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L'inchiesta

"Quando mia figlia morirà ci stupiremo tutti, ma la sua è una morte annunciata"

La storia è quella di una madre stanca e stufa, e che non sa più a chi rivolgersi per trovare una soluzione definitiva alla tossicodipendenza della figlia. "Mia figlia si fa di cocaina, scappa da casa, la distrugge, ha relazioni con spacciatori che continuano a spacciare nonostante tutti sappiano". L'ultimo episodio nella tarda serata di ieri: "Vieni a prendermi". L'arrivo in pronto soccorso, poi il rifiuto del ricovero. La prima puntata dell'inchiesta esclusiva sul mondo della droga che popola la città di Trieste

TRIESTE – Nella città che fino alla scorsa settimana era prima per qualità della vita tutti sanno che la droga è ormai dappertutto. Lo sanno gli ambienti istituzionali, preoccupati dall’escalation di malori e overdose; lo sanno gli investigatori che lavorano in prima linea, come pure il palazzo di giustizia dove, tra le “cinquanta notizie di reato al giorno”, diverse sono quelle legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. Da qualche tempo in città è spuntato il crack, dicono, forse in conseguenza della enorme quantità di cocaina che arriva a Trieste. “Si trova ovunque, basta sapere dove andare e a chi chiedere”, così una fonte esclusiva di chi scrive.

"Quando morirà ci stupiremo dell'ennesima vittima"

Lo sa bene anche Roberta (nome di fantasia), madre esasperata e testimone oculare di ciò che si può definire il fallimento da abbandono istituzionale. Da anni lotta disperatamente contro una situazione famigliare dai contorni drammatici. La sua è una storia approdata su tutte le scrivanie che contano, mandata via mail in tutte le caselle di posta elettronica più importanti. “Ho una figlia tossicodipendente, si fa di cocaina, gira con gli spacciatori, vive e dorme con loro, viene picchiata, picchia gli altri, devasta la casa, scappa, si calma, torna a casa, si fa di nuovo e sparisce. La situazione è ingestibile”. Roberta si è rivolta a chiunque. Nella lunga lista di destinatari mancano papa Francesco e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La storia di mia figlia è la cronaca di una morte annunciata. Quando morirà, ci stupiremo tutti dell’ennesima vittima”.

Il caos dentro, la storia di Fiorenza

La figlia (che chiameremo Fiorenza) ha tra i 20 e i 30 anni. La sua è una storia conosciuta da tutti. Si fa di cocaina da anni, continua a farsi nonostante il “percorso”, nonostante la madre inoltri tutte le violazioni della figlia a chi di dovere. “Questa vicenda rappresenta il fallimento di qualsiasi tipo di servizio sanitario. Io sono stanca, stufa, non ne posso più, non so più a chi rivolgermi, non so più dove sbattere la testa”. Fiorenza scappa da Trieste più volte. Finisce in Emilia Romagna, poi in Sicilia, gira l’Italia in pieno lockdown a bordo di un’automobile di uno spacciatore, forse piena di cocaina o di altre sostanze. Girano in lungo e in largo, nessuno li controlla, nessuno li ferma, troppo impegnati con i vari dpcm e green pass. Fiorenza svanisce dai luoghi dove finisce a vivere, scivolando in un vortice caotico dove l’abuso di sostanze uccide qualsiasi equilibrio e dove nessuno sa più cosa fare.

La notte di ieri 19 dicembre

L’ultimo episodio in ordine di tempo è datato ieri 19 dicembre. Fiorenza è da giorni a casa di sua madre. Dopo l’ennesima notte brava in giro, l’esasperazione porta Roberta a chiuderla fuori. In sottofondo ci sono le minacce e le richieste di un giovane originario del Mezzogiorno, che ha seguito Fiorenza a Trieste, e che rivuole indietro le sue cose. C’è sempre la cocaina di mezzo, ma questa è un’altra storia.

La "casa" in zona ospedale Maggiore

Fiorenza viene sbattuta fuori casa, ma nel giro dello spaccio ci si conosce, così la giovane trova un posto dove andare, o almeno così si pensa. La casa è nella zona dell’ospedale Maggiore. Lì dentro, secondo la denuncia della madre, ci abita un cinquantenne di origini straniere. Gira nella zona del viale XX Settembre, si dice che spacci. Quella è un’area “popolata” da diversi tossicodipendenti, soprattutto nella parte alta, dove inizia la scalinata che porta in via dei Bonomo. Da quando l’amministrazione comunale ha riqualificato il parco giochi della rotonda del boschetto, a San Giovanni, il giro di tossicodipendenti si è trasferito lì. Tutti sanno tutto. Fiorenza arriva in quella casa. Lì dentro, secondo la madre, lo spacciatore “approfitta di giovani tossicodipendenti fornendo loro la droga e filmando i vari atti sessuali”. La casa non ha allacciamenti, “si scaldano con la bombola del gas, un giorno o l’altro salta tutto per aria”.

"Mia figlia sta male, nessuno fa niente"

Alle 22:30 di ieri Fiorenza, in preda al panico, chiama la madre. È in piazza Garibaldi, ha paura. Sul dorso della mano ha una vistosa ferita, che sanguina. Il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Cattinara parla di “colpi, autolesionismo, evidente stato di alterazione”. I servizi sanitari vengono informati, per l’ennesima volta, della “delicata situazione”. Poi madre e figlia tornano a casa. Sembra di nuovo tutto tranquillo. Fino a questa mattina, quando succede di nuovo il finimondo. “È straziante per una madre assistere a questo progressivo generale deterioramento e conoscerne anche i dettagli. Sapere poi che sono tutti liberi di continuare a spacciare indisturbati fa venire brutti pensieri anche alle brave persone. Mia figlia sta malissimo, aiutatemi”.

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