico, che auspichiamo in aumento, e la disponibilità di spazi per l'attività congressuale, almeno fino al completamento dei lavori di riqualificazione del Silos.

Lo affermiamo da tempo, il nostro sistema locale delle imprese va rafforzato.
Oltre a migliorare l'attrattività del territorio per ospitare nuovi investimenti dobbiamo lavorare per aiutare la crescita dimensionale delle nostre imprese in modo da renderle capaci di affrontare le nuove sfide che vengono imposte dal mercato.

In provincia l'82,5% delle imprese sono micro (1-9 addetti) contro il 74,5% della regione. Il 14,9% ha meno di 50 dipendenti rispetto al 21,6% delle imprese attive in regione.

Su questo tema, oltre all'importante esperienza che stiamo portando avanti con il distretto del caffè, voglio anche segnalare, come spunto per un modello di cooperazione fra imprese, il recente esempio di un progetto di aggregazione di filiera portato avanti con la supervisione di Friulia, nel settore dell'Information Technology; fra quattro imprese regionali, due di queste sono triestine e nostre associate.
Ricordo ancora l'opportunità per le imprese del settore navale e nautico di avviare forme di collaborazione all'interno delle attività promosse dal Distretto navale Ditenave.

Grande attenzione, lo chiediamo con forza alle Istituzioni, va anche posta alla necessità di avviare una decisa riduzione dell'eccesso di regolamentazione così come del carico amministrativo di adempimenti che gravano sulle imprese.

Il sistema fiscale, ad esempio, non pesa solo in termini di aliquote ma anche di rapporto con l'amministrazione, con un sistema di controlli e di accertamento giustamente impegnato nella lotta all'evasione, che non deve eccedere però in atteggiamenti di pregiudizio preventivo.

In questa direzione, oltre agli interventi di carattere nazionale, da lungo tempo segnaliamo la necessità di aprire un tavolo con le Istituzioni locali e la Regione per individuare soluzioni praticabili che consentano di ridurre il divario fiscale con i territori contermini ed a riequilibrare i costi che le imprese sopportano per l'approvvigionamento di energia.

Non da ultimo segnaliamo la necessità di riflettere sull'individuazione di misure alternative che consentano di non gravare in misura così significativa sui costi delle imprese per quanto riguarda l'IMU e la tariffa per l'utilizzo dell'acqua ad uso industriale e , nel prossimo futuro, sulla riformulazione della tassa sui rifiuti.

Il problema dell'accesso al credito è diventato in questi ultimi mesi la questione centrale per la sopravvivenza e per il rilancio di molte imprese. La crescente necessità di copertura del capitale circolante ed il ricorso a operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito bancario si scontrano con la contrazione dei prestiti concessi dalle banche, l'aumento degli spread e delle
commissioni, la richiesta di garanzie suppletive, la minore durata dei finanziamenti disponibili.

Su tutti questi fardelli, pesa come un macigno il procrastinarsi dei tempi di risposta da parte delle banche.

Stante la posizione monolitica assunta dal sistema bancario, abbiamo come Associazione preferito agire: aiutare l'impresa ad acquisire consapevolezza dei punti di forza e di debolezza della propria struttura finanziaria, aiutarla a crescere nella cultura finanziaria, a prevenire l'insorgere di crisi di liquidità che il sistema bancario non è più in grado di aiutare a risolvere.

Abbiamo rafforzato in questo ultimo anno il nostro impegno fatto di giornate formative specialistiche, di focus group e di consulenza nell'ambito dello sportello del credito.

Nel frattempo in ambito nazionale il Governo e Confindustria inducevano ABI alla stipula di una nuova moratoria sui prestiti delle Pmi ed a nuove misure per anticipare i crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione.

Tutte azioni concentriche che puntano a un unico obiettivo: uscire dalla fase di emergenza e
puntare a dare credito agli investimenti produttivi.

Molti, a buon titolo, affermano che una delle chiavi dello sviluppo economico del territorio è puntare sulle ricadute che possono avere sul sistema produttivo i numerosi centri di eccellenza presenti sul territorio. Anche su questo aspetto bisogna che le "parole" lascino il campo alle "proposte": partiamo dalla constatazione che da un recente censimento risultano attive in Regione 52 entità
pubbliche di ricerca.

Una frammentazione che non possiamo più permetterci.

