Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

La storia di Antonio Zetto, l'uomo che dimenticò di diventare milionario

Girò il mondo dal 1918 al 1932. Un anno dopo Ugo Sartori scrisse il libro delle sue avventure. Il giorno di Natale di oltre un secolo fa il viaggiatore istriano si trovava a New York. Figura sepolta, noi abbiamo voluto ricordarlo così

“Vigilia di Natale, nel bar della Y.M.C.A., l’associazione dei giovani cristiani, in Battery Place. Zetto è seduto sopra uno sgabello e parla con voce pacata dei suoi viaggi. Dieci o dodici giovani l’ascoltano, in silenzio. L’imminente ora mistica del Natale affonda nell’anima un’imponderabile tenerezza. Bello è quel colloquio di giovani che hanno da confidarsi cose che sanno di lontananza e d’ardimento. Zetto invece ha veduto, ha vissuto un romanzo. È l’unico tra i giovani che possa parlare con autorevolezza e competenza di viaggi, di continenti. Talvolta stupisce con le sue affermazioni. Le belve? Sono buone. I selvaggi? Non fanno paura. Allora sono tutte fiabe, leggende? No – riprende calmo – non sono fiabe né leggende”.

Una storia dimenticata

L’incipit di questo articolo parte dal capitolo intitolato “Partenza per tutte le strade” del libro scritto da Ugo Sartori nel 1933 e chiamato “L’uomo che dimenticò di diventare milionario”. La storia raccontata è quella del capitano Antonio Zetto, istriano che alla fine della Prima guerra mondiale decise di viaggiare in giro per il mondo.

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Un viandante istriano

Il sottotitolo del volume, pubblicato dalle Edizioni C.E.L.V.I. di Trieste, è infatti “Quattordici anni di vagabondaggio attorno al mondo dell’esploratore istriano cap. Antonio Zetto”. Il libro narra le vicende del giovane viandante istriano che, proprio il giorno dell’arrivo delle truppe italiane a Trieste il 4 novembre 1918, si imbarca, fingendosi prigioniero, su una nave diretta a Venezia. Da qui si sposterà per quasi tre lustri in giro per il pianeta visitando l’Africa, l’Australia, il Nord America, l’Europa, imparando le lingue del mondo e conoscendo centinaia di persone. Lavorerà sulle navi, percorrerà in bicicletta chilometri su chilometri, farà il giro dell’Atlante nell’Africa nordoccidentale. Girerà il mondo, finirà su tutte le pagine dei principali giornali e gazzette dell’epoca. Prenderà appunti, si stancherà, incontrerà tribù di indigeni negli angoli più remoti del pianeta e, infine, farà terminare il suo viaggio nelle terre emerse.

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Dov’è finita la sua storia?

Ma della storia del capitano Antonio Zetto cos’è rimasto in fondo? Il libro è stato pubblicato nel 1933 e, per la legge sui diritti d’autore, una volta passati i 70 anni tutto dovrebbe essere libero da copyright. Ci sono editori interessati a ripubblicare le pagine di una delle vicende meno conosciute della nostra storia recente? La famiglia è a conoscenza di questa vicenda e se sì, come la tratta?

Il volume venne scritto da Ugo Sartori nei primi anni Trenta, personaggio che non mancava all’appello in quell’esperimento giornalistico meravigliosamente complicato che fu Radio Trieste. Oggi, rovistando online si trova il libro a non meno di 30 euro, in brossura e con firma dell’autore. Le pagine sono 323 e sono corredate da una serie di stampe e fotografie, che testimoniano il suo passaggio a Lhasa in Tibet, in Oceania, in Africa, e la curiosità che la sua storia suscitò in molti cronisti stranieri dell'epoca. 

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Che qualcuno ricordi la figura di Antonio Zetto in questa città, o quantomeno in alto Adriatico, non è dato in nostro possesso. Certamente non sarebbe azione così sbagliata. Noi abbiamo voluto farlo, almeno oggi che è Natale, affinché la memoria di un personaggio importante del passato delle nostre terre possa conservarsi per ciò che è stata, vale a dire un viaggio alla scoperta del mondo.  

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