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Foto: Aiello

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I lavoratori dello spettacolo in piazza al grido di "Reddito subito" (FOTO)

Distanziati e con la mascherina, con striscioni individuali, i rappresentanti di una delle categorie più colpite in questo periodo hanno lanciato il loro grido d'aiuto davanti al palazzo della Regione

Sono scesi in piazza davanti al palazzo della Regione, distanziati e con la mascherina, i rappresentanti dei lavoratori dello spettacolo di Trieste, una delle categorie più colpite dalle stringenti misure di contrasto alla pandemia. Non uno striscione unico per non creare assembramento, ognuno con il proprio striscione a formare la scritta “Reddito subito”, una richiesta d'aiuto per il sostegno di un comparto in grande sofferenza, proprio per le peculiari condizioni di lavoro che non permettono una ripartenza a breve. Il presidio, alla presenza di qualche decina di persone, ha avuto luogo in piazza Unità alle 10 del mattino. L'assemblea chiede misure di sostegno al reddito a questi lavoratori, per la maggior parte autonomi e con partita iva, suggerendo ad esempio di riattivare il “reddito di base” varato dalla Giunta Illy nel 2006 e di estendere il reddito di emergenza alle partite iva.

Categoria a rischio

Così ha dichiarato Carlo Visintini, tecnico audio e portavoce dell'assemblea: “Purtroppo non abbiamo prospettive certe e siamo in mano alle autorità sanitarie. Alcuni festival sono stati rimandati ad agosto o settembre ma il rischio assembramento è alto e non c'è alcuna certezza. Probabilmente saremo gli ultimi a ripartire e se non riceviamo a breve un aiuto concreto rischiamo di fare la fame. Purtroppo il nostro lavoro richiede prossimità fisica, dal microfonare gli artisti al montare i palchi siamo costretti alla prossimità con le persone. Anche in caso di riapertura la fiducia del nostro pubblico sarebbe sotto zero. Non chiediamo riaperture a rischio ma un intervento vero di sostegno, molte realtà stanno rischiando di chiudere e ogni pezzo che perdiamo lo perderemo per anni”.

Sono molte, inoltre, le realtà che non sono incluse nel Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), come i teatrini parrocchiali, quelli rionali e dei paesini sul Carso, e che soffrono di una crisi pesantissima, come hanno fatto notare i manifestanti. Secondo Visintini “Cultura e intrattenimento sono la vita civile di una società, non possiamo ridurci a lavorare, consumare e morire. Durante questo lockdown ci siamo nutriti tutti di prodotti culturali come spettacoli in streaming e serie Tv. A breve promuoveremo un'assemblea, in un luogo aperto e in sicurezza, con i lavoratori senza reddito, estesa a tutte le categorie, perché i ritardi nell'erogazione delle misure di sostegno sono un problema trasversale, che riguarda tutti”.

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