Siamo pertanto convinti della necessità di por mano rapidamente ad un processo di razionalizzazione, pur non trascurando la ricerca di base: le risorse devono essere finalizzate a supportare le attività di ricerca in grado, attraverso l'adozione di processi valutativi, di fornire ricadute verso il sistema delle imprese.

È necessario impostare una collaborazione efficiente tra i centri di ricerca presenti sul territorio e le imprese.
Questa sfida non è urgente solo per le imprese ma oggi è necessaria per la sopravvivenza dei Centri stessi, che devono porsi sul mercato come imprese. Infatti, l'onda lunga generata dallo shock economico del 2008 ed ora dalla crisi delle finanze pubbliche sta portando alla progressiva
riduzione delle linee di finanziamento che hanno alimentato la crescita dei Centri di ricerca.

Questo significa attuare con coraggio iniziative di eliminazione di doppioni o rami secchi; riconvertire ricercatori pubblici in ruoli interni alle imprese; definizioni di nuovi filoni di sviluppo coerenti con le realtà e le opportunità del territorio; orientamento ad una maggiore efficienza della spesa pubblica regionale e nazionale a sostegno della ricerca, anche attraverso un monitoraggio dei risultati relativi all'impatto delle politiche di spesa a sostegno della ricerca industriale.

Oggi che i mercati hanno acquistato una velocità di innovazione impensabile, occorre che l'impresa sia affiancata dalle competenze giuste, in grado di rimetterla sul mercato a competere. Di questi argomenti ho già avuto modo di parlare con il nuovo Presidente di Area di ricerca, prof. De Maio, trovando buona sintonia.
Infatti abbiamo deciso di aprire un tavolo di lavoro congiunto per affrontare con metodo le singole questioni.

Nei periodi in cui le difficoltà economiche si fanno più stringenti le imprese tendono a valutare i costi dell'adesione associativa come un "plus", di cui alle volte considerano di poter fare a meno. La ritengo una valutazione poco lungimirante, soprattutto in un periodo di crisi come l'attuale: solo la coesione di una forte e qualificata rappresentanza è in grado di poter efficacemente difendere le
ragioni e gli interessi della nostra categoria in un confronto aperto e costruttivo
con le Istituzioni e le parti sociali.

Per questi motivi, oltre a definire l'impegno nel seguire i temi di carattere generale che rappresentano i nodi che frenano lo sviluppo economico del nostro territorio, desidero sottolineare anche la mole di lavoro che quotidianamente gli uffici svolgono nella trattazione delle questioni che interessano le aziende aderenti e che trovate sintetizzati nelle slide che vi sono state distribuite.

In conclusione voglio fornirvi alcuni aggiornamenti in merito al lavoro che la Commissione sta svolgendo per la valutazione del percorso di integrazione con i nostri colleghi di Confindustria Gorizia.

Oltre ad aver provveduto a mettere a fattore comune la rispettiva conoscenza dei dati di bilancio e di patrimonio, la composizione della pianta organica ed il costo del personale, abbiamo provveduto a coinvolgere direttamente Confindustria per acquisire, già in questa fase preliminare, il loro expertise in quanto molti fenomeni aggregativi stanno interessando, sul territorio nazionale, altre rappresentanze di Confindustria.
Oltre ad aver ricevuto un convinto incoraggiamento a proseguire verso l'obiettivo di una forte integrazione dei servizi abbiamo altresì ricevuto ampia disponibilità a seguire unitamente a noi i passi di questo progetto.
La principale indicazione che ci è stata fornita è improntata alla necessità di procedere per gradi, iniziando da una forte sinergia fra i livelli operativi per proseguire poi nella direzione di avvicinare le attività delle imprese che operano nei medesimi settori di attività, il tutto senza abbandonare il presidio diretto del territorio, per giungere poi successivamente alla definizione di un modello organizzativo in grado
di rappresentare in maniera univoca le istanze delle imprese associate.

Su questo schema operativo stiamo iniziando a muoverci al fine di individuare le più opportune forme di sinergia, con l'obiettivo di rendere più ampi ed efficaci i servizi di diretta assistenza alle imprese associate.

Confindustria vuole essere sempre più la casa degli imprenditori: grandi, medi e piccoli.
Di tutti coloro che credono nel futuro delle propria impresa e nello sviluppo dell'economia del nostro territorio.

So che non è un compito facile, ma è il mio obiettivo e sono convinto che è anche
l'obiettivo di tutti noi.





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