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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

A febbraio debutta in sala "Piccolo corpo", il nuovo film della regista triestina Laura Samani

Uscirà il 10 febbraio distribuito da Nefertiti Film. Nato da un soggetto scritto dalla stessa Samani, da lei sceneggiato assieme a Marco Borromei ed Elisa Dondi, Piccolo corpo è una storia che parla di perdita e salvezza ambientata nel nord-est italiano d'inizio Novecento.

Piccolo corpo, primo lungometraggio della regista triestina Laura Samani, si prepara a fare il suo debutto nelle sale italiane. Distribuito da Nefertiti film, uscirà il 10 febbraio. Un traguardo importante per la regista triestina che già nel 2016 aveva presentato in anteprima a Canne Cinéfondation La Santa che dorme, il corto con cui si è diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia (Roma). Cinque anni dopo, nel 2021, Piccolo corpo è l'unico film italiano nella selezione della Semaine de la Critique.

La trama

Nato da un soggetto scritto dalla stessa Samani, da lei sceneggiato assieme a Marco Borromei ed Elisa Dondi, Piccolo corpo è una storia che parla di perdita e salvezza ambientata nel nord-est italiano d'inizio Novecento. Una "favola cruda" che racconta di una giovane donna che partorisce una bambina morta. Per evitarle il purgatorio decide di intraprendere un viaggio sulle montagne del nord, in cerca di un luogo dove, secondo le credenze del tempo, i bambini vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quanto basta per battezzarli e salvarli dal limbo.
Samani ci ricorda così che il corpo è fatto di carne e il suo viaggio e lineare, mentre il tempo dell'anima viene scandito da altre regole.

La storia del santuario della Madonna di Trava

Girato in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, il lungometraggio prende spunto dal santuario della Madonna di Trava, piccola frazione di Lauco in Carnia, dove sorge un piccolo e poco noto santuario con una storia unica. Proprio quella storia che Samani ha deciso di raccontare con le sue immagini: la chiesa è stata, per molti secoli, frequentatissima perché la gente del posto riteneva che la Madonna del Santuario concedesse un brevissimo istante di vita ai bambini nati morti, in modo che potessero essere battezzati. Il lungometraggio prende spunto proprio da questi "miracoli". Di queste madri ce n'erano molte. Accorrevano dal Friuli Venezia Giulia e non solo: molti ex voto che testimoniano questa antica tradizione sono però stati depredati, altri sono custoditi sotto chiave. 
 

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