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La Trieste asburgica nel nuovo libro di Zeno Saracino

Un viaggio nella Trieste degli Asburgo, alla scoperta di dodici gioielli dimenticati: dal Porto Vecchio con la Centrale Idrodinamica, dal gasometro del Broletto alla fortezza Kressich, dai caffè e gli alberghi di un tempo ai “bagni galleggianti” di un secolo fa

Un viaggio nella Trieste degli Asburgo, alla scoperta di dodici gioielli dimenticati: dal Porto Vecchio con la Centrale Idrodinamica, dal gasometro del Broletto alla fortezza Kressich, dai caffè e gli alberghi di un tempo ai “bagni galleggianti” di un secolo fa. Arriva in questi giorni in libreria Lovat, e contemporaneamente nei migliori Store online come Amazon e IBS  “Trieste Asburgica: l’arte al servizio dell’industria”, l’ultimo libro di Zeno Saracino edito da centoParole – mediaimmagine .

Il libro, una ricostruzione virtuale della Trieste dell’Ottocento dove l’industria si mescolava all’arte e il commercio alla cultura, conduce il lettore in luogo speciale per ogni mese dell’anno: dall’inverno delle costruzioni portuali e delle prime infrastrutture del Porto Vecchio alla primavera Liberty, dall’estate degli scavi archeologici di Barcola, e della sua industria balneare, alla malinconia autunnale delle ultime ville e teatri triestini di Città Vecchia. Una collezione di ricordi della Trieste di ieri, nella cui rivalorizzazione si cela il miracolo della rinascita del capoluogo giuliano contemporaneo. “Non puo? essere bello qualcosa che non sia funzionale”, scriveva infatti il patriarca della Secessione Viennese, Otto Wagner, nell’opera capostipite “Moderne Architektur” del 1895: questa massima, adottata in tanto Liberty di Vienna e di Trieste, e? il filo rosso del libro, nel quale l’autore ha scelto di raccogliere e approfondire articoli pubblicati e sue opere a proposito della storia della citta?.

L’opera si propone come un saggio multifunzionale che si puo? approcciare come il lettore meglio preferisce: come saggio divulgativo di storia e arte, come possibile ispirazione per un itinerario turistico a Trieste, come nostalgica lettura di tempi andati ma ancora vivi nell’architettura e nella tradizione locale. I diversi capitoli, dodici in totale, corrispondono ciascuno a un diverso mese dell’anno e col fluire delle stagioni dispiegano la ricchezza artistica e industriale d’una citta? fiorente sotto gli Asburgo. Zeno Saracino ha volutamente scelto di privilegiare quanto e? rimasto nascosto, ma in piena vista – evidente, ma taciuto: ciascuna delle reliquie architettoniche e culturali descritte è tuttora o in stato di abbandono o chiaramente sottoutilizzata e, almeno per ora, poco tenuta in considerazione.

L’immenso valore artistico di questi edifici e luoghi rimane legato all’economia della citta? e specificatamente al suo porto e alla sua industria: siano abitazioni, magazzini, fortezze o centrali energetiche, costituiscono testimonianze di una citta? viva e in forte crescita. Gli scheletri di cemento e ferro del Porto Vecchio e del Gasometro, ad esempio, sono indelebili rimproveri alle opportunita? portuali smarrite nel Secondo Dopoguerra e sprone formidabile a non ripetere gli errori del Novecento. La testimonianza di queste immense strutture rappresenta un “rimosso” che afferma con la sua esistenza la possibilita? di una Trieste dedita al commercio e al mare. Le possibilita? pertanto di riutilizzo di volta in volta proposte nei capitoli non sono disgiunte dall’esortazione a tornare a quella connotazione portuale e a quei commerci ora piu? che mai attuali con le sfide offerte dalla Nuova “Via della Seta” della Cina.

L’elemento artistico, in ciascuno di questi immaginari itinerari, e? talmente connaturato alla funzionalita?, all’utilita? dell’edificio stesso che diventa impossibile separarli. Se a quei tempi l’arte era ancella dell’industria, oggigiorno, constatato la dismissione di ciascuna di queste reliquie, e? proprio la decorazione, l’immenso sforzo artistico a garantire la preservazione della struttura. Il rapporto di forza si e? capovolto: e? ora l’industria, divenuta archeologia industriale, a servire l’arte.

“Trieste Asburgica: l’arte al servizio dell’industria”, di Zeno Saracino. Brossura, tascabile, 262 pagine con illustrazioni. ISBN 978-88-943703-6-2, editore centoParole edizioni, Euro 16. Disponibile Online e in Libreria Lovat a Trieste.

[L’autore, Zeno Saracino, è nato a Trieste nel 1992. Laureato in studi storici dal medioevo all’età contemporanea con una specializzazione in storia dell’Ebraismo, è studioso proprio dell’Ottocento e, in senso più largo, di storia moderna, del Risorgimento, degli imperi Austro-Ungarico e Germanico, e di storia di Trieste e dell’area locale dal XVIII al XIX Secolo. A Trieste è impegnato in "Italia Nostra” e il suo lavoro si concentra sul Porto Vecchio e sull’archeologia industriale in via di restauro: la Centrale Idrodinamica, la Sottostazione Elettrica, i magazzini a due piani degli anni ’70 dell’Ottocento. Collabora con "Trieste All News” dal 2015]

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