Lasciato 'a piedi' perché vestito da lavoro, Trieste Trasporti: "Motivi di sicurezza e pulizia"

L'autista della 4 a Opicina non gli permette di salire in tuta da lavoro, lui risponde con un post su Facebook ed è gogna social per il conducente e l'azienda. Interviene in prima persona il portavoce dell'azienda: "Ci dispiace per l'accaduto, valutazione personale dell'autista in base al regolamento"

Foto: Aiello

"Non mi ha fatto salire sul bus pur avendo regolare biglietto perché secondo il regolamento non posso salire vestito da lavoro". Questa la denuncia social apparsa il giorno 8 dicembre sul gruppo 'Te son de Trieste se'. che in breve ha scatenato una piccola 'gogna social' nei confronti dell'autista di Trieste Trasporti e dell'azienda stessa. "Premetto che sono un artigiano edile - continua il segnalatore - e specifico che non ero lurido e zozzo. Siccome abito in città e l'autobus in questione è la 4, il simpaticone e ligio al dovere di un misero autista mi ha lasciato a piedi a Opicina".

La replica di Trieste Trasporti

Non si fanno attendere le scuse e la replica di Trieste Trasporti, rivolta direttamente all'autore del post tramite il responsabile della comunicazione Michele Scozzai: "ho letto il suo messaggio e non posso che essere dispiaciuto, amareggiato per quanto accaduto. È un dispiacere sincero, perché ogni reclamo è per me, per l’azienda, una piccola sconfitta".

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"Il conducente che ieri non l’ha fatta salire a bordo - continua l'esponente di Trieste Trasporti - , va da sé, non l’ha fatto per dispetto né ha abusato delle proprie attribuzioni: l’ha fatto, nel perimetro delle proprie prerogative professionali, perché ha ritenuto che il suo abbigliamento non rispondesse a criteri tali da salvaguardare la pulizia del mezzo e, soprattutto, il diritto degli altri clienti di viaggiare in sicurezza (in questo caso, intesa nella sua accezione più ampia, sicurezza di viaggiare senza il rischio che un altro cliente, molto banalmente, porti polvere a bordo)".

"Certo, si è trattato di una valutazione personale - ancora - e non ho dubbi che un altro conducente sarebbe potuto giungere ad altre conclusioni. Ma è stata una valutazione legittima di una persona che, come lei, stava facendo il proprio lavoro e applicando un regolamento (forse in modo troppo intransigente, ma non sta a me a dirlo e in ogni caso discuteremmo, un’altra volta, di discrezionalità). Il conducente, che è persona seria e professionale, mi ha confermato oggi il proprio giudizio e mi ha assicurato che il breve scambio di battute è avvenuto da parte di entrambi in modo cortese e civile, e di questo le sono grato".

"Lei mi obietterà - conclude - che talvolta sugli autobus si vedono persone i cui indumenti, atteggiamenti o la cui ebbrezza, quelle sì, dovrebbero costituire impedimento al viaggio, a differenza sua che aveva da poco concluso una giornata di lavoro, e le darei ragione ma, ancora una volta, le farei osservare che ognuno valuta il contesto, le persone e le situazioni con parametri e metriche che non sono, né potrebbero essere, uguali per tutti.

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Infine un monito ai commentatori del post contro l'azienda: "è poco rispettoso e piuttosto sgradevole (oltre che diffamatorio) riversare sull’azienda gli attacchi e le insolenze che, non certo da parte sua ma dei commentatori del post, ci sono stati rivolti. L’invito che sempre faccio a queste persone è di scrivere e reagire, nei social, come si farebbe se ci si trovasse nella vita reale, che per fortuna è un’altra cosa". 

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