Link in piazza Unità, Landini-Bono all'acqua di rose

Era uno degli appuntamenti più attesi della seconda giornata di Link - Festival del buon giornalismo. Bono: "Se fossi al governo investirei sulla formazione". Landini: "Bisogna rimettere al centro del dibattito il lavoro". Pienone tutto il pomeriggio

foto Paolo Giovannini

Lo storico leader della CGIL Maurizio Landini e l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono sono intervenuti questa sera all’interno di Link 2019, il Festival del buon giornalismo che nel tendone di piazza Unità a Trieste è giunto alla sua seconda giornata. Landini e Bono hanno discusso della situazione economica italiana, dell’operato del governo e delle prospettive future del mondo del lavoro nazionale.

Il dibattito sul lavoro italiano e europeo: le parole di Bono

“Se fossi al governo – così Bono - lancerei un grande piano per la formazione, una formazione che parta dalla scuola per poter riformare tutto. Oggi come oggi non produciamo ricchezza e siamo alle prese con il debito prodotto nel passato. Il problema è che dobbiamo produrre ricchezza, ma non solo in Italia o in Europa, bensì nel mondo in virtù del fatto che se non lo facciamo noi lo faranno altri popoli, attraverso la globalizzazione o la finanza”.

Secondo Bono “è sempre un problema di prospettiva. L’Italia, l’Europa e il mondo non hanno coesione e dobbiamo capire che se le imprese hanno deficit importanti di infrastrutture rispetto agli altri paesi, finiranno per chiudere”. Il numero uno di Fincantieri ha affermato che “anche noi abbiamo un problema di sindacalizzazione all’interno dell’azienda. Il sindacato non interpreta e non è seguito, e bisogna preoccuparsi anche di quello visto che la democrazia si basa soprattutto su come si va ad affrontare il consenso”. “La crescita c’è se c’è un incremento demografico – ha affermato Bono – mentre questo oggi non c’è più. Dovete pensare che l’Europa ha bisogno di otto milioni di persone per mantenere determinati livelli attuali di società”.

Bono e Landini-3

Le risposte di Landini: "Rimettere al centro il lavoro"

Lo storico leader di CGIL Maurizio Landini ha risposto all’amministratore delegato di Fincantieri. “Oggi c’è un problema centrale, vale a dire il rimettere al centro il lavoro. Tutto ciò significa avere un’idea di futuro, investire, produrre e non pensare a cosa succede domattina, bensì ragionare su che tipo di paese ci servirebbe da qui a 15-20 anni”. “Oggi siamo di fronte ad un ritardo – ha continuato Landini – perché abbiamo lasciato fare al mercato, abbiamo pensato che il pubblico fosse negativo, mentre oggi dovremmo fare un bilancio, visto che abbiamo buttato via anche le cose buone che il pubblico aveva fatto”.

“Provate a chiedere ai giovani qual è l’aggettivo che associano alla parola lavoro. È precarietà, non dignità. Se vuoi ricostruire il senso del paese devi anche offrire qualcosa, in ragione del fatto che avere diritti vuol dire avere il dovere di fare al meglio il lavoro che hai. Oggi ci sono troppe diseguaglianze e sfruttamento, due livelli che non sono più accettabili".

Questo è evidente, secondo Landini, per il fatto che "se Fincantieri dice di essere così brava a chiudere accordi con altri paesi, allora che lo si faccia sapere anche ai dipendenti” riferendosi ad un aumento dei salari. “Chi governa deve avere la responsabilità di indicare una prospettiva e rimettere al centro la questione salariale". 

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