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Basket in carrozzina, la straordinaria storia del triestino Enrico Ambrosetti

Enrico fa parte della Polisportiva Disabili della Marca ed è già nel giro della Nazionale. "A 16 anni ho avuto un tumore osseo. Ho fatto sei operazioni. Avevo dolori fortissimi e ho deciso per l'amputazione della gamba. Questo è il mio mondo"

"Faccio due volte la settimana Trieste-Treviso per tutti gli allenamenti più le richieste di Max (l'allenatore Massimiliano Cricco ndr) per le amichevoli e i tornei. Sono 140 chilometri da casa. Arrivo alle 8 di sera, si finisce alle 10.30 e intorno a mezzanotte e trequarti, l'una, sono a casa. Alle 8 del giorno dopo sono di nuovo operativo sul lavoro per la giornata lavorativa". Enrico Ambrosetti, triestino, gioca a basket in carrozzina per la Polisportiva Disabili della Marca, una squadra nata nel 1993 a Treviso. Enrico è giovane ma è nel giro della Nazionale maggiore. A 16 anni gli era stato diagnosticato un tumore osseo e, dopo sei operazioni e la ripresa (vissuta con "dolori fortissimi") ha deciso di scegliere l'amputazione della gamba per "non avere dolore e per avere una vita più tranquilla senza avere più tutte quelle limitazioni che avevo prima". 

"Il basket, la mia vita"  

"C'è tanta passione e non l'ho mai lasciata da parte e anzi, il basket è sempre stata la mia vita da sempre, da quando ho 4 anni. Prima basket in piedi, adesso in un'altra maniera ma resta sempre basket". Enrico gioca a pallacanestro da sempre e nella sua vita ha dovuto affrontare momenti non facili. "A 16 anni - racconta Enrico - ho avuto un tumore osseo, ho fatto vari cicli di chemioterapia all'ospedale Burlo Garofolo di Trieste per poi essere operato invece al CTO di Firenze. Mi è stata messa una protesi interna in sostituzione dell'osso, quindi del titanio al posto della mia tibia e del femore. Da lì sono stati sei anni molto lunghi e intensi perché nel frattempo questa protesi non funzionava proprio benissimo e ho fatto altre sei operazioni per cercare di mettere a posto fino a che non mi sono approcciato al basket in carrozzina". 

"Questo è il mio mondo"

"Quando sono arrivato per la prima volta in squadra mi sono seduto sulla carrozzina e mi sono detto "ok, questo qui è il mio mondo e sono ritornato finalmente a giocare. Max mi ha accolto a braccia aperte e mi ha fatto conoscere questo mondo". "L'unica cosa è che la protesi mi dava fastidio, mi faceva male e mi provocava fortissimi dolori. Ho iniziato un percorso durante il quale ho fatto la richiesta di aver la rimozione della protesi interna. Ad aprile di quest'anno sono finalmente riuscito ad ottenere risposta per la mia richiesta e sono contento e sono un pochino più rilassato". La storia di Enrico è una di quelle che fanno bene all'anima e al cuore. La storia di un riscatto, della voglia di riprendere in mano la propria vita, dopo che la stessa a volte può riservare delle brutte sorprese. Abbiamo voluto condividerla e pubblicarla perché crediamo sia giusto dare voce a chi rimane nascosto nell'ombra, per il semplice e ignobile meccanismo per cui certe storie non farebbero notizia. Qui la notizia non c'è ma a noi non importa. C'è tutta la storia di Enrico e per questo meritava attenzioni particolari. Buona fortuna. 

La squadra

I trevigiani si presentano ai nastri di partenza della stagione 2018-2019 con l’intenzione di recitare un ruolo da protagonista nel girone B del campionato di Serie B. Confermato il nucleo della squadra dello scorso anno composto dal giovane Mattia Marcuzzo, Rocco Iannelli, Stefano Franchin, Massimo Girardello e Veli Toska sugli esterni, Valerio Dal Ben, Stefano Alba, Gelu Vrabie; ali, Dario Benedetti e Vickson Ezeanyim sotto le plance.

